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Data di pubblicazione : 14/02/2013

 

Picchiato per aver predicato tra i negri

 

Fred Francis BosworthLettera scritta da Fred Francis Bosworth (1877-1958) a sua madre, nel 1911

 Dallas, Texas, 21 agosto 1911.

Cara madre e tutti voi:

stamattina, con grande gioia, ho ricevuto la lettera tua e quelle di Bert e Bertha, alle quali mi accingo a rispondere subito, per risparmiarvi inutili timori sul mio stato di salute. Quando ti scrissi da Calvert, mentre me ne ritornavo a casa, iniziai una lettera nella quale vi raccontavo dell'aggressione ma poi, pensando che avrebbe potuto mettervi in agitazione, la strappai e ne scrissi un'altra in cui non facevo cenno del pestaggio subito. Lo feci solo per evitare di preoccuparvi. Non ho letto nessun articolo a proposito di questo accanimento, quindi non sapendo cosa diceva il giornale, mi farebbe piacere che tu me ne mandassi una copia. L'altro ieri venni a sapere che lo riportava uno dei quotidiani locali e mi misi a cercarlo, ma senza successo.

Al raduno (pentecostale) annuale negro svoltosi a Hearne, i credenti di colore hanno allestito una sorta di padiglione (un prolungamento della loro tenda) per accogliere i bianchi di Hearne che desideravano ascoltare la loro riunione. Il pieno vangelo non era mai stato predicato ai bianchi di  Hearne e così, oltre a questo padiglione, tutt'intorno alla tenda si vedevano automobili, carrozze e molti bianchi in piedi, intervenuti per ascoltare la predicazione e le testimonianze dei credenti di colore lì radunati. Molti bianchi hanno mostrato profondo interesse  per l'ammaestramento e alcuni di loro non vollero farsi avanti per chiedere il battesimo ai responsabili di colore. Gli stessi bianchi hanno suggerito loro di inviare qualche insegnante pentecostale bianco che li ammaestrasse a tal proposito. E così, per venire incontro alla richiesta di questi cittadini bianchi, hanno mandato me. Ovviamente ho accettato e, giunto al meeting il sabato sera, ho predicato a due gremite assemblee, una bianca e l'altra di colore. Dio mi ha accordato una insolita franchezza e benedizione nell'insegnare e spiegare le verità sulle quali è fondato questo movimento, concedendo a entrambe le platee di ricevere la verità con grande entusiasmo. Quella notte ero stanco e pensavo che non sarei riuscito a predicare, ma il popolo lo richiedeva e allora Dio mi ha unto per quello scopo. Mentre stavo per passare la notte insieme a un altro predicatore bianco, anch'egli presente a quel raduno, siamo stati aggrediti da alcuni teppisti, uno dei quali aveva una rivoltella (lui e gli altri inveivano contro di noi per essere stati in quel luogo, fatto che, a loro dire, li aveva messi alla stregua dei "dannati negri") e sembrava determinato a ucciderci sul posto. In quel momento Dio  è stato con me: con estrema freddezza dissi loro che avevo fatto la volontà di Dio come meglio sapevo fare, che ero pronto a morire e che non avrei offerto resistenza ad alcuna cosa che Dio avesse permesso loro di fare (le parole non sono state proprio queste), ma che se loro erano d'accordo, avrei voluto dire poche parole di spiegazione, prima di essere assassinati.  Inizialmente non volevano, ma poi mi hanno permesso di parlare. Ho detto loro che non era stata mia intenzione metterli sullo stesso piano di nessuno, ma che era stata la stessa popolazione bianca a inviarmi per aiutarli, che avevo fatto il meglio che potevo e che ero disposto ad accettare tutto ciò che Dio avrebbe permesso. Dopo questo chiarimento, hanno deciso di non ucciderci, insistendo però che prendessimo il primo treno in partenza; così sono andato alla biglietteria della stazione a comprare il biglietto per Dallas, intanto che l'altro fratello si preparava la valigia. Mentre aspettavo il treno, una folla di circa 25 persone mi ha portato in un angolo della stazione, colpendomi con pugni e pestandomi con pesanti bastoni di legno con tutta la forza, imprecando e intimandomi di non predicare mai più in quella città. Mentre mi picchiavano (i bastoni erano i remi di una barca) non opponevo alcuna resistenza, ma mi affidavo a Dio chiedendogli di non permettere che i colpi mi spezzassero la colonna vertebrale. Dio è stato meravigliosamente al mio fianco e nessun osso mi è stato rotto, eccettuata una leggera frattura al polso sinistro. Quando hanno smesso di prendermi a randellate, mentre mi rialzavo, hanno iniziato quelli senza bastoni, che mi gettavano a terra, prendendomi a pugni in testa. Sono caduto diverse volte, ma non ho perso conoscenza neanche un momento, e questo è un vero miracolo della provvidenza di Dio. Alla fine, non mi hanno permesso di prendere il treno lì, ma ho dovuto percorrere nove miglia fino a Calvert, dove la domenica alle due del pomeriggio ho preso il treno per casa. Durante il pestaggio la sofferenza era stata terribile ma appena hanno finito, ho spostato lo sguardo dalle ferite e dai lividi su Dio, che mi ha tolto ogni dolore e ha messo la sua potenza e la sua forza su di me, al punto che ho potuto portare una pesante valigia per le oltre 9 miglia di tragitto. Non ho mai provato il più piccolo moto d'ira né alcun sentimento astioso verso quegli uomini che mi hanno picchiato così brutalmente e il cammino verso Calvert, alla luce della luna, è stata l'esperienza più sublime della mia vita. Il Signore mi ha donato un meraviglioso spirito d'intercessione per quelle persone affinché fossero perdonate e preparate per la sua venuta. La mia carne era stata ridotta in poltiglia dalla schiena alle ginocchia, ma non sentivo alcun dolore. Altri, quando hanno visto le ferite che avevo su tutto il corpo, si sono spaventati, hanno avuto un collasso e hanno pianto, ma io non ero affatto preoccupato, non avevo paura e non ero nemmeno stanco.  Dio era stato prezioso con me, da quando lo avevo ringraziato tante volte per avermi fatto gustare la "comunione delle sue sofferenze". Se quel pestaggio fosse stato conseguenza di qualcosa di irresponsabile che avevo fatto o del non essermi attenuto al suo dolce messaggio, ne sarei stato molto addolorato, ma siccome era avvenuto chiaramente per aver ubbidito nel predicare il suo vangelo ad ogni creatura, mi dava grande gioia aver avuto quella che era stata un'esperienza comunissima per i primi cristiani. Sentivo come se avessi fatto un ulteriore passo in avanti nella vita cristiana. Dio si era già servito di una simile esperienza, rendendola un motivo di benedizione per tanti, e avevo letto alcune delle più belle lettere del popolo di Dio.

Non preoccuparti, perché ora non stiamo predicando ai credenti negri e non lo faremo in futuro, a meno che Dio non ci guidi in maniera chiara a farlo, come quando ci mandò a Queen City e in altre parti di Dallas. Allora Egli pose il suo sigillo, salvando e guarendo molti, e battezzando 225 persone nello Spirito Santo. Fu l'opera più rapida e più profonda di cui abbia notizia. Non siamo noi a portare avanti i nostri piani, ma attendiamo Lui. Abbiamo appena spostato la nostra tenda dalle vie Weaskell e State all'angolo di East Side e Washington Avenue.  Ieri è stata la nostra prima serata in questa zona nuova: la tenda era quasi piena e l'attenzione del pubblico è stata particolare. Pregate che Iddio qui ci faccia fare una potente campagna evangelistica. Dalla tenda è facile trasferirci in qualche casa, dove poter soggiornare qualche giorno. Vivian è tanto cara e dolce. A volte, Dio le mette sul cuore il vero peso delle anime e, in quell'occasione, lo Spirito intercede attraverso di lei in lingue. Con noi c'è il fratello Graves (Fred A. Graves). E' appena arrivato da Z.C. (Zion City, nell'Illinois) il giornale con la notizia della mia aggressione. I fatti non sono andati proprio così. Sul mio volto non ci sono graffi, la testa in più punti è piena di ematomi, ma sul viso non ho alcun segno. Mi piacerebbe essere a casa per vedervi tutti. Qui siamo tutti allegri nella volontà di Dio. Preferisco rimanere fedele avendo qualche leggera tribolazione ora, che non vincere e passare per l'imminente grande tribolazione. Gloria a Dio perché sono deciso a permettere che il piano di Dio si adempia nella mia vita.

Con grande amore per tutti, tuo devoto figlio Fred.

 

Tratta dalla rivista Heritage del Flower Pentecostal Heritage Center, VOL. 6, NO. 2, estate 1986, e tradotta da Ciro Izzo.

 

 


 

     
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