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Di Iorio Ugo (1931 - 1978)

Ugo Di IorioUgo Di Iorio nacque a Napoli il 31 gennaio 1931. Primo di cinque figli, subì la perdita prematura del padre e, dopo qualche anno, della madre. Orfano in giovane età, fu cresciuto dagli zii che abitavano nello stesso stabile e dove si guadagnava da vivere facendo l'orologiaio nel sottoscala.

Prestò servizio militare nell'aeronautica a Villafranca, dove imparò a fare l'elettricista installatore. Lì ebbe anche modo di imparare la lingua inglese che da credente gli sarebbe stata utile per studiare libri biblici, all'epoca pochi, e tradurre predicatori stranieri.

L'unico annuncio della Parola di Dio che ebbe furono le parole di Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muoia vivrà" trasmesse alla fine di un film al cinema. Per anni si chiese dove fosse contenuta quella toccante affermazione.

Dio aveva in ogni caso un suo piano per questo giovane di ventidue anni. Nell'estate del 1952, infatti, suo cognato Raffaele Mandato conobbe l'Evangelo attraverso la testimonianza di un credente napoletano e subito fu curato spiritualmente dai credenti che frequentavano la casa dell'indimenticabile Aurelio Pagano, principale collaboratore del pastore locale. In quell'abitazione portò Ugo che il Signore toccò durante una preghiera in cui "Giannina" Pagano citò a memoria Isaia cinquantatré e lo stesso pianse dirottamente comprendendo che erano i "suoi" peccati quelli per i quali soffrì Gesù.

Subito dopo la salvezza, colloquiando col pastore S. Anastasio, si rese conto che non era giusto continuare nell'ormai lungo fidanzamento con Teresa Mandato nel frattempo pure convertitasi. Presentò, perciò, domanda per un lavoro in un'industria che però non necessitava d'operai come gli aveva riferito il cognato. Lo trovò invece, miracolosamente, in una vicina industria metalmeccanica compilando la richiesta con uno scritto che terminava: "Dio vi benedica". Il Direttore chiese chi aveva scritto la domanda e dove aveva svolto il servizio militare; appreso che aveva fatto l'aviere e imparato lì a fare l'elettricista, lo assunse. Poté così finalmente sposarsi e avere una numerosa e allegra famiglia di sei figli, tre dei quali impegnati nell'Opera del Signore seguendo il suo esempio.

Dotato di un grande amore per la Parola, fu attivo nell'evangelizzazione e visite alle chiese della provincia accompagnandosi di solito con credenti più anziani di lui. Aveva uno spirito allegro e una conversazione piacevole, ma il gran timore di Dio che lo animava lo faceva essere sempre sobrio nella vita cristiana. Ormai quarantenne, fu eletto nel Consiglio della Chiesa di Napoli - Materdei e poi chiamato a pasturare il nascente gruppo d'Arzano. La comunità crebbe con la testimonianza personale dei credenti e l'evangelizzazione organizzata con riunioni settimanali nelle famiglie. Il fratello G. Costanzo, che gli successe dopo la sua morte prematura, ritrovò appunti che programmavano questo tipo di riunioni oggi molto usate col nome di < incontri per cellule>.

Il lavoro spirituale non gli fece mai trascurare il doppio impegno nella fabbrica e a casa come orologiaio. Mantenne così gli studi ai figli e lo stesso fece dopo il primo infarto da cui si era ripreso completamente, come confermato persino in un controllo medico qualche giorno prima della morte.

Dio lo voleva in ogni modo in Cielo e a questo lo aveva preparato tanto che era il suo argomento preferito e lo anelava. Il giorno primo della dipartita consegnò alla moglie una lettera per il figlio primogenito Davide, già pastore. All'obiezione della consorte sul perché non potesse spedirla lui, rispose: "Te ne occuperai tu". Conteneva esortazioni a proseguire nell'impegno per l'Opera di Dio e allusioni all'imminenza della sua fine percepita, diceva, come gli apostoli Pietro e Paolo.

A quarantasette anni, Il 16 aprile 1978, predicò nell'amata Chiesa di Arzano il testo biblico: "Rallegratevi perché il vostro nome è scritto nei cieli". Tornato a casa, terminato di pranzare, fu stroncato nel suo letto da un secondo infarto cardiaco abbracciando la moglie e dicendo semplicemente: "Gesù".

Il suo semplice esempio di fede è ancora oggi ricordato da chi lo ha conosciuto.

     
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