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Introduzione ai libri della Bibbia 

IL LIBRO DI NAUM : background storico

ANTICO MEDIO ORIENTE

L'occasione da cui scaturì il messaggio di Naum fu la prolungata oppressione degli assiri sul popolo ebreo. Il profeta esorta gli israeliti che perseverano nel servire Jahwè ad avere pazienza, perché Dio non li ha interamente abbandonati e prenderà in mano la loro causa.

Questo in sintesi l'argomento della profezia. È perciò Ninive e non Gerusalemme l'oggetto dello zelo profetico di Naum. Una breve descrizione del ventaglio di eventi in cui maturò la sua profezia servirà a comprendere il quadro storico del libro di Naum.

Nel mondo antico Ninive era una città notevole. Alcuni attribuiscono la fondazione della città e dell'impero assiro a Ninus, figlio di Belo e marito di Semiramide, ma siamo nel campo della leggenda e non della storia. Gli scrittori greci e romani la chiamavano Ninus, anche se il nome Ninive non era loro sconosciuto, come si ricava da indicazioni contenute negli scritti di Tolomeo e di Ammiano Marcellino.

Sotto il re assiro Tiglat-Pileser I (1115-1071 a.c.)  ̶  il quale,  come altri re assiri, amava  autodefinirsi " re del mondo" ̶  la città cominciò ad affermarsi. Salmaneser III (859-824 a.C.), ne fece una base per le sue operazioni militari. Possediamo ricordi scritti extrabiblici di guerre condotte da questo monarca contro coalizioni formate dal re di Siria e altri (su un monolito fatto incidere da Salmaneser III, tra i suoi nemici è citato "Acab l'israelita", a proposito della battaglia di Qarqar, svoltasi nell'853 a.C.);  altrove il re assiro si vanta di aver sottomesso anche Ieu il "figlio di Omri".

QUASI CERTAMENTE IL PERSONAGGIO RITRATTO IN GINOCCHIO DAVANTI AL RE SALMANESSER III È IEU, RE D’ISRAELE.Ninive divenne una città molto estesa: le sue possenti mura erano dotate di 1500 torri e formavano un perimetro di tre giornate di cammino. Erano alte quanto un palazzo di dieci piani e tanto larghe che potevano passarci sopra tre carri senza toccarsi, come attestano gli scrittori profani. La città fu a lungo centro catalizzatore del medio oriente e capitale dell'impero assiro. Per svariati decenni le nazioni semitiche subirono il suo influsso in molti campi, nell'arte come nella moda, nel commercio come nella religione. Le grandi arterie diramantisi dall'Egitto, dalla Persia e dall'Egeo convergevano su Ninive, rendendola una metropoli cosmopolita. Sotto Esaraddon, figlio di Sennacherib, e poi di suo figlio Assurbanipal, la città fu arricchita di edifici pubblici e palazzi, diventando forse la principale e più prospera città del tempo.

 PIANTINA DELLA CITTA' DI NINIVEGrazie agli impulsi culturali e urbanistici dei suoi sovrani, i viaggi e la ricerca aumentarono in maniera considerevole e Ninive divenne un centro di fama internazionale. La sua grandezza e la sua gloria andarono accrescendosi sempre più, parallelamente  allo splendore delle sue fortificazioni, delle sue torri, delle sue strade, dei suoi palazzi e dei suoi templi, a cui naturalmente concorsero i tributi dei popoli assoggettati.

Appena gli assiri ebbero esteso il loro territorio a nord, a est e a ovest, rivolsero la loro attenzione al sud. Innanzitutto, volevano entrare in possesso dei litorali  fenici e quindi acquisire il controllo di quella nazione molto prospera dal punto di vista mercantile. L'altra loro meta ambita era l'Egitto, le cui ricchezze e popolarità li attirava fortemente. La prima volta che un esercito assiro mise piede in terra israelita fu quando il re Pul invase Samaria.

Sotto il re Acaz e poi sotto Ezechia, Giuda divenne un protettorato del regno assiro a cui ogni anno bisognava pagare un forte tributo. In seguito Ezechia si ribellò, provocando una spedizione militare di Sennacherib nel 701 a.C. 

Ezechia procedette subito ad avviare un programma di militarizzazione del territorio di Giuda, preparandosi alla guerra e prendendo le dovute misure contro un eventuale assedio di Gerusalemme; intensificò la produzione bellica, predispose depositi per i generi alimentari e ricoveri per gli animali, costruì un condotto sotterraneo per l'acqua e rinforzò le murazioni, specialmente quelle di Millo, la cittadella fortificata (2 Cronache 32:1-8). Perché ci fu questa ribellione di Ezechia? Gli studiosi pensano che essa sia collegata in qualche modo alla sua infermità. Era stato gravemente ammalato e probabilmente la situazione gli era sfuggita di mano, di modo che i suoi principi ritennero di fare cosa buona alleandosi con l'Egitto contro l'Assiria. È anche possibile che la fazione anti-assira del suo governo gli abbia fatto tanta pressione da spingerlo ad allearsi con l'Egitto. Comunque siano andate le cose, la decisione di ribellarsi al re assiro era stata presa e non c'era altro da fare che prepararsi allo scontro con Sennacherib.  

Le truppe assire invasero il paese, conquistando 46 città fortificate tra le quali Lachis, ma Gerusalemme riuscì a evitare questa sorte grazie all'intervento di Dio nell'accampamento assiro (2 Re 19:35). Giuda smise di essere sottomessa all'Assiria e Sennacherib, ritornato a Ninive, fu assassinato.

La riconquistata autonomia politica del regno di Giuda non durò a lungo; sotto Manasse, figlio di Ezechia, Esaraddon Il (681-668), succeduto a Sennacherib, dopo vari successi militari (prese anche la città di Sidone, che apportò a Ninive un ricco bottino) riaffermò nuovamente la supremazia assira nell'area mediorientale, fino alla regione sud-palestinese, dopo soli 4 anni di assenza da questo  scacchiere.

Il prismoide fatto incidere dal re, il cosiddetto prisma di Esaraddon riporta una lista di re e dei rispettivi territori del paese di Hatti, che inizia proprio coi nomi di Baal re di Tiro e di «mMe-na-si-i  šar  ālu la-u-di» (Manasse re di Giuda, tradotto dai caratteri cuneiformi traslitterati), seguiti dai nomi dei re di Moab, di Gaza, di Ascalon, di Ashdod e di Cipro.  Dopo varie campagne militari, nel 668, mentre andava a reprimere una rivolta scoppiata in Egitto, Esaraddon morì. Prima di morire, nominò Assurbanipal quale erede al trono, affidando all'altro suo figlio, Shamash-shum-ukin, il vicereame di Babilonia.

È in questo contesto che va inquadrata la profezia di Naum. Appena insediato, Assurbanipal volle portare a termine la spedizione contro l'Egitto avviata dal padre. Lungo il viaggio ricevette l'omaggio di 22 re tributari - in gran parte gli stessi menzionati da Esaraddon - che gli fornirono uomini e imbarcazioni. Frattanto, Tiraca, re di Kush e d'Egitto, mosse contro di lui e avanzò fino a Menfi, ma poi si ritirò nella sua roccaforte di Tebe, dalla quale fu costretto a fuggire, riparando più a sud.  Ciò diede campo libero ad Assurbanipal che, nel 663 a.C., conquistò anche Tebe capitale dell'Alto Egitto, ritenuta allora inespugnabile, stabilendo l'egemonia assira in territorio egiziano. Successivamente, il re assiro inviò un contingente militare anche a Elam, un paese a est del Tigri che era già stato oggetto dell'interesse di Tiglat-Pileser III, abitato da un popolo potente e ben organizzato. Le cronache assire riportano che Assurbanipal alla vigilia della campagna pregò solennemente la dea Ishtar, la quale per incoraggiarlo apparve in visione a un veggente, garantendo la vittoria all'esercito assiro. Sicuro del successo, Assurbanipal si spinse fino alle mura di Susa, capitale del regno elamita (l'antica Persia).

BASSORILIEVO PROVENIENTE DA NINIVE IN CUI È RAFFIGURATO ASSURBANIPAL IN ATTEGGIAMENTO FESTOSO, INSIEME ALLA SUA REGINA, NEI GIARDINI REALI. IL RIQUADRO ROSSO EVIDENZIA UNA TESTA MOZZATA APPESA A UN ALBERO, CHE POTREBBE ESSERE QUELLA DEL RE DI ELAM, DATO CHE IL BASSORILIEVO COMMEMORA LA VITTORIA SUGLI ELAMITI.Qui, sulle rive dell'Eulaeus (il fiume Ulai citato in Daniele 8:2) nel 655 a.C. condusse una battaglia decisiva contro il ribelle Teumann, in cui gli elamiti furono totalmente annientati. Per celebrare la sua vittoria, Assurbanipal disse: "Ho mozzato la testa di Teumann, il loro re, il ribelle che aveva tramato il male. Gli ho ucciso con le mie mani un gran numero di guerrieri, ho catturato vivi i suoi soldati e, come spine e cardi, ho riempito i sobborghi di Susa coi loro cadaveri; ho fatto scorrere il loro sangue nel fiume Ulai, arrossando le sue acque come si fa con la lana".                              

Un potere così feroce e tirannico non poteva non essere visto con l'odio più intenso da tutte le nazioni e sebbene, a quanto sembra, durante l'arco della vita di Naum, Giuda non abbia sofferto per mano assira più di altre nazioni, il profeta era sufficientemente a conoscenza del trattamento che l'Assiria riservava alle altre nazioni.

Dopo  Asshurbanipal, il potere assiro cominciò a traballare. Gli succedettero Asshur-etil-ilani (626-ca. 620) e poi Sin-shar-ishkun, il Saracos dei greci (ca. 620-607) entrambi sovrani alquanto deboli: dei loro regni ci sono pervenute solo 3 o 4 brevi e scarne iscrizioni. Con loro ebbe inizio la parabola ascendente della grande Ninive e dell'impero assiro.

A quel tempo, Babilonia era sotto il dominio del caldeo Nabopolassar (625-605), padre del più famoso Nebucadnetsar. Nabopolassar vicerè di Babilonia, sotto Assurbanipal e poi sotto Asshur-etil-ilani, in seguito a una rivolta, avvenuta probabilmente nel 612 o 611, tradì il suo sovrano Sin-shar-ishkun, unendosi alle forze dei ribelli e proclamando successivamente l'indipendenza di Babilonia (cfr. Abdia 1:6). L'esatto sviluppo degli eventi che poi condurranno alla distruzione di Ninive non è del tutto chiaro. Erodoto narra che il re Fraortes, o Fravartis, tentò di assediare Ninive, nel 635 a.C., ma restò ucciso. Anche suo figlio Ciassare cercò di invadere il regno e, stando a Erodoto, stava per dare inizio all'assedio di Ninive (ca. 624 a.C.) quando fu costretto a desistere, perché dovette correre in soccorso della sua terra, che  era stata invasa dagli Sciti. Dopo il ripiegamento degli sciti, Ciassare riprese l'antico progetto di espugnare le fortezze nord-assire e di travolgere Ninive la quale, qualche anno dopo, fu conquistata (Erodoto, I, 106).

Sulla fine dell'impero assiro abbiamo alcune notizie provenienti da un'iscrizione in basalto di Nabuna'id (Nabonide), l'ultimo re nativo di Babilonia (555-538 a.C.), rinvenuta nel 1895 a Hillah (Babilonia). Da questa epigrafe sembrerebbe che intorno al 609 il re assiro Sin-shar-ishkun, abbia invaso Babilonia allo scopo di ripristinarvi il suo predominio e che Napopolassar sia stato soccorso dalle Umman-manda, popolazioni menzionate spesso a proposito dell'invasione dell'Assiria. Secondo le parole fatte incidere da Nabonide, Marduk (ossia Merodac, il dio supremo di Babilonia) convocò in suo soccorso "il  re degli Umman-manda", che "come un' inondazione" distrusse tutti i templi, lasciando desolate le città.

Non possediamo informazioni più dettagliate sulla sorte di Ninive; è però certo il dato secondo il quale al massimo intorno al 607 la città fu distrutta. Le sue imponenti fortificazioni a nulla valsero per difenderla, i suoi edifici, costruiti con mattoni non cotti, divennero una massa di argilla morbida, trasformandosi nel tempo in enormi cumuli ricoperti di vegetazione, al punto che due secoli dopo (nel 401 a.C.), Senofonte, passando per il suo antico sito, riuscì solo ad avere notizia che lì vi era stata una città un tempo inattaccabile, ma che "avendo Zeus reso insensati i suoi abitanti, era stata espugnata".


Gli assiri erano dediti soprattutto alla pastorizia e alla guerra; la radice del loro nome deriva da Assur, uno dei figli di Sem; Assur era  anche la malvagia divinità mesopotamica che essi adoravano.

Secondo la Bibbia Ninive fu fondata da Nimrod (Genesi 10:8-11; cfr. Michea 5:5 e l'evidente origine semitica del nome, cfr. Jackson M. S., The New Schaff-Herzog Encyclopedia of Religious Knowledge, vol. 1, pag. 325), che si suppone sia stato il primo re della terra. Cfr. Stackhouse T., A History of the Holy Bible, pag. 122. Ninus non sarebbe altro che il simbolo di Ninive, come Romolo lo è di Roma. Cfr. Schmitz L., A manual of ancient history, pag. 72.

Cfr. Blenkinsopp J., A history of prophecy in Israel, pag. 67. La prima colonna del prisma di Sennacherib inizia con l'intestazione "Sennacherib, il gran re, il potente re del mondo...". Su questo prisma Sennacherib riferisce di aver fatto di Ninive la capitale del suo regno.

Nelle iscrizioni in caratteri cuneiformi incise sull'obelisco nero, Salmaneser dichiara: "Ho ricevuto omaggio da Ieu, figlio di Omri - argento, oro, piatti e coppe d'oro, vasi in oro di fogge diverse e scettri per la mano del re".  Walwoord F. J., Zuck B. R., Investigare le Scritture, vol. 1, pag. 1565. Cfr. Myers, Allen C., The Eerdmans Bible Dictionary, pag. 658.

È stato stimato che nell'antica Mesopotamia in una giornata di cammino si poteva arrivare a percorrere circa 24 km. Per dettagli planimetrici su Ninive, Buckingham S. J., The Buried City of the East: Nineveh, pag. 29. Il prisma di Sennacherib, nelle righe 58 a 64 della settima colonna, riporta che "nei tempi passati, il sito di Ninive misurava 9300 cubiti (circa 5 km) di circonferenza" che però Sennacherib ampliò portandolo a 21.815 cubiti (circa 12 km) . Luckenbill D. D., The Annals of Sennacherib, pag. 111. Cfr. Bromiley W. G., The International Standard Bible Enciclopedia fully revised, vol. 4, pag. 342. Vedi Giona 3:3.

Ashur-bani-apal, "Ashur crea un figlio". Secondo gli studiosi, era il Sardanapalo dei greci e sarebbe da identificare anche nel grande e nobile Osnapar al quale accennano i samaritani nella loro lettera ad Artaserse (Esd. 4:10). La storia lo descrive come uomo colto (fondò una biblioteca) ma anche libertino e lussurioso. Cfr.  Murison, R. G., Babylonia and Assyria, a sketch of their history, pag. 50 e Gosse, H. P., Assyria: her manners and customs, arts and arms: restored from her monuments, pag. 32. Regnò sull' Assiria dal 668 al 626 a. C. e fu l'ultimo membro della dinastia fondata da Sargon nel 721 a.C. Come suo padre Esaraddon (681-668 a. C.) e suo nonno Sennacherib (705-681 B. C.) impiegò gran parte del suo regno in campagne militari, intraprese principalmente per consolidare l'impero ereditato, più che per ampliarlo. Lau J. R., The Annals of Ashurbanapal, pag. V, dall'introduzione.

Ossia Tiglat Pileser III (744-727 a.C.). Cfr. 2 Re 15:19. Nelle iscrizioni assire ricorre solo il nome Tiglat Pileser, ma nella lista dei re babilonesi è chiamato Pu-lu. Gli studiosi ritengono che si tratti del re di Ninive al tempo della predicazione di Giona. Clarke A., The Holy Bible, vol. 2, pag. 531.

Quando Ezechia salì al trono, nel 715 a.C., la potenza assira era all'apice dello splendore.

Giuseppe, Ant. Giud., X, 1 e segg. Fu nel mezzo di questo sconvolgimento politico che Merodac-Baladan mandò dei messaggeri a Ezechia per congratularsi con lui della sua guarigione (2 Re 20:12-19; Isaia 39:1-8). Probabilmente, scopo recondito dell'ambasciata babilonese era quello di coalizzarsi con Ezechia nella lotta contro l'Assiria, a quel tempo temibile tanto per i babilonesi che per il regno di Giuda.

Lachis, all'epoca la seconda città più grande della Giudea dopo Gerusalemme, divenne il simbolo della lotta tra assiri e i giudei ribellatisi all'oppressore assiro. La città cadde nel 701 a.C. sotto il peso dell'assalto assiro e il suo assedio nei suoi dettagli sanguinosi fu ricordato su dei bassorilievi fatti incidere da Sennacherib e collocati nel palazzo del sovrano a Ninive. Cfr. i saggi di Shea H. W., Sennacherib's description of Lachish and of its conquest e di Millard R. A., Sennacherib's attack on Ezekiah.

Alcuni hanno congetturato che l'angelo di cui parla 2 Re 19:35 (nel testo originale la parola è רוּחַ ruach, spirito) sia il simoom, un vento estremamente caldo (la sua temperatura può raggiungere anche 55°), secco e di breve durata, che ha ucciso diverse persone con i colpi di calore e la disidratazione che provoca. Deriverebbe dall'arabo samma, che significa veleno. Cfr. Stackhouse T., The History of the Bible, vol. 2, pag. 634-635.

Fu assassinato dai suoi figli Nabu-sharru-user (Sareser) e Urdi-mulissi o Urdamane (Adrammelec). Probabilmente fu la stessa spietatezza di Sennacherib, non più tollerata neanche dai suoi familiari, a decretarne la morte (Isaia 37:38), avvenuta nel 681 a.C. Driver R. S., The Minor Prophets, pag. 5.

Rinvenuto a Ninive nell'anno 1927-1928.

Nome che designa le popolazioni abitanti le terre dell'oltreEufrate. Cfr. Liverani M., International Relations in the Ancient Near East, 1600-1100 BC, pag. 28. Comprendeva approssimativamente le attuali Anatolia e Turchia, nazioni che costituirono l'antico impero di Sargon di Akkad (2300 a.C.), successivamente (200-1700 a.C.) assorbito dagli Ittiti indo-europei. Per gli assiri l'espressione "la terra degli Ittiti" includeva tutta l'Asia occidentale, comprese Palestina, Fenicia e le nazioni confinanti.  Driver R. S., Authority and Archælogy, sacred and profane, pag. 84 e Driver R. S., The Minor Prophets, pag. 5.

Thompson C. R., The prisms of Esarhaddon and Ashurbanipal found at Nineveh, pag. 25.

 È tuttavia incerto se Tebe sia caduta proprio in quell'occasione in mano assira.

La cattura dell'antica e splendida capitale dell'Alto Egitto è menzionata da Naum in 3:8-10. Per commemorare la circostanza Assurbanipal fece scolpire queste parole: "Ho conquistato tutta la città...argento, oro, pietre preziose, tutti gli arredi dei suoi palazzi, vesti colorate, lino, magnifici cavalli, schiavi, uomini e donne, due grandi obelischi di scintillante bronzo pesanti 2500 talenti; ho scardinato le porte del tempio e le ho portate in Assiria. Ho condotto con me gran quantità di spoglie di inestimabile valore..."

Era uno dei nomi del pianeta Venere. Langdon S., Tammuz and Ishtar, pag. 56. Nel tempo, gli assiri e i babilonesi la identificarono con altre divinità, come Ninni, Nana, Anunitum, e Belit. Ecco l'estratto di un brano facente parte di una delle invocazioni elevate a questa dea, tratta da Horne C.F., The Sacred Books and Early Literature of the East, vol. 1, pag. 422: "Io prego  te, signora delle signore, dea delle dee. O Ishtar, regina di tutti i popoli, colei che dirige la razza umana. Oh Irnini, tu che sei innalzata, signora degli spiriti del cielo. Tu sei potente, tu hai potere supremo, sia esaltato il tuo nome! Tu sei la luce del cielo e della terra, o valorosa figlia del dio della luna!".

Cfr. Ezechiele 32:24. Questa guerra, il successivo trionfo e le torture inflitte all'inveterato nemico elamita di Assurbanipal, il re Teumann,  e ai prigionieri costituirono il tema delle sculture che adornavano il palazzo di Assurbanipal. Per maggiori dettagli sulla battaglia di Assurbanipal contro gli elamiti, cfr. Russell M. J., The Writing on the Wall, pag. 159, Smith G., The History of Assurbanipal, pag. 140 e segg. e Maspero G., The Passing of the Empires, pag. 404 e segg.

Gli assiri erano un popolo crudele, spietato in battaglia e verso i vinti, tristemente famoso per le sue terrificanti stragi e per le barbariche distruzioni. Gli eserciti niniviti calpestavano i raccolti, mettevano a ferro e fuoco i villaggi, ammazzavano i bambini sbattendoli contro le rocce e razziavano tutto ciò che trovavano sul loro cammino. I re assoggettati erano imprigionati e appesi in delle gabbie davanti alle porte della grande città assira (cfr. Ezechiele 19:9) e i simulacri degli dèi locali adornavano i suoi templi come trofei. Anche Manasse re di Giuda dovette provare di persona la spietatezza assira, come possiamo dedurre da 2 Cronache 33:11-12. Sulla ferocia in guerra degli assiri si veda il breve saggio di Belibtreu E., Grisly Assyrian Record of Torture and Death e si cfr. anche, in JOURNAL OF BIBLICAL LITERATURE, vol. 125 n°2, estate 2006, il saggio di Lemos T. M., Shame and Mutilation of the Enemies in the Hebrew Bible. Assurbanipal mostrò una barbarie inaudita verso i vinti. Esponeva i prigionieri in gabbie al pubblico ludibrio, oppure li costringeva a portare in processione le teste mozzate dei compagni giustiziati o li scorticava vivi. È stato rinvenuto un bassorilievo in cui sono raffigurati Assurbanipal e sua moglie Ashursharrat mentre festeggiano nel giardino reale mentre sopra di loro si vede la testa mozzata di Teumann appesa a un albero. Driver R. S., The Minor Prophets, pag. 8; Maspero G., The Passing of the Empires, pag. 413; Smith G., The History of Assurbanipal, pag. 144.

Cfr. Maspero G., The Passing of the Empires, pag. 482; Jackson M. S., The New Schaff-Herzog Encyclopedia of Religious Knowledge, vol. 1, pag. 332.

Erodoto, Storie I, 103.

La stele, che attualmente si trova nel museo di Istanbul, riferisce che nel suo terzo anno  il re ricostruì il tempio di Sin, dio lunare, ad Harran, che i Medi avevano distrutto 54 anni prima, cioè il 607.

L'espressione Umman-manda è un etnonimo. Significa orde o truppe dei Manda. I Manda erano un insieme di popoli che durante i secoli VIII, VII e VI avanti Cristo furono per le nazioni dell'Asia anteriore quello che mille anni dopo rappresentarono i Vandali, gli Unni e i Goti per l'impero romano. Come loro, arrivavano dalle steppe della Russia meridionale e dalle regioni circostanti il mar Caspio, saccheggiando, imponendo tributi e distruggendo. Nelle iscrizioni assiro-babilonesi sembra si intendano sotto il nome di Umman-manda due nazioni diverse, cioè i Manda propriamente detti, venuti dal nord attraverso la Media, indicati da Erodoto col nome di Sciti, e i Gimirrai, che Erodoto chiama Cimmerii e che corrisponderebbero (cfr. 1 Cronache 1:6) ai biblici figli di Gomer. Schiaparelli V. G., Scritti sulla storia della astronomia antica, volume 3, pag. 215. Cfr. Gelb J. I., Thorkild J., Benno L., Oppenheim A. L.,  The Assyrian Dictionary of Oriental Institute of the University of Chicago, pag. 19. Per le ipotesi formulate sui popoli compresi in questo etnonimo e sul termine in generale, Adali S. F., Umman-manda and its Significance in the First Millennium B.C. e in The Journal of Hebrew Scriptures, l'ottimo saggio di Pinker A., Nahum and the Greek Tradition, pag. 3 e 11.

Cioè Ciassare, combinando questo racconto con le parole di Erodoto; secondo lo storico, i Medi furono i distruttori di Ninive ma, probabilmente, siccome il termine Umman-manda è vago, si vedano le due note precedenti.

Haupt P., Xenophon's Account of the Fall of Nineveh.

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