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Numismatica [1] biblica

IL DENARION

La moneta mostrata a Gesù

«Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» Matteo 22:20

καί λέγει αύτοῖς Τινος ή εἰκων αὓτη καὶ ἡ ἐπιγραφή?

 cae legi autoes Tinos ê icôn hautê cae hê epigraphê?

ASCOLTA MAT. 22:15-22 IN GRECO

Le monete a cui accennano le Sacre Scritture non sono dei semplici ritrovamenti archeologici.

Chi desidera approfondirsi nella conoscenza biblica deve saper valutare questi reperti dell'antichità non con l'occhio del collezionista, ma con quello interessato e scrupoloso dello studioso.

Esse  illustrano, confortano e talvolta arricchiscono di preziosi particolari le informazioni contenute nella Bibbia e se è vero che le verità spirituali devono essere accettate con la fede di un fanciullo, è pur sempre notevole osservare che i racconti degli uomini ispirati da Dio trovano ulteriori conferme nelle monete dei tempi biblici.

La moneta riprodotta nella foto è il dhnarion (traslit.= denarion). È ricordata spesso nel Nuovo Testamento: vedi Matteo 18:28; Marco 12:15; Luca 7:41; Apocalisse 6:6 ecc. In Atti 19:19, la parola del testo greco è arguriou (traslit.= argyriou, moneta o pezzo d'argento) e viene tradotta dramme d'argento, il termine adatto è denariii (ma secondo i commentatori il termine adatto è denarii)..[2]

Tutti gli studiosi concordano sul fatto che fu la moneta mostrata a Gesù in occasione dell'episodio del tributo a Cesare, di cui si parla in Matteo 22:15-20. Su di essa c'era l'effige dell'imperatore in carica durante il periodo in cui Gesù svolse il suo ministero terreno, ossia Tiberio.[3]

Plinio narra che il denarion fu la prima moneta d'argento [4] coniata da Roma, [5] con le sue divisioni (il quinarius [6] e il sestertius) [7] nell'anno 485 A.U.C. (Ab Urbe Condita, "dalla fondazione della Città", che corrisponde al 269 a.C.,[8] vale a dire 4 anni dopo la prima guerra punica [9]), quando l'asse fu ridotto di due once; [10]  il nuovo valore, portato a 10 volte (din) quello dell'asse (assarion),  l'unità monetaria romana, dette vita al nome din-arion. [11] Nell'anno 537 di Roma, per le sopravvenute difficoltà finanziarie causate dalle guerre contro Annibale, il valore fu portato a sedici assi, mantenendolo costantemente anche in seguito, sebbene, per catacresi [12], lo si continuò a chiamare impropriamente denarius.[13]  

Il denarion fu una delle monete più diffuse: è stata rinvenuta in numerosi esemplari e in quasi tutte le nazioni appartenenti all'impero romano.[14] Fu coniato più volte e circolò largamente nei confini imperiali, conservando la sua consistenza fino all'epoca della chiusura del canone neotestamentario (fine del I sec. d.C.).[15] Ovunque arrivassero i romani, si registrava conseguentemente un ampio flusso di questa moneta, che giunse all'apice della stabilità proprio durante il principato di Tiberio; la circolazione di questa valuta veniva favorita per incentivare la monetizzazione delle economie locali[16]. In quell'epoca, il denarion era coniato esclusivamente a Lugdunum (Lione) [17] città descritta dal geografo Strabone (Geografia, IV, 3, 2) come la più popolosa della Gallia, dopo Narbona.[18]

Schema coniazione impero romano

A partire dal 14 d.C., le monete di coniazione imperiale presentano una certa uniformità di stile e di fabbricazione, il che indica ragionevolmente che provenissero da un'unica zecca. Esistono, è vero, monete di forma e di fattura più grezza dell'ordinario, ma sono da ritenersi imitazioni non autorizzate della valuta corrente.[19] Da questo e da altri fattori, gli esperti numismatici deducono che le monete d'oro e d'argento del periodo tiberiano furono il prodotto di una sola zecca, quella di Lugdunum, come sostiene anche Strabone che nel 18 d.C. scriveva "è lì (a Lione) che gli imperatori romani coniano le loro monete d'oro e d'argento".[20]

Cartina dell'Impero Romano nel 325 d.C. Le città sottolineate rappresentano i siti imperiali di coniazione delle monete. Il quadratino in rosso evidenzia la zecca di Lione, dove veniva coniato il denarion.

Diamo ora una descrizione più dettagliata della moneta riprodotta sotto il titolo di questa scheda.

Il dritto [21] riporta l'effigie dell'imperatore Tiberio col capo coronato d'alloro, orientato verso destra e incorniciato dalla scritta:

TI    CAESAR   DIVI   AVG   F   AVGVSTVS

abbreviazioni che stanno per

Ti [berius] Caesar Divi Aug [usti] F [ilius] Augustus [22]

ossia Tiberio Cesare Augusto Figlio del Divino Augusto. Sul verso è incisa un'immagine di donna (probabilmente Livia, moglie di Augusto e madre di Tiberio) seduta su un trono dai sostegni decorati, simboleggiante la Pace (o la dea Roma, secondo altri) con i piedi su un poggiapiedi, avente un ramo d'olivo nella mano sinistra e nella destra lo scettro olimpico o una lancia a punta in giù, particolare che stava a significare che Roma privilegiava la guerra piuttosto che la pace.[23] L'immagine femminile è incorniciata dalla scritta PONTIF MAXIM (Pontifex Maximus) ovvero pontefice massimo, carica conferita a Tiberio nel 15 d.C.

Il denarion costituiva "un simbolo di potere ma anche cultuale. Simbolo di potere, in quanto era lo strumento attraverso il quale Roma imponeva la propria politica espansionistica, anche dal punto di vista valutario e fiscale". Costituiva infatti la tassa che i giudei erano obbligati a versare ai loro dominatori romani. In epoca neotestamentaria, il denarion era all'incirca il salario giornaliero di un lavoratore (Matteo 20:2, 9, 13) e la paga di un soldato romano.[24] Gesù si servì di questa circostanza per ammaestrare i discepoli intorno all'obbedienza che bisogna rendere alle autorità terrene e alle leggi dello stato, non tralasciando tuttavia di rendere il culto al Creatore di tutte le cose.

 

     
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