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Data di pubblicazione : 02/09/2013

 

Come vivere una vita sovrabbondante

di  Arthur Tappan Pierson 

 

Arthur Tappan Pierson Nella Bibbia ogni grande dottrina ispirata usufruisce di una sezione speciale. Chi desideri trovare l'esposizione più esauriente sul soggetto della santificazione, legga i capitoli da 6 a 8 dell'epistola ai Romani.  La trattazione inizia con la domanda:  «Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi?» e la risposta è un solenne: « No di certo!». In questi tre capitoli il soggetto viene presentato sotto sette grandi aspetti.

Il primo è quello giudiziario. «Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù». Il credente è un uomo che morì insieme al suo Sostituto e ora è affrancato da ogni responsabilità. Dio guarda su te come fa col suo diletto Figliuolo e tu sei compartecipe di tutto ciò che Egli è e di tutto ciò che è suo.

Il secondo è l'aspetto vitale. «La legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte ». La quercia nasce dalla morte della ghianda, il cristiano dalla morte di Gesù Cristo. Essendo morto con Lui, vivi anche con Lui. Non solo: puoi fare anche tu le opere che compie Lui, perché hai il suo medesimo Spirito.

Il terzo aspetto è quello pratico. Lo si desume dall'espressione contenuta in Rom. 6:11: «fate conto».  Voi vi chiederete: "Quale utilità c'è nel contare su qualcosa che non sento?" C'è molta utilità.

In Giamaica, la notte in cui gli schiavi ottennero la libertà, prepararono una grande tomba e una bara delle dimensioni di tre piedi per dodici, nella quale sistemarono tutto ciò che ricordava la loro schiavitù: le fruste, i ceppi e le catene. Mentre stava avvicinandosi la mezzanotte, calarono la bara nella fossa; accanto ad essa c'era un uomo che gridava: "il mostro sta morendo, sta morendo";  poi, al rintoccare della mezzanotte, si udì il grido: "il mostro è morto!".  (Vedi, su questo sito, alla rubrica "I Titani della Fede", la biografia di George Liele)

Poi riempirono di terreno la sepoltura e si misero a cantare e a gridare il canto della libertà. Ecco cosa è per te il "fare conto". È qualcosa che ti fa avere di te stesso l'opinione che Dio ha di te. È scritto che Abrahamo credette al Signore, quindi la fede risponde positivamente alla sua promessa e reputa le cose che non sono come se fossero.

Dopo Dio le rende tali.

C'è poi il quarto aspetto, quello basato sui fatti. Il concetto è espresso per mezzo della parola "presentate", menzionata in Rom. 6:13. Dobbiamo presentare noi e le nostre membra nello stampo della dottrina nel quale fummo tenuti. Cos'è la morte? L'apostolo dice che ciò a cui brama la carne è morte. Il peccato fa orientare la mente verso le cose terrene, la santità verso le cose di sopra.

Sfido qualunque uomo a commettere il peccato senza perdere la comunione con Dio, la propria sensibilità spirituale e la costanza. «Il salario del peccato è la morte» e ciò è vero tanto per il figlio di Dio quanto per il peccatore perduto. Dobbiamo spogliare l'uomo vecchio, rivestendo l'uomo nuovo e le vesti che gli appartengono.

Quando Gesù lasciò il sepolcro, abbandonò dietro di sé le vesti che aveva quando imbalsamarono il suo corpo e indossò una veste che nessuna donna aveva cucito. Deponi dunque gli indumenti della morte e indossa le vesti della vita. Spogliati di ogni cosa della vecchia vita. So di una famiglia, a Chicago, in cui due bambini erano morti di difterite; il dottore disse alla madre di bruciare tutto ciò che avevano toccato. Poche settimane dopo anche un terzo figlio, che era sopravvissuto, si ammalò di quella terribile malattia e morì. Si scoprì in seguito che era morto per colpa della madre, che aveva voluto conservare un cuscino semplicemente perché le piaceva.

Amati, il contagio infernale persiste in tutti i peccati. Denunciatelo e poi dategli fuoco. «Odiando perfino la veste contaminata dalla carne».

Il quinto è l'aspetto coniugale. La figura del matrimonio viene esaminata a fondo nel settimo capitolo dell'epistola ai Romani. È simbolo dell'amore e dell'intima unione con Cristo, lo Sposo del cuore. Ciò implica la nostra separazione dal mondo. Cosa pensereste di una sposa che si definisce fedele ma che si getta nelle braccia del più acerrimo nemico del marito? Ancor più terribile è vedere la Sposa dell'Agnello giacere nelle braccia del mondo che lo crocifisse.

Il sesto aspetto è quello spirituale. Ci sono solo due cenni allo Spirito Santo nei primi sette capitoli della lettera ai Romani. Ma nell'ottavo capitolo, Egli viene nominato 29 volte in 39 versetti. Quel capitolo è un giardino intriso dello Spirito Santo. La nota fondamentale del capitolo è la realtà dello Spirito Santo. Vengono usate due espressioni: prima ci viene detto di essere nello Spirito, poi che lo Spirito che è in noi. Ora c'è una sola cosa in natura della quale questa affermazione può essere vera, cioè che noi possiamo essere in essa e essa in noi: è ciò che noi chiamiamo elemento. L'aria è un elemento e perciò noi possiamo essere nell'aria e l'aria può essere in noi. L'acqua è un elemento: noi possiamo essere nell'acqua e l'acqua può essere in noi. Anche la terra, mentre è la dimora dei vermi, a sua volta li riempie.

Lo Spirito Santo è l'elemento della vita del credente: più vasto degli altri spazi, più forte del potere più penetrante. Noi viviamo in Lui e Lui in noi. Gli uomini terreni vivono secondo la carne, ma i santi vivono per lo Spirito. Un cristiano non può essere anfibio, cioè non può vivere in entrambi gli elementi. Soffocherete se oserete entrare nell'altro elemento, perché in esso la vita di Dio non può esistere.

Ora, mi permetto di dire che se siamo nello Spirito, non pecchiamo. Ogni volta che pecchiamo, usciamo fuori dal nostro elemento, ritorniamo a vivere per la carne. Finché dimoriamo in Cristo, il peccato ci è estraneo e impossibile da commettere, poiché «chiunque rimane in lui non persiste nel peccare». Egli dice: « il peccato non avrà più potere su di voi» (Rom. 6:14).

 Credete in questa Sua parola e confidate in Lui per tenervi lontano dal peccato.

Il settimo e ultimo aspetto è quello eterno. Nel settimo capitolo dei Romani vediamo un uomo nella trappola della Legge, quella Legge che la sua carne non è capace di osservare. Ma nell'ottavo capitolo, quell'uomo giunge all'unione con Dio attraverso lo Spirito Santo. Quando arriviamo a quel traguardo, la nostra vita diventa eterna.  Abbiamo ereditato tutto il passato di Dio, come anche il suo futuro e andiamo avanti equipaggiati di tutti i suoi diritti e di tutte le sue infinite risorse. Affrontiamo Satana come un nemico già sconfitto; lo Spirito Santo ci porta alla gloriosa certezza che il principe di questo mondo è giudicato e noi andiamo incontro al diavolo come uno che è stato già battuto e ricordiamo che non c'è un osso intero nel suo corpo.


Articolo tratto e liberamente tradotto, ad opera di Ciro Izzo, dal periodico delle Assemblee di Dio americane The Pentecostal Evangel, n° 1693, del 19 ottobre 1946.

 

 

     
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