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Data di pubblicazione : 16/08/2013

 

IL RISVEGLIO DI AZUSA STREET

Stanley M. Horton

SECONDO STANLEY HORTON

  

Los Angeles, circa 1920. Harry S. Horton, padre dell’autore del presente articolo, coi suoi figli all’epoca in cui guidava la Upper Room Mission. Stanley M. Horton è il bimbo seduto al centro.I miei primi ricordi mi riportano ai canti di gioia, agli Alleluia gridati e alle tante preghiere in una sala al piano superiore di una strada di Los Angeles. Lì si incontravano un gruppo di persone, frutto dell’esplosione pentecostale che ebbe luogo in una missione al 312 della Azusa Street di Los Angeles, in California. 

 Nel 1905, alcuni anni prima che io comparissi sulla scena, il dr. Joseph Smale, pastore della First Baptist Church di Los Angeles, era ritornato dal Galles tutto elettrizzato dal risveglio a cui aveva assistito in quella nazione. Cominciò quindi a predicare il bisogno di sperimentare un simile rinnovamento anche a Los Angeles. La gran parte dei suoi diaconi non fu d’accordo, e Smale fu obbligato a lasciare. Portò con sé la parte della sua congregazione che desiderava il risveglio e fondò la New Testament Church a Burbank Hall, dove continuarono a cercare ardentemente Dio.

Frattanto, W. J. Seymour, il predicatore di colore, venne dal Texas predicando il battesimo secondo Atti 2:4. Una Holiness Mission sulla Santa Fè Street lo osteggiò per aver insegnato che “la santificazione” e il “battesimo nello Spirito Santo” non erano la stessa cosa. Il fratello Seymour allora diede vita a delle riunioni in casa presso al 214 di Bonnie Brae Street. Lì, il 9 aprile del 1906, sette fedeli furono battezzati nello Spirito Santo e cominciarono a parlare in lingue. La domenica mattina successiva (era la domenica di pasqua, 15 aprile) la sorella Seymour [Jennie Moore] venne nella New Testament Church del dr. Smale, raccontando che Dio stava battezzando nel suo Spirito come nel giorno della Pentecoste. In breve tempo l’affluenza di persone costrinse il fratello Seymour a traslocare in un edificio più capiente sulla Azusa Street, dove dei rozzi tavolacci inchiodati su barili vuoti assicuravano due o trecento posti a sedere. All’esterno dell’edificio, inoltre, c’era una passerella per accogliere gli eventuali partecipanti ai culti rimasti in piedi. Un gran numero di persone di ogni denominazione venivano a vedere ciò che Dio stava facendo. I culti si tenevano anche di notte e spesso all’alba c’era ancora chi pregava per chi era alla ricerca del battesimo nello Spirito Santo.

 

Elmer Kirk Fisher, nonno dell’autore dell’articolo e predicatore ad Azusa StreetPiù o meno in questo periodo, mio nonno E. K. Fisher, pastore della First Baptist Church nella vicina Glendale, predicò una serie di sermoni sullo Spirito Santo e sul bisogno di un risveglio. Egli andava spesso nella chiesa di Seymour e pregava tutta la notte. I suoi diaconi gli dissero di aver gradito molto una precedente serie di studi sul coraggio di Daniele e di altri eroi della Bibbia, ma di non volere che continuasse quel tipo di predicazione. Il fratello Fisher si dimise immediatamente. 

Nel giugno del 1906 fece visita alla chiesa del dr. Smale e la seconda volta che vi andò, glorificava Dio in altre lingue. Nella missione di Azusa Street e in seno alla maggior parte di altri gruppi sorti in quel periodo, prevaleva la dottrina dell’”interamente santificati”. Alla gente veniva detto che bisognava realizzare la santificazione (intesa come una seconda e ben distinta opera della grazia) prima di poter ricercare il battesimo nello Spirito Santo. Mia nonna aveva avuto una meravigliosa esperienza qualche anno prima, quando aveva parlato in lingue e profetizzato. Le dicevano che quello non poteva esser stato il battesimo pentecostale poiché, essendo una buona battista, lei non aveva cercato prima la santificazione. Fu tuttavia confortata quando mia madre, inginocchiatasi per cercare di essere “santificata”, cominciò subito a parlare in altre lingue, sebbene non avesse visto alcuno ricevere prima il battesimo. Ciò accadde a così tanti credenti che la gran parte di quelli che erano usciti dalla missione di Azusa Street presto abbandonarono la dottrina della “santificazione” quale “seconda e distinta opera”.

 

     
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