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Risentimento

 

Il risentimento è un sentimento protratto nel tempo dato da un misto di rabbia e desiderio di rivalsa. Si prova come conseguenza di un torto o frustrazione subita, sia reale o immaginaria. Spesso il credente carnale e non spirituale, il fobico o il depresso, vede l'esercizio del ruolo altrui come abuso di potere, accanimento, incomprensione delle debolezze e li fa diventare risentiti. Quando non è da patologia, si è agitati dal rancore cedendo a Satana, padre di questo sentimento negativo.

La Bibbia descrive il risentimento chiaramente e mette in guardia dall'ospitarlo.

Il risentimento è descritto come rancore.

La legge di Mosè esortava: "Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il SIGNORE".  (Levitico 19:18). 

Il re Davide di ritorno dal breve esilio a causa della presa del potere del figlio Absalom, s'incontrò con Simei il Beniaminita che si affrettò a chiedergli: "Non tenga conto, il mio signore, della mia

iniquità e dimentichi la perversa condotta tenuta dal suo servo il giorno in cui il re mio signore usciva da Gerusalemme; non me ne serbi rancore il re!" (2 Samuele 19:19). Il sovrano perdonò.

Il profeta biblico dell'Antico Testamento Naum, scrisse nel suo libro: "Il SIGNORE è un Dio geloso e vendicatore; il SIGNORE è vendicatore e pieno di furore; il SIGNORE si vendica dei suoi avversari e serba rancore verso i suoi nemici". (1:2). Si rileva così che nella "dispensazione della Legge", Dio difendeva il suo popolo fino a vendicarlo.

Il risentimento è descritto anche come un misto di rabbia e desiderio di rivalsa.

La rabbia consiste nell'essere presi dall'ira. Produce l'incollerirsi, adirarsi, andare in bestia o su tutte le furie.

Denunziando l'empietà e la decadenza spirituale d'Israele, il profeta biblico Osea scrisse: "Essi tornano, ma non a chi è in alto; sono diventati come un arco fallace; i loro capi cadranno per la spada, a motivo della rabbia della loro lingua; nel paese d'Egitto si faranno beffe di loro" (7:16).

La rabbia fa inalberare ed esacerbare. I membri del Sinedrio, l'organo giudiziario e amministrativo degli ebrei del tempo di Gesù, furono descritti dall'evangelista Luca come in preda all'ira: "Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui" (Atti 7:54). 

La rabbia fa andare in escandescenze; inviperire, uscire fuori dai gangheri, infuriare, imbestialire, Come il Nemico del Credente: chi gli cede si stizza, innervosisce, irrita, inquieta, sdegna, altera com e lui: "Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo" (Apocalisse 12:12). 

Il risentimento è descritto pure come desiderio di ritorsione.

L'apostolo Paolo raccomandava i credenti di Roma: "Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: « A me la vendetta; io darò la retribuzione », dice il Signore>" (12:19). Non spettano al credente dell'Era della Grazia la vendetta, la rivincita.

Vista la sua dura realtà e presenza, come si può vincere il risentimento?

Intanto, Dio vede! Il "profeta del pianto" si consolava nel suo dolore ricordandolo: "Tu vedi tutto il loro rancore, tutte le loro macchinazioni contro di me" (Lamentazione 3:60).

Nello stesso tempo, bisogna attendere i momenti di Dio: "Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: « A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!» E ancora: « Il Signore giudicherà il suo popolo» (Ebrei 10:30). 

Al momento il credente dispone del nome del Signore: "Noi canteremo di gioia per la tua vittoria, alzeremo le nostre bandiere nel nome del nostro Dio. Il SIGNORE esaudisca tutte le tue richieste" (Salmo 20:5).

Sicuramente occorre deporre i sentimenti negativi. Bisogna porre giù, togliersi di dosso il carico, il peso: " Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene" (Colossesi 3:8).

Sempre, il sentimento del risentimento è vinto per fede: "Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede" (1 Giovanni 5:4).

 


 

     
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