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Data di pubblicazione : 24/02/2013


I benefici dell'afflizione

di John Newton

 

John Newton

«Gentile signora, spesso ho predicato ad altri quale privilegio risieda nell'afflizione, ma la mia vita personale, per molti anni, è andata così liscia e le mie prove - ne ho avute anch'io - sono state così relativamente poche e leggere, che mi sembrava di parlare meccanicamente di un soggetto del quale non avevo una corretta cognizione. Malgrado ciò, le molte esperienze negative subite del mio povero e sofferente popolo e la capacità concessami dal Signore di essere solidale con loro nelle difficoltà, ha fatto dell'afflizione uno dei miei soggetti preferiti e più ricorrenti nel mio ministero in loro favore. I vantaggi dei dispiaceri, quando il Signore si compiace di servirsene per il bene del suo popolo, sono molteplici e abbondanti. Permettetemi di menzionarvene qualcuno e il Signore conceda che tutti noi possiamo constatare questi benedetti vantaggi nella nostra vita, a mezzo delle prove a cui Lui gradisce destinarci. 

Innanzitutto, le afflizioni stimolano la preghiera: dobbiamo purtroppo ammettere che è così. L'esperienza ci insegna che una vita confortevole e agiata, non colpita da dolorose trasformazioni, tende disgraziatamente a renderci freddi e superficiali nell'attuazione del nostro culto privato, mentre le difficoltà tengono desti i nostri spiriti e ci costringono a invocare seriamente il Signore, quando sentiamo la necessità di quell'aiuto che possiamo ricevere solo da Lui.

Sono utili, e in una certa misura necessarie, per mantenere vivo in noi il pensiero della vanità e dell'inconsistenza della vita presente e di tutti i piaceri che offre. Servono a ricordarci che questo non è il nostro riposo e a farci volgere la mente verso l'alto, il luogo in cui si trova il nostro tesoro, e col quale dovremmo avere maggiore familiarità. Quando tutto va a gonfie vele, i nostri cuori sono troppo propensi a dire "è buono rimanere qui".

Forse, se Mosè avesse cercato di condurre Israele in Canaan ai giorni di Giuseppe, non sarebbero venuti via dall'Egitto. Al contrario, le pene subite fino a quel momento resero benaccetto il suo messaggio. Così il Signore, per mezzo di sofferenze, malattie e delusioni, frantumando le nostre cisterne e seccando i nostri otri, fiacca il nostro attaccamento a questa vita e rende più desiderabile e più spontaneo il desiderio di lasciarla».

 

Tratto e tradotto a cura di Ciro Izzo, da Cardiphonia or, The Utterance of  the Heart, (lettera V del Dicembre 1776) di John Newton (1725-1807). 


 

     
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