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È BIBLICO CHE QUANTI RISPONDONO ALL’APPELLO PER LA PREGHIERA, SE TOCCATI DA CERTI PREDICATORI, CADANO SUPINI?

Questo metodo del cadere, è comunemente definito in ambienti carismatici “svenire nello Spirito” (in inglese: “Slain in the Spirit”, lett. “morire nello Spirito”), ma questa frase non è stata mai trovata nel testo biblico.

Pur non entrando nel merito del fatto in sé, sulla natura stessa della “manifestazione”, che certamente è sensazionale, poniamoci obiettivamente la domanda: esistono passi biblici a sostegno di questo metodo?

Il principio evangelico fondamentale per ogni metodo nell’esercizio del ministerio cristiano, stabilito dalla Parola di Dio è: imparare “... a praticare il ‘non oltre quel che è scritto’ ...” (I Corinzi 4:6).

Questa regola è l’unica garanzia della sana dottrina evangelica. Il principio per una valida interpretazione della Sacra Scrittura è il messaggio biblico globale. Non si può interpretare in modo improprio un versetto biblico, questo non può, né deve mai essere preso fuori del suo contesto.

Occorre altresì ricordare che le prove scritturali della dottrina e della metodologia, nell’attuazione del ministerio cristiano dato dal Signore risorto e vivente, sono tratte dal Nuovo Testamento e qui sono esposte. Nel libro degli Atti degli Apostoli dottrina e metodologia sono espresse in modo pratico nella chiesa dell’era apostolica. Nelle Epistole invece questi sono trattati in modo teorico e didattico.

Nell’Antico Testamento le dottrine sono soltanto in “embrione”, infatti, è noto che il Nuovo Testa-mento è nascosto nell’Antico e l’Antico Testamento è rivelato dal Nuovo. Tutto quello che va “oltre quel che è scritto”, e che non trova fondamento e conferma nel Nuovo Testamento, è sempre “dubbio” e non può essere accettato a cuor leggero.

Già da molti anni in riunioni di “evangelizzazione” e di “risveglio” particolari, ed usiamo i due termini in senso lato, come li utilizzano questi “evangelisti specializzati”, sono avvenute manifestazioni di massa che possono essere considerate “dubbie” e non conformi a “quel che è scritto”. Non intendiamo esaminare la natura di questi metodi, per stabilire se essi siano conseguenza di una manipolazione psicologica o di altro. Quello che ci interessa è appurare se siano scritturali.

Nel Nuovo Testamento, non esiste alcun caso di persone alle quali siano state imposte le mani per la preghiera e che siano caduti all’indietro, né tantomeno risulta che i ministri avessero dei collaboratori dedicati ad “adagiare” quelli che “cadevano” a terra, per evitare che si facessero male fisicamente.

Esistono almeno cinque casi nel Nuovo Testamento, nei quali si parla di persone che cadono:

a. Al momento della trasfigurazione di Gesù - Alle parole divine dal cielo: “... ‘Questo è il mio diletto Figliuolo, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo’. E i discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra, e furon presi da gran timore” (Matteo 17:5, 6);

b. All’arresto di Gesù - Quando Egli disse: “... ‘Io sono’, indietreggiarono e caddero a terra” (Giovanni 18:6; Vers. N.R.);

c. Il caso di Anania - Egli udite le parole di Pietro “... cadde e spirò ...” (Atti 5:5); così pure sua moglie Saffira poco dopo “... cadde ai suoi piedi e spirò ...” (Atti 5:10);

d. Paolo a Troas - Mentre era in una riunione con i credenti “... prolungò il discorso fino a mezzanotte … un giovane di nome Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu colto da un sonno profondo … precipitò giù dal terzo piano, e venne raccolto morto” (Atti 20:7-9; Vers. N.R.);

e. Il caso di Giovanni - L’apostolo dinanzi alla visione del Signore glorificato scrive: “E quando l'ebbi veduto, caddi ai suoi piedi come morto; ed egli mise la sua man destra su di me, dicendo: Non temere; io sono il primo e l'ultimo, e il Vivente; e fui morto, ma ecco son vivente per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades” (Apocalisse 1:17, 18).

Dai suddetti testi del Nuovo Testamento, tranne nel caso di Eutico, notiamo:

a. Il cadere è sempre spontaneo e non procurato da alcun contatto umano o imposizione di mani;

b. Il cadere rivela la fragilità della natura umana, dinanzi all’intervento divino;

c. È sempre collegato con la Parola autorevole di Dio;

d. Non è mai conseguenza di un metodo di preghiera o di un atto del ministerio cristiano;

e. Quando non si tratta di giudizio divino, il cadere ai piedi del Signore con la faccia a terra, è atto di umiliazione ed adorazione. È un prostrarsi come nel caso dei magi in Matteo 2:11.

 

Nell’Antico Testamento, la frase comune per indicare un atto di adorazione a Dio, era “caddi sulla mia faccia” (Ezechiele 1:28; 3:23; 9:8; 44:4; Daniele 8:17). È comunque opportuno ribadire che questo cadere era sempre spontaneo e mai procurato dall’intervento umano.

Un altro caso è quello di Eli il sommo sacerdote, che alla notizia della morte dei figli e dell’Arca di Dio presa come bottino di guerra, “... cadde dalla sua sedia all’indietro … si ruppe la nuca e morì ...” (I Samuele 4:18). La caduta all’indietro è segno di giudizio divino e non di benedizione; per coloro che sono ribelli è scritto: “… affinché essi andassero a cadere a rovescio, fossero fiaccati, colti al laccio e presi!” (Isaia 28:13). Una parafrasi moderna dello stesso testo traduce: “Ad ogni passo cadranno all’indietro, si romperanno le ossa, saranno presi e condotti in prigione” (TILC).

Qual è allora l’utilità di tale metodo? È quello di riconoscere l’autorità “spirituale” del predicatore, il quale ha la capacità di “far cadere” dimostrando così il proprio ministerio “carismatico”.

Quello di cadere con la faccia a terra, umiliati davanti a Dio, è un metodo di adorazione che esprime tutta la fragilità umana dinanzi all’onnipotenza e alla magnificenza divina, ma è sempre un atto privato e non si confonde con il piegarsi dinanzi ad un altro uomo. Basti ricordare l’atto d’omaggio di Cornelio, quando Pietro lo rialzò dicendo: “Alzati, anch’io sono un uomo” (cfr. Atti 10:25, 26).

Questo metodo del cadere, quando si viene toccati dall’evangelista, è comunemente definito in ambienti carismatici: “svenire nello Spirito” (in inglese: “Slain in the Spirit”, lett. “morire nello Spirito”), ma questa frase, per quante ricerche accurate siano state fatte nel testo biblico, non è stata mai trovata. Quindi è da ritenersi coniata da questi “specialisti” i quali, nella ricerca del sensazionale, utilizzano metodi e mezzi non scritturali.

È rischioso, per la pura fede evangelica, accettare come principio questi metodi antiscritturali, anche se apparentemente sembrano un mezzo per attrarre l’attenzione alla predicazione del messaggio cristiano e addirittura, in certi casi, un’occasione di grande “benedizione” per coloro che rispondono a questi “appelli”.

Il rischio, però, è duplice. Prima di tutto vi è il pericolo di venir meno al principio biblico fondamentale di rimanere saldi su “quello che è scritto” e non dare spazio a metodi che virtualmente sono tradizione degli uomini (cfr. Colossesi 2:8). I più audaci risponderanno che il predicatore è ispirato e mosso dallo Spirito Santo a usare certi metodi, ma anche il più “spirituale” degli evangelisti deve fondare i suoi metodi non su sedicenti rivelazioni, ma sulla Parola di Dio, unica e autorevole regola della nostra vita e della nostra condotta. Non basta dire che solo perché un metodo “funzioni”, sia sufficiente per provare che sia guidato da Dio, occorre invece comprovarlo con la testimonianza storica della Chiesa del Nuovo Testamento.

In caso contrario accetteremmo la teoria del ‘germe’, secondo cui, il Nuovo Testamento non contiene tutto quello che Gesù e gli Apostoli hanno insegnato ma, per mezzo di un carisma, “dei particolari dell’insegnamento di Cristo sono rivelati per una più profonda intelligenza delle cose spirituali”. Questo vuol dire accettare la tradizione umana e allontanarsi dalla Bibbia. Girolamo, il famoso traduttore della Bibbia in latino (Vulgata), affermava già nel 400 d.C.: “Se volete chiarire le cose in dubbio, andate alla legge e alla testimonianza della Scrittura; fuori di lì, siete nella notte dell’errore”.

In secondo luogo, poiché spesso la benedizione è soltanto il risultato di euforia, sull’onda della sola emotività, terminate le riunioni speciali e spesso di massa, tutto torna come prima con la delusione di essere stati strumentalizzati, anche se in buona fede, con metodi estranei, se non contrastanti con la Scrittura. “‘Alla legge! alla testimonianza!’ Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!” (Isaia 8:20).

Paolo apostolo, ispirato dallo Spirito Santo, afferma: “… noi ringraziamo sempre Dio; perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola d’uomini, ma, quale essa è veramente, come Parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete” (I Tessalonicesi 2:13). È la Parola di Dio dunque, che “opera efficacemente” in coloro che credono. La fiducia assoluta nelle promesse della Parola divina, produce benedizione, guarigione e miracoli.

Il segreto della benedizione e della perseveranza, della vittoria sulle difficoltà quotidiane, della gioia di vivere con Cristo, è uno soltanto: fiducia e fedeltà assoluta alla Parola di Dio.

 

Cristiani Oggi

A domanda risponde II

Francesco Toppi

     
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