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Era una mela?


E' luogo comune spesso accettato che il frutto proibito fosse una mela, ma il testo biblico riferisce semplicemente: "Dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangerai; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai" (Genesi 2:17).

La parola ebraica "tappuach" comunemente tradotta mela, ricorre spesso nella Bibbia, ma non è mai usata in relazione all'albero della conoscenza del bene e del male.

Forse la convinzione che si trattasse di un melo ha origine in un gioco di parole latino: malus-malum; mela e male, infatti, sono omonimi in latino.

Qualche commentatore biblico è convinto che si trattasse invece di un fico, visto che fu con foglie di fico che Adamo ed Eva si coprirono dopo il peccato (Genesi 3:7).

Nelle mitologie si parla di alberi della sapienza e della scienza come alberi della vita, ma non di albero della conoscenza del bene e del male, non è in questa direzione che bisogna guardare per avere una risposta.

Certamente l'influenza degli artisti medioevali e rinascimentali fu importante. Per esempio il dipinto di Pieter Paul Rubens: "Il giardino del Paradiso" (1577-1640) che si trova in un museo olandese dell'Aja, sembra indicare in una mela il frutto del peccato appeso ai rami su cui è attorcigliato il serpente.

Anche il pittore tedesco Lucas Cranach il Vecchio (1472-1533) raffigurò una mela. Era comune ai pittori rinascimentali riservarsi la licenza d'immaginazione. Altri artisti anche famosi come Tiziano e Tintoretto fecero lo stesso nei loro dipinti sul medesimo tema.

Il primo a mettere per iscritto questa convinzione ormai diffusa fu il poeta inglese John Milton. Nella sua opera "Il Paradiso perduto" (1667) egli parlò della tentazione di Eva descrivendo l'albero come "Tutto ingemmato di mature pòme".

Sicuramente la proibizione di mangiare del frutto "dell'albero della conoscenza del bene e del male" fu il modo divino di ricordare all'uomo la sua dipendenza dal Creatore come creatura e perciò limitata. Il verbo "conoscere" purtroppo non aiuta a capire meglio l'albero.

In ebraico può significare. "determinare, discernere, sapere, scegliere, sperimentare". I termini "bene" e "male", poi, proprio come in italiano possono designare "felicità e infelicità", "utile e nocivo". Oppure indicare la "totalità" per mezzo dei contrari, degli estremi opposti: "Labano e Bethel risposero: "La cosa procede dal Signore; noi non possiamo dirti né male né bene" (Genesi 24:50). O, ancora, contenere l'idea di "separazione" fra bene e male escludendosi le due parole reciprocamente: "Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male" (Deuteronomio 30:15). Si comprende, perciò, che non è neanche dalla conoscenza della lingua originale che può venire l'aiuto della comprensione del cosa sia il frutto proibito. Bisogna così ricorrere alle varie interpretazioni bibliche.


L'interpretazione sessuale

Alcuni hanno fantasticato che il frutto avesse carattere afrodisiaco e che fosse stato proibito per evitare rapporti sessuali prematuri.

Va detto che è vero che nella Genesi il risveglio del pudore è riferito in relazione alla sfera sessuale: "Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e si accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture" (3:7). Anche il castigo della donna è riportato nella stessa relazione: "Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza, con dolore partorirai figli, i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te" (3:22). Tuttavia il contesto non è nel racconto biblico direttamente l'albero e non c'è alcuna precisazione che incoraggi questa interpretazione contraria alla Parola di Dio.

La conoscenza del bene e del male è privilegio del Signore: "Ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male"..."Poi Dio il Signore disse. "Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre" (Genesi 3:5,22).

E' interpretazione contraria alla realtà. La Genesi non indica la primitiva coppia come due cui è vietata l'unione coniugale, anzi questa è esaltata come piano divino: "Io gli farò un aiuto che sia adatto a lui" (2:18).

Va precisato che conoscere è nella Bibbia un eufemismo per indicare le relazioni sessuali: "Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino..." (Gen. 4:1), ma va specificato che quando ha bene e male come oggetto non assume mai significato sessuale.


L'interpretazione della cultura ebraica

Conoscere è in relazione all'esperienza. Il Signore, quindi, chiedeva alla propria creatura di limitarsi a esperimentare il bene astenendosi dal partecipare al male. Si voleva cioè preservare l'essere umano dal conoscere il male oltre che il bene.

La Parola di Dio riferisce che il Signore questa conoscenza la possiede. Lo scrittore biblico Giacomo invitò: "Nessuno quand'è tentato dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno" (1:13).


L'interpretazione del discernimento morale

L'essere umano, guardandosi dal mangiare il frutto proibito si educava a questa disciplina e si assicurava questa facoltà morale di distinguere bene e male conoscendoli.

Il testo biblico però recita: "Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre" (Genesi 3:22). La conoscenza, quindi, si acquisiva proprio mangiando il frutto!

Non sembra neanche certa l'interpretazione che la proibizione sarebbe stata solo "temporanea". I fautori credono che in seguito Dio l'avrebbe abolita per permettere che anche questo frutto potesse essere consumato come gli altri.

In realtà resta difficile da accettare che il Signore non abbia assicurato all'uomo il discernimento morale. Comunque il fatto che la coppia primitiva poteva scegliere o no di fare la volontà di Dio astenendosi dal frutto proibito, dimostra che aveva questa capacità.


L'interpretazione linguistica

Il frutto dell'albero negato all'uomo consisterebbe "nell'onniscienza" divina, nel Suo sapere supremo perché si attribuirebbe a bene e male significato congiuntivo nella lingua originale. Il testo biblico però dice: "L'uomo è diventato COME uno di noi" e non "come noi" (Gen. 3:22).

C'è chi ha visto nel frutto "l'autonomia" soprattutto morale della possibilità decisionale di bene e male. Si attribuirebbe così a questi due aggettivi un significato sia congiuntivo che disgiuntivo in ebraico. Si ricorderebbe quindi all'uomo che non era Dio e che imitare la sua indipendenza rappresenterebbe la morte.


In conclusione

La facoltà decisionale indicherebbe mangiare o no il frutto proibito Oltre le varie e spesso fantasiose interpretazioni, più obiettivamente s'indicherebbe "bene e male" come possibilità di decidere dell'uomo quale vassallo. Un sottoposto del Re divino cui è legato da un Patto che fa di lui il figlio che accetta di dipendere. Che rinuncia all'autonomia del "figlio prodigo" e a ogni ribellione contro Dio proprio sovrano.

Mangiare il frutto oggetto del divieto significherebbe, così, abusare del privilegio di poter rispondere liberamente alla divinità, al Signore.

Propendendo per quest'ipotesi, il riformatore Calvino commentò: "Perché quest'albero è stato proibito all'uomo? Non perché Dio volesse che egli vagasse qua e là senza capacità di giudizio né discernimento, come le bestie, ma affinché non desiderasse quanto non era conveniente e non costituisse se stesso giudice e arbitro del bene e del male, scuotendo il gioco di Dio e confidando nel proprio discernimento".

La prova divina indicherebbe poi il mangiare o no il frutto proibito.

Dio mise alla prova l'uomo ponendolo di fronte ai due alberi della vita e della conoscenza di bene e male (Genesi 2:9), simboli delle clausole del Patto con la Sua creatura. Intenzione divina era "provare" l'ubbidienza dell'uomo creato, il che prevedeva il disegno di elevare l'essere umano in una condizione superiore. Purtroppo la coppia umana non superò l'esame similmente agli "angeli che non conservarono la loro dignità" (Giuda 1:6) seguendo Lucifero. Non occorre far galoppare la fantasia per immaginare che il Signore avrebbe agito come con Enoc ed Elia i quali, senza subire la morte fisica, furono abilitati al Cielo essendo rapiti dalla terra.

Il più generale disegno divino è che la prova deve guidare l'uomo alla vita. Il patto Creatore-creatura poneva i progenitori dinanzi a vita e morte, bene e male; lo stesso albero proibito era tra loro e l'albero della vita al centro del giardino dell'Eden.

Anche Israele, quale popolo eletto, fu poi sottoposto a prova: "Io prendo oggi testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione, scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza" (Dt. 30:19).

I credenti di ogni tempo si astengono da ogni frutto proibito del peccato non partecipando idealmente all'azione di chi fisicamente uccise "Il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti".

 

 

 

     
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