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ELIANA RUSTICI

Eleonora Rustici, più nota come Eliana, nacque a Terni il 30 maggio 1912 da genitori evangelici metodisti ed ebbe quindi una educazione strettamente cristiana ed evangelica fin da piccina.

Non si sa molto della conversione all’Evangelo di Giuseppe Rustici e della consorte Amabilia, ambedue nati e vissuti in Umbria per circa cinquanta anni. Tuttavia, Rustici è un cognome illustre tra i riformati italiani del seicento. Filippo Rustici, medico lucchese, è ricordato per una revisione della Bibbia del Brucioli, pubblicata a Ginevra nel 1562, ma è soltanto una pura coincidenza. Nel 1929 la famiglia Rustici si trasferì da Orvieto a Milano, dove Giuseppe poteva svolgere con maggiore successo la propria attività di rappresentante di commercio.

Eliana, nonostante avesse sofferto fin da bambina di una grave forma di artritismo che le aveva procurato un difetto cardiaco, con l’applicazione e la sua intelligenza non comune, studiò e riuscì ben presto a trovare un ottimo impiego come segretaria d’azienda presso la sede della Remington. Intanto con la famiglia era membro della Chiesa metodista di Milano e molto interessata alla vita comunitaria.

Tuttavia avvertiva dentro di sè un vuoto che insieme ai genitori cercava di riempire.

Avida lettrice, si era fatta una profonda cultura di storia della Chiesa ed in particolare del risveglio metodista e del suo animatore, Giovanni Wesley. Notava la differenza tra le esperienze di fede dell’iniziale movimento metodista e l’aridità della comunità nella quale viveva, desiderando ardentemente la stessa esperienza che Wesley aveva realizzato: “la nuova nascita”.

La sua ricerca la spingeva a visitare le altre chiese evangeliche della città e per un tempo frequentò anche la comunità valdese, ispirata ed entusiasmata dai sermoni del giovane pastore Mariano Moreschini.

In questa sua affannosa e continua ricerca fu aiutata da una sua collega ed amica, Ada Rossi, che nel 1933 le parlò di un piccolo gruppo di credenti evangelici che stava rivivendo l’esperienza dei giorni apostolici e che come i primi cristiani erano perseguitati e si radunavano clandestinamente in casa privata. Eliana scoperse allora che l’opera dello Spirito Santo, della quale aveva sentito parlare come una dichiarazione teorica, era una realtà capace di rendere attuale l’opera di Cristo con la “nuova nascita” del credente, col battesimo nello Spirito Santo, con la guarigione divina, con le grazie ed i carismi che si manifestano individualmente a favore dei credenti.

Ecco che nel messaggio pentecostale “trovava quell’elemento mancante che riusciva a rendere attiva ed operante l’antica storia della Redenzione. La sofferenza e la morte di Cristo assumevano nuove dimensioni e sembravano staccarsi da quel loro tradizionale e sbiadito scenario. (...). Il miracolo della salvezza era una realtà ed ella prendeva a percorrere il resto della Sua vita a fianco del Redentore” (1).

Ben presto, Eliana ed i genitori, dopo l’esperienza della “nuova nascita” e del battesimo nello Spirito Santo, si integrarono nella piccola ma fervente comunità pentecostale che si radunava privatamente, curata prima da Francesco Testa e, dal 1933 in poi, da Mario Lucini, che nel frattempo era rientrato dalla Francia. In quel periodo i contatti con le chiese erano difficili, tuttavia Umberto N. Gorietti, spesso a Milano per ragioni di lavoro, visitando il gruppo, stabilì una fraterna amicizia con la famiglia Rustici e soprattutto con Giuseppe, anche per affinità professionale. Nonostante i Rustici fossero una famiglia serena, furono anch’essi nel mirino della polizia. Su richiesta del Prefetto di Siena vennero richieste informazioni riservate alla Prefettura di Milano. Il documento del 16 ottobre 1939 dichiara tra l’altro: “La famiglia Rustici, che professa la religione evangelica, qui non ha mai dato luogo a rilievi” (2).

La richiesta del Prefetto di Siena fa presumere che in quella città Giuseppe Rustici, durante tanti viaggi per ragioni di lavoro, abbia incontrato i fratelli del piccolo gruppo pentecostale allora esistente, e di conseguenza ecco scattare l’indagine della polizia. La vita serena di Eltana Rustici fu poco dopo sconvolta da una serie di prove e di lutti. Dopo breve malattia, all’età di 61 anni, terminò il suo pellegrinaggio terreno la madre e nell’autunno del 1941 all’età di 59 anni, venne a mancare per infarto cardiaco, anche il padre Giuseppe.

Giuseppe Rustici si trovava a Roma per ragioni di lavoro e mentre era presso una ditta, avvertì una tremenda fitta al cuore, fece appena in tempo a telefonare al fratello Gorietti perché lo raggiungesse al policlinico dove si stava dirigendo in taxi. L’amico fraterno corse al pronto soccorso appena in tempo per pregare con lui e vederlo andarsene col suo Signore che aveva tanto gioiosamente amato e servito. Fu un dolore per tutta la comunità di Roma, che spesso il fratello Rustici visitava, e che aveva imparato ad amarlo per la schiettezza dei suoi sentimenti e la sua bonarietà. Fu così che nell’autunno del 1941, Eliana Rustici giunse a Roma per i funerali del padre, accolta con profondo affetto fraterno.

Praticamente Eliana era rimasta sola, l’unico fratello, mai convertito, era militare, quindi fu invitata a rimanere qualche giorno a Roma. Venne accolta da Angela Ghirielli Arcangeli ed in quei giorni maturò l’idea di trasferirsi definitivamente a Roma.

La ragione allora addotta fu il clima di Roma più clemente di quello di Milano e più confacente alla sua salute cagionevole, ma forse giocarono in favore di questa decisione anche la calorosa accoglienza della comunità di Roma che, essendo più numerosa, poteva esserle di maggior aiuto morale e spirituale, ed il fatto che si riavvicinava all’ambiente della sua fanciullezza.

Sebbene fosse una donna di profonda intuizione, nè lei né altri, videro allora in quella scelta una vera e propria guida divina per quello che in seguito sarebbe stata la sua visione e chiamata. Si era in tempo di guerra, ma quasi miracolosamente fu subito assunta come segretaria del presidente di una notissima società e vi rimase, sempre altamente stimata per la sua professionalità e serietà, fino alle sue dimissioni presentate nel 1956, quando prenderà corpo la sua visione e missione. A Roma, Eliana Rustici abitò sempre presso quel n. 10 di via Clitunno che, durante la persecuzione, divenne in pratica la sede clandestina della comunità pentecostale.

Anni prima, Luigi Arcangeli, vice anziano della chiesa di Roma - oggi sarebbe chiamato assistente pastore - aveva affittato tutto il villino di sei stanze e vi abitavano tre famiglie pentecostali, oltre agli ospiti di passaggio. Lo spazio non era molto, ma allora bastava molto poco per essere soddisfatti. Qui, e si era in piena persecuzione, si tenevano a turno anche dei culti in una stanzetta del seminterrato, buia e poco comoda, che era usata dalla numerosa famiglia anche come “sala da pranzo” e camera da letto dei ragazzi.

Ciò che sembrava ancor più sorprendente, era il fatto che a due o tre villini di distanza si trovava il Commissariato di Polizia. Eppure sotto lo sguardo assente e certamente benevolo delle guardie che conoscevano bene la natura delle riunioni, si tennero per anni dei culti, senza la minima difficoltà. Eliana Rustici, per la innata simpatia del suo carattere e la sua fede illuminata, divenne ben presto il punto di riferimento dei pochi giovani allora esistenti nella comunità, ma anche il richiamo per altri adolescenti figli di credenti che erano “in crisi” spirituale. La sua testimonianza cristiana non aveva nulla di quell’ insegnamento eccessivamente rigido che rendeva così poco attraente la vita in Cristo. All’epoca si risentivano ancora le conseguenze delle teorie mistico-rigoristiche che presentavano la vita cristiana come una coercizione. 

La sorella Eliana, invece, sia per la sua consolidata “tradizione” evangelica, sia per la sua gioiosa esperienza con Cristo, sottolineava l’aspetto sereno e libero della fede in Gesù. In questo periodo fu usata da Dio per tenere insieme ed attrarre quegli adolescenti che senza il suo inconsueto ministerio avrebbero forse rotto definitivamente con la comunità e con l’Evangelo.

Mentre invece, qualche anno dopo, il seme della Parola così saggiamente seminato produsse il suo frutto con la conversione e l’impegno di quei giovani, alcuni dei quali, come chi scrive, sono attivi da decenni nel ministerio cristiano.

Giunse alla fine la tanto agognata libertà e con essa si ristabilirono i contatti con tanti credenti. Eliana Rustici, che già anni prima aveva studiato la lingua inglese, anche se poco popolare per le ben note condizioni politiche dell’epoca, in attesa delle truppe alleate aveva ripreso a studiare con impegno quella lingua, cosicché quando alcuni militari inglesi di fede evangelica vennero a visitare la comunità, ella come interprete fu lo strumento benedetto per comunicare le esperienze di cristiani di altre nazioni.

Ben presto, quindi, il ministerio di Eliana divenne noto non soltanto nella chiesa di Roma, ma anche tra il Movimento Pentecostale che aveva con fervore ripreso il suo cammino per diffondere tutto l’Evangelo nella nostra nazione ormai finalmente libera. Nell’immediato dopoguerra non c’erano mezzi e la macchina da scrivere della sorella Rustici divenne l’unico strumento usato dal ricostituito Movimento Pentecostale per comunicare con le chiese. Ella fungeva da segretaria, senza essere mai stata eletta a quel compito, e dopo la sua piena giornata di lavoro, spendeva quotidianamente ore su ore per smaltire la corrispondenza nazionale ed estera inviata al “servizio fiduciario di coordinamento” tra le chiese, a cura della comunità di Roma, nelle persone dei fratelli Umberto N. Gorietti e Roberto Bracco. Questa situazione durerà fino al 1947, quando il Movimento Pentecostale deciderà di strutturarsi come “Assemblee di Dio in Italia”.

Nel giugno 1943, Eliana Rustici venne arrestata insieme alla quasi totalità della comunità di Roma e trascorse 23 giorni nel carcere romano di Regina Coeli, provando quindi la durezza della persecuzione; ma per lei quei giorni furono un’esperienza diversa ed indimenticabile. Le sorelle furono messe tutte insieme in un camerone e tra quelle mura tetre fecero risonare la dolcezza dei cantici cristiani e della lode a Dio. Quando parlava di quell’esperienza Eliana si riferiva sempre al periodo del “Collegio”, come se quei giorni fossero stati per lei e per le altre sorelle un periodo di “educazione” cristiana. 

La sorella Rustici avrebbe potuto sentirsi ormai soddisfatta perchè oramai inserita in un servizio che le dava ampia possibilità di realizzare le sue abilità. Infatti, è di questo periodo anche la sua ampia collaborazione nel campo delle traduzioni, prima di tutto di articoli a carattere edificativo pubblicati sul “Risveglio Pentecostale”, la rivista che, acquisita una periodicità mensile nel 1948, pubblicava scritti dei più noti servitori di Dio pentecostali del mondo anglosassone; poi nell’impegnativo lavoro di traduzione del libro “Knowing the doctrines of the Bible” di Myer Pearlman, prima opera pentecostale di teologia biblica e sistematica, pubblicato in Italia nel 1954 per la generosa iniziativa della chiesa pentecostale di Philadelfia.

Ma nel fondo dell’animo di Eliana cominciava a divenire sempre più pressante una vocazione particolare, che aveva cercato di adempiere adottando “di fatto” un orfano, figlio della sorella in fede, vedova, presso la quale viveva.

Con la libertà si era prodigata ed aveva di fatto organizzato, con la sua precedente esperienza evangelica, la Scuola Domenicale della comunità di Roma. Stava tra i bimbi ed i ragazzi, li istruiva nell’Evangelo, ma “...non era quello il lavoro che il Signore voleva affidarle.

Ella avvertiva fin dall’adolescenza un sentimento originale verso i bambini, quelli privi delle cure e dell’affetto dei genitori o costretti a condurre i più delicati momenti della vita in un ambiente privo di quel tepore a loro indispensabile. Ecco dunque quello che il Signore voleva da lei: amore verso chi di questo non aveva mai conosciuto il calore o che, avendolo avuto, gli fosse venuto a mancare.

Era un ordine divino ormai chiaro e inconfondibile, ma da dove avrebbe dovuto incominciare la povera sorella? Aveva forse una bella casa dove accogliere i bambini? E dove avrebbe trovato il necessario a mantenerli? E poi la sua cultura era forse indirizzata in quel campo così difficile e delicato? Questi erano i primi dubbi, mentre la chiamata del Signore si faceva sempre più insistente e decisa. La speranza ed i desideri della sorella Rustici trovavano un punto di riferimento nei colloqui che si venivano facendo in seno alla nascente opera pentecostale.

Si era ormai usciti dal periodo clandestino e da molte parti si invocava la istituzione di un luogo che accogliesse i bambini orfani e bisognosi. Trascorrevano gli anni e si continuava a parlare di questa necessità: non era certo semplice per l’opera, già assillata da problemi non meno importanti, iniziare un’attività che richiedeva mezzi e personale specializzato. E così la sorella Rustici tendeva costantemente le orecchie, sempre sperando che una decisione fosse presa e che ella avesse potuto appagare il suo desiderio di lavorare per i bambini come le imponeva la chiamata del Signore” (3).

Quand’ecco un evento inatteso. Nel novembre, 1952 la sorella Rustici fu colpita da un “tremendo collasso cardio-circolatorio. Il difetto cardiaco che aveva avuto fin dalla sua fanciullezza si era acuito fino al punto che ella ormai era alle soglie della morte. Ma sentiamo dalle sue parole la descrizione di quei momenti: “Non potevo più aprire gli occhi, nè parlare e sentivo intorno pregare e piangere come se tutto avvenisse assai lontano da me. Mentre stavo così vidi una grande porta avanti a me e sapevo che passata in essa mi sarei trovata nell’altra vita. Guardavo la visione quando udii una voce, quella del Signore, rimproverarmi gravemente con le parole di Apocalisse 3:2: “Io non ho trovato le opere tue compiute nel cospetto del Padre mio” (4).

Dinanzi a questa sconvolgente realtà ella disse: “Signore prolungami la vita ed io ubbidirò”. Dopo circa un anno di convalescenza, si accorse di essere completamente guarita ed i medici che la visitarono in seguito lo confermarono. “Il problema di sempre tornava a proporsi ora in termini ancora più drammatici e senza una apparente possibile soluzione. Alla sorella Rustici.. .era in vita solo per ubbidire alla chiamata divina e questo la rendeva ancor più impaziente di agire. Ma come? Perché l’Opera o qualche facoltoso fratello non si decideva finalmente ad iniziare una casa per bambini nella quale ella avrebbe potuto svolgere una qualsiasi attività di assistenza? E appena un programma prendeva ad uscire dalla fase teorica per assumere una qualche consistenza, ecco che mille difficoltà sorgevano e tutte le speranze sfumavano con esse. (...).In questo continuo conflitto spirituale trascorsero quattro anni e finalmente il timore di essere definitivamente chiamata dal Signore senza averGli ubbidito, ebbe ragione di ogni titubanza” (5).

Ecco finalmente una risposta a Ventosa, una frazione di S.S. Cosma e Damiano in provincia di Latina; sulle colline interne all’altezza di Formia, i coniugi Verrico misero a disposizione la loro grande casa. La località non era ideale in nessun modo, lontana da Roma e da qualsiasi comunità numerosa, mancavano le scuole ed i collegamenti erano totalmente insufficienti.

Le ADI non poterono per queste ragioni avallare ufficialmente l’iniziativa che non appariva una valida soluzione, ma Eliana, ottenuto l’assenso dei coniugi Verrico, dette nonostante tutto inizio all’ “avventura di fede”. 

Presentò le dimissioni dall’impiego che ricopriva da quindici anni e nel quale era tenuta in somma stima e il 10 ottobre 1956 partì alla volta di questo sconosciuto paesino del basso Lazio accompagnata dalla sorella Angela Ghinelli Arcangeli che da allora in poi sarà coinvolta in questa missione per ben 32 anni, fino alla sua “chiamata a casa”, avvenuta al Villaggio Betania il 28 agosto 1988. Con loro erano i primi cinque bambini.

Ben presto la famiglia crebbe, i bambini divennero undici e lo spazio vitale della casa offerta non era più sufficiente. Tuttavia giorno per giorno miracolosamente questa-”famiglia Betania”, così era stata denominata questa iniziativa di fede, continuava ad essere sostenuta da Dio mediante l’intervento inatteso ma sempre puntuale di amici e fratelli spinti dall’amore di Cristo.

Nell’unica di quelle rare visite che fece a questa sede “isolata” di Betania, chi scrive ricorda ancora la notte insonne trascorsa sul letto “rubato” ad un bambino per quella situazione precaria sotto ogni punto di vista, anche se riscaldata dall’ottimismo di una fede viva nel Signore. Al mattino, fu lui a proporre alla Sorella Rustici, che era stata una guida amichevole nelle vie del Signore e lo strumento usato da Dio per incoraggiarlo al grande passo dell’entrata nel ministerio, la necessità di trasferirsi vicino Roma. C’era a Torlupara un fratello intenzionato a vendere la sua vecchia casa; occorreva fare un altro passo di fede nella certezza che gli amici si sarebbero moltiplicati. Era una bella mattina dei primi giorni di primavera, pregammo, la certezza di intraprendere questa strada scese nel cuore di Eliana Rustici.

Tornato a Roma il fratello Gorietti fu informato del progetto, anch’ egli con le lacrime agli occhi accettò la realtà che le condizioni di Betania a Ventosa erano insostenibili. Detto fatto, anche se c’erano delle difficoltà legali da superare, si giunse all’acquisto. I fondi, come per incanto, furono miracolosamente provveduti. Così, nel 1957 Betania si trasferì nella casa di Torlupara, Via Montecelio, 16, costituita in totale da sei stanze che furono adattate col lavoro di tanti fratelli volontari e da uno spazio di terreno trasformato in cortile. Il numero dei bambini bisognosi di cura cresceva. Ben presto fu necessario affittare una casa vicina, almeno per alcuni dormitori, e mentre le bambine rimanevano nella “sede centrale” i ma-schietti erano costretti ogni sera al trasferimento presso le stanze prese in fitto.

Le domande di ammissione continuarono numerose, ma Eliana era obbligata a respingerle per mancanza di posti. La situazione era divenuta di nuovo difficile, bisognava prendere qualche iniziativa. Già l’Assemblea Generale del 1957 aveva espresso “il suo plauso per l’iniziativa presa dalla sorella Eliana Rustici” (6). E l’Assemblea del 1959 così deliberava “... dopo aver ascoltata l’ampia relazione fatta dalla sorella Eliana Rustici, ha deliberato di iniziare, seduta stante, una sottoscrizione pro acquisto di una nuova sede per l’Orfanotrofio, inviando i fondi sottoscritti alla Cassa Nazionale e depositandoli in un fondo creato a questo scopo” (7).

Tuttavia l’offerta non poteva essere altro che poco più di una espressione di “sostegno morale” per l’iniziativa. Ora occorrevano i fondi per l’acquisto del terreno e per la costruzione della nuova sede. Ecco allora una mano provvidenziale giungere dalla “Chiesa Cristiana del Nord America”, l’organizzazione consorella che riunisce il maggior numero di comunità pentecostali di origine italiana in USA.

Grazie all’aiuto e all’interessamento dei fratelli, la sorella Rustici si recò negli Stati Uniti e Canada, dove per sette mesi (marzo-settembre 1960), visitò le chiese di lingua italiana e propose all’attenzione dei fratelli d’oltre oceano le necessità degli orfani italiani e l’importanza di una soluzione definitiva o quasi del problema” (8). Ella nel suo viaggio visitò anche Comunità italiane e non, integrate nelle “Assemblies of God”. 

Tornata in Italia, nel mese di novembre 1960 potè, con i fondi raccolti, acquistare un terreno molto ampio ed in ottima posizione, allora in aperta campagna e dare inizio ai lavori, mentre si dovette come sempre porre la fiducia totale nella mano generosa di Dio che provvide attraverso credenti e chiese all’estero ed in Italia perchè l’opera progredisse fino al suo completamento.

Nel maggio 1963, la nuova sede, anche se non del tutto ultimata, venne “occupata” dalla famiglia Betania, che ormai aveva raggiunto le venticinque unità. La nuova sede sembrò “immensa”, ma ben presto il numero aumentò fino a cinquanta-cinque bambini. Intanto la sorella Rustici, sempre molto attenta che, con lo sviluppo l’istituto non diventasse una “caserma” nè una casa di rieducazione per minori, volle togliere anche l’imbarazzante e mesta denominazione di “Orfanotrofio” che ricordava bimbi abbandonati ed infelici e quindi coniò il nuovo nome “Villaggio Betania” che nel suo intendimento doveva essere, come in realtà è avvenuto, “una casa per quei piccoli che non ne hanno una, dove essere curati adeguatamente ed essere educati secondo l’Evangelo di Cristo” (9).

Il programma della sorella Rustici veniva sintetizzato nella seguente dichiarazione: “Non si può formare un uomo normale se il bambino destinato a diventarlo viene strappato all’ambiente familiare nel quale deve plasmarsi. Un vincolo affettivo deve legare il bambino all’ambiente nel quale vive e alle persone che gli parlano della vita e del Signore e il Villaggio Betania vuole con l’aiuto, il sostegno e la guida del Redentore dare ai bambini l’affetto ed il calore della famiglia” (10).

La visione di Eliana Rustici era progressiva. Dopo la casa l’orto, dopo l’orto la casa colonica per ospitare una famiglia di contadini disposti a far fruttare il terreno a disposizione. Così nacque il frutteto, il vigneto. Intanto, mentre è in costruzione la casa colonica si pensa di costruire un altro piano da utilizzare per aule della Scuola elementare privata che resterà in funzione fino al 1968 e poi, per ragioni socio-pedagogiche, verrà chiusa. 

Tutte queste iniziative, compresa quella dell’acquisto di un “quadratino di terra” a circa 700 metri da Betania per scavare un pozzo e costruire “un acquedotto” e procurare abbondanza di acqua, sono tutte tessere di un mosaico che progressivamente completano l’intera opera.

Nel 1965 i bambini superano il numero di sessanta; sorgono intanto problemi di carattere legale riguardanti l’intestazione della proprietà. La sorella Rustici, quasi presagendo una prossima dipartita il 21 agosto 1965, all’età di 53 anni, scrisse un testamento olografo lasciando la proprietà dei beni mobili ed immobili all’ Ente Morale di culto “Assemblee di Dio in Italia”. 

Qualche mese dopo si ammalò, subì un grave intervento e il 29 luglio 1966, il Signore la richiamò a Sè. Mentre avveniva a Betania la cerimonia funebre di “questa madre in Israele”, un credente ignaro  dell’accaduto accompagnava due altri bambini bisognosi di affetto e di cure, come segno dall’alto per ricordare che gli strumenti usati da Dio passano ma l’opera prosegue. Da allora Betania ha esperimentato grandi mutamenti. Il numero di bambini, con le mutate condizioni economiche della società italiana, è necessariamente diminuito anche per adempiere alla rigida legislazione in materia. Ormai però raramente si tratta di orfani, nel senso vero del termine, ma piuttosto di “orfani sociali”.

Dopo l’immatura morte della sorella Rustici, come da sue indicazioni, il Villaggio Betania è stato diretto fino al 1979 da Gianfranco Arcangeli, il primo orfano da lei allevato, poi prematuramente scomparso nel 1983.

Da allora l’Assemblea Generale ha eletto e rieletto Giuseppe Marino, che insieme con la consacrata consorte, continuano a svolgere con generosa dedicazione cristiana il ministerio della sorella Rustici seguendone l’esempio e la visione di fede. 

Dal 1966 fino ad ora il Villaggio Betania è stato ampliato con una nuova, moderna ala unita all’edificio originario, una grande palestra, utilizzata annualmente per raduni giovanili fino a che è divenuta troppo piccola. Accanto all’ampio campo da gioco richiesto dalle autorità, si erge ancora l’antenna di Radioevangelo Roma, l’emittente in FM gestita dalla Comunità di Roma.

I bambini ed i ragazzi frequentano le scuole statali, integrati totalmente nel tessuto sociale della cittadina in cui risiede il Villaggio, dando così una coerente testimonianza della presenza evangelica nella zona. A seguito della legge 88/517 sulle norme di attuazione dell’intesa tra lo Stato e le “Assemblee di Dio in Italia”, il Villaggio Betania è divenuto nuovo ente riconosciuto giuridicamente ed ha preso il nome di “Istituto Evangelico Betania-Emmaus”.

E un istituto autonomo, che riunisce nello stesso ente, con sedi separate ed autonome, anche la casa di riposo Emmaus; opera come per il passato in stretta collaborazione con le “Assemblee di Dio in Italia” delle quali è parte integrante, pur ritenendo, come era nella visione della sorella Eliana Rustici, quella autonomia necessaria perché “un’opera sorta per fede è necessario che viva per fede”. Eliana, nel suo pur breve ma impegnativo ministerio nel campo dell’assistenza all’infanzia, ricevette da Dio l’intuizione e la chiamata di iniziare un’opera che oggi costituisce, anche dal punto di vista sociale, un punto di riferimento degli istituti di assistenza all’ infanzia, considerato un istituto pilota della regione Lazio, ma più di questo, ormai, dopo trentaquattro anni dalla sua fondazione, i bambini di Betania sono uomini e donne, nella stragrande maggioranza credenti, membri attivi nelle comunità evangeliche e hanno messo su famiglia. Essi con la loro vita ed esperienza testimoniano che la visione e la chiamata divina della sorella Rustici non è stata vana.

Eliana Rustici, con la sua fede, la sua innata simpatia, la sua generosità e il suo ministerio di credente impegnata a qualsiasi livello, rimane tra i protagonisti del Movimento pentecostale in Italia e ispira ognuno di noi ad essere “imita-tori di quelli che per fede e pazienza eredano le promesse” (Ebrei 6:12).

A cura di Francesco Toppi

NOTE

(1) G. Arcangeli, Voluto dall’Alto, PADI, ROMA 1956, pag.8;

(2) Archivio di Stato, Serie PS G1, Busta 315, fasc. 121A-34;

(3) Voluto dall’Alto - Op.cit. pagg.12,13;

(4) Ibidem - pagg.14,15;

(5) Ibidem - pagg.16,17;

(6) Raccolta degli Atti dei Convegni nazionali e delle Assemblee Generali 1928-1969 - ADIRoma, pag. 39;

(7) Raccolta degli Atti ... op. cit., pag. 4;

(8) Voluto dall’Alto, op. cit. pag. 39;

(9) Ibidem, pag. 46

(10) Ibidem. pag. 49;

     
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