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″The preacher is a herald; his work is heralding the King's message ... Now the herald does not invent his message; he merely transmits and explains it. It is not his to criticize its wisdom or fitness; this belongs to his sovereign alone. On the one hand, ... he is an intelligent medium of communication with the king's enemies; he has brains as well as a tongue; and he is expected so to deliver and explain his master's mind, that the other party shall receive not only the mechanical sounds, but the true meaning of the message. On the other hand, it wholly transcends his office to presume to correct the tenor of the propositions he conveys, by either additions or change ... The preacher's business is to take what is given him in the Scriptures, as it is given to him, and to endeavor to imprint it on the souls of men. All else is God's work″.

 

 ″Il predicatore è un araldo; il suo compito è annunciare il messaggio del Re ... Ora, un araldo non inventa il suo messaggio, ma unicamente lo comunica e lo presenta. Non spetta a lui esaminarne la consistenza o l'idoneità: questo è compito riservato a colui che l'ha inviato. Da una parte ... egli è un intelligente intermediario tra il re e i suoi nemici; ha infatti un cervello e una lingua e ci si aspetta che trasmetta e chiarisca il pensiero del padrone, che la controparte dovrà riccevere non soltanto udendolo meccanicamente, ma recependone l'essenza. Dall'altra, va completamente oltre il suo ufficio pensare di migliorare il tono di ciò che egli trasmette, aggiungendovi o cambiandone qualcosa ... Il dovere del predicatore è prendere ciò che gli viene dato nelle Scritture, così come gli viene dato, e sforzarsi di imprimerlo nelle anime degli uomini. Tutto il resto spetta a Dio″.

Robert Lewis Dabney

     
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