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Melluso Daniele – promozione in gloria

Melluso Daniele – promozione in gloria La comunità evangelica napoletana ha vissuto la scomparsa del pastore onorario Daniele Melluso, “promosso in gloria” domenica 14 giugno 2026 all’età di 92 anni. Figura storica delle Assemblee di Dio in Italia (ADI), Melluso è considerato uno dei protagonisti del pentecostalismo campano del Novecento. Le origini e la vocazione Daniele Melluso fu il primo membro della Chiesa ADI di Napoli a nascere in una famiglia pentecostale: i suoi genitori si erano convertiti poco prima della sua nascita. Sua madre era sorella del pioniere Salvatore Anatasio, tra i fondatori del Movimento Pentecostale Italiano. Proprio sulle orme dello zio, intraprese il ministero pastorale, fino a succedergli nel 1977 alla guida della più grande comunità pentecostale di Napoli, ruolo che ricoprì fino al 2010. Ministero e opere Prima della guida della Chiesa Centrale, Melluso aveva curato la comunità di Napoli–Fuorigrotta, fondata nel 1973 e da lui servita fino al 1989. Il suo contributo alla crescita delle ADI in Campania è stato determinante: Centro Comunitario di Roccamonfina – partecipò all’acquisto e alla costruzione della struttura. Radio Evangelo Campania – fu tra i fondatori dell’emittente, oggi un network regionale. Nuova sede della Chiesa di Napoli – nel 1993 si adoperò all’acquisto di un teatro nel centro cittadino, riportando la comunità nel cuore della città. L’impegno imprenditoriale Accanto al ministero spirituale, Melluso contribuì con la sua famiglia allo sviluppo del noto calzaturificio Melluso, marchio affermato a livello nazionale. Successivamente, intraprese ulteriori iniziative imprenditoriali personali. Gli ultimi anni di servizio Nella Chiesa locale continuò a collaborare come pastore onorario, sostenendo l’attuale pastore e predicando fino al 13 ottobre 2019, quando – a 85 anni – chiese di essere sollevato dagli incarichi pubblici. Cordoglio dalla città e dal mondo evangelico Alla notizia della sua scomparsa sono giunti numerosi messaggi di cordoglio da leader evangelici nazionali e regionali, da esponenti del mondo politico e dal Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ne hanno ricordato la testimonianza di fede e l’impegno per la città. Il ricordo della comunità e il culto di funerale Al culto di funerale hanno partecipato molti pastori:  presieduto, il pastore della Chiesa Davide Di Iorio; predicato, E. Cardarelli; partecipato diversi saluti, A. Siviero; intervenuto, Esposito. Tanti altri singoli pastori a nome delle Chiese pasturate ed Opere consorelle hanno partecipato condoglianze, tantissimi in presenza. La Chiesa di Napoli ha espresso profonda gratitudine per il lungo ministero di Melluso: “Una guida, un esempio di fede, di amore e di dedizione al servizio di Dio. Lo incontreremo nella Gloria.” Davide Di Iorio

Le ADI

Umberto Nello Gorietti

(Primo presidente delle Assemblee di Dio in Italia) Umberto Nello Gorietti nasce a Roma il 28 dicembre 1904 da Giuseppe e Gioconda Pagliaroli. Quarto ed ultimo figlio di questa famiglia di origine umbra. Dopo le scuole elementari segue con successo le scuole commerciali ed in seguito la professione di rappresentante in commercio. Nel 1925, il padre Giuseppe viene miracolosamente in contatto con l’Evangelo per mezzo di credenti pentecostali e comincia a frequentare la chiesa di Roma, via Adige. Il Signore trasforma la sua vita e diventa testimone dell’Evangelo a tutta la sua numerosa parentela. Nel 1926, Umberto Gorietti incontra e sposa Giuseppina Franzoli, la fedele compagna della sua vita, la quale gli dedicherà con profondissimo affetto e dedizione la propria esistenza. In una crisi spirituale, nell’autunno del 1930, si rivolge ad una sua cugina che si era convertita all’Evangelo per chiedere consiglio ed aiuto. È incoraggiato a rivolgersi al Signore per la soluzione dei suoi problemi. Quella stessa sera toccato dalla predicazione della Parola di Dio, si converte al Signore e la sua vita è totalmente trasformata. Nel 1931 si converte all’Evangelo anche sua madre, un suo fratello e sua cognata. È battezzato in acqua e, poco dopo riceve un potente battesimo nello Spirito Santo. In concomitanza col suo lavoro di rappresentanza commerciale, svolge negli anni seguenti una fervida attività di “evangelista itinerante” tra le comunità Evangeliche Pentecostali esistenti. Nel 1933 testimonia ad un suo carissimo amico, Salvatore Anastasio, il primo ad accettare il messaggio pentecostale nella città di Napoli, che in seguito dopo aver curato il gruppo nascente insieme ad Aurelio Pagano ne diverrà il conduttore. Nel 1935 inizia la persecuzione contro le Comunità Evangeliche Pentecostali. Umberto Gorietti sarà uno dei cinque anziani responsabili della comunità di Roma, e presiederà le riunioni clandestine che si tengono in due o tre diverse case private dislocate in differenti zone della città. Nel 1941 ha il grande dolore di perdere il secondo dei suoi tre figli, Mario di tredici anni. Il 6 giugno 1943 a seguito di una delazione, mentre presiede un culto privato, è arrestato con tutti i suoi fratelli e condotto al carcere giudiziario di Roma. La maggioranza dei credenti viene rilasciata dopo 23 giorni. Umberto, insieme con il vecchio padre e i fratelli L. Arcangeli, U. Janni, P. Remoli e L. Lombardo e le sorelle T. Nigido e C. Lombardo, è deferito al Tribunale speciale per l’assegnazione del confino. Il 9 luglio 1943 la commissione provinciale lo condanna al confino per la durata di tre anni “per aver svolto attività del vietato culto pentecostale”. Il 25 luglio cade il fascismo, l’assegnazione al confino è annullata ed è rimesso in libertà il 6 agosto. Nel 1945, riacquistata la libertà e riunificato il territorio nazionale, dopo la triste parentesi della guerra, Umberto Gorietti è tra i primi a riprendere i contatti con credenti, gruppi e chiese. Incoraggia, compatibilmente alle possibilità economiche, la riapertura di locali di culto. A Roma, ottiene, insieme ai fratelli anziani, che la Comunità Cristiana Evangelica Pentecostale sia ospitata per le riunioni di culto nella sala di conferenze della vecchia sede dell’Y.M. C.A. in Piazza Indipendenza. Così comincia di nuovo a Roma l’attività di evangelizzazione. Dal 30 agosto al 2 settembre partecipa al 40 Convegno Nazionale delle Chiese Pentecostali Italiane, tenutosi a Raffadali (Agrigento). Nel 1946 la sede provvisoria della Comunità Pentecostale di Roma si sposta presso una sala adiacente al Tempio Metodista di Via XX Settembre, fraternamente concessa. Nell’estate dello stesso anno è invitato in Svizzera, nel Ticino, a prendere contatto con le Chiese Pentecostali Svizzere. A Yverdon, in un Convegno Pastorale è consacrato Ministro dell’Evangelo. Durante la sua permanenza in Svizzera si pubblica il primo numero del “Risveglio Pentecostale”. Nel Convegno Nazionale, tenuto a Roma dal 28 agosto al 1 settembre 1946, è incaricato a rappresentare le Chiese Cristiane Evangeliche Pentecostali presso le Autorità di Governo e presso il Comitato per la Distribuzione dei Soccorsi in Italia. Sempre in questo periodo è nominato membro del “Comitato per la Tutela della Libertà Religiosa”. Dopo il periodo dell’amministrazione alleata, nel 1947 il Governo Italiano tenta di riapplicare le leggi fasciste ancora vigenti. Impedisce le riunioni della Chiese Evangeliche Pentecostali, tenta di chiudere i locali di culto e in qualche caso di arrestare i conduttori. Il fratello Gorietti fa passi ufficiali presso le Autorità, gli viene consigliato di richiedere il riconoscimento giuridico delle Chiese, possibilmente con una nuova denominazione già conosciuta all’Estero. Si richiede immediatamente un documento ufficiale alla Chiesa Cristiana del Nord America. Associazione di chiese consorelle italo-americane. Ma, questa non può rilasciarlo perché non possiede il riconoscimento giuridico in U.S.A.. Mediante i buoni uffici del Dr. Henry Mess, pastore della Prima Chiesa delle Assemblee di Dio di Seattle Wa. (U.S.A.) l’Associazione delle “Assemblee di Dio”, con sede in Springfield, Missouri, offre il documento necessario per iniziare la pratica di riconoscimento presso il Governo Italiano. Nel convegno Nazionale dell’Agosto 1947, le Chiese Evangeliche Pentecostali Italiane, accettano l’offerta delle Assemblee di Dio degli Stati Uniti, questa “affiliazione spirituale” sarà un vero e proprio accordo di reciprocità e collaborazione alla pari tra due Associazioni di Chiese consorelle. Le Chiese Pentecostali italiane assumono ufficialmente il nome di “Assemblee di Dio in Italia” (A. D.I.). Viene eletto un Comitato Esecutivo, con sede provvisoria presso il domicilio del fr. Gorietti ed egli ne viene nominato all’unanimità Presidente. Nel maggio del 1947 partecipa, in rappresentanza dell’Italia, alla Prima Conferenza Mondiale delle Chiese Pentecostali che si tiene a Zurigo. Nel novembre dello stesso anno rappresenta l’Italia al Convegno Nazionale delle Assemblee di Dio della Francia. Nel maggio 1948, compie un viaggio negli Stati uniti d’America per sensibilizzare l’opinione pubblica evangelica sulla mancanza di libertà religiosa in Italia e visita le Chiese Pentecostali Italiane, associate alle C. C. N. A., le Chiese pentecostali Italiana del Canada quelle del Distretto Italiano e molte altre Chiese delle Assemblee di Dio in U.S.A.. Lo scopo principale è quello di incontrare i fratelli dirigenti di queste Chiese e raccogliere offerte per la costruzione di una sede semplice, ma degna

Le ADI

Francesco Toppi

Il pastore Francesco Toppi era nato a Roma il 1° gennaio del 1928, da Gioacchino e Gina Gorietti, in una modesta abitazione situata su Via Labicana, a poche centinaia di metri dal Colosseo. Sua madre, non ancora credente, – il padre invece aveva già accettato l’Evangelo e si era convertito -, lo fece battezzare secondo il rito cattolico romano presso la non lontana chiesa di Sant’Alfonso, in fondo a Via Merulana, all’angolo con via Labicana. La famiglia si trasferì ben presto in altra zona di Roma, al quartiere Trieste, dove Francesco Toppi trascorse la sua infanzia e la sua prima adolescenza. Nel frattempo anche la madre si convertì all’Evangelo e la famigliola frequentava le riunioni presso il locale di culto sito in via Adige, il primo storico, locale della comunità di Roma. Nel 1935 iniziò il duro periodo delle persecuzioni fasciste, che si protrasse fino al 1944. Il 6 giugno 1943, il padre Gioacchino, la madre, la nonna, insieme a decine di altri credenti, furono arrestati durante una retata della polizia fascista, in una casa dove si riunivano clandestinamente per celebrare il culto al Signore. Rimasero in carcere ben ventitré giorni. Finito il periodo della persecuzione e ottenuta la libertà religiosa, nel corso di riunioni speciali che si tenevano presso i locali dell’YMCA, in Via Curtatone, non lontano dalla stazione Termini, ospite il pastore di origine svizzera Herman Parli, Francesco Toppi si convertì all’Evangelo appena diciassettenne, realizzando l’esperienza della nuova nascita insieme ad un cospicuo numero di giovani della chiesa di Roma, Via dei Bruzi, tra cui il suo fraterno amico e inseparabile compagno di tante esperienze nel ministerio cristiano, Paolo Arcangeli. Terminati gli studi di scuola media superiore e ottenuto il diploma di ragioneria, scelse di iscriversi alla Scuola Biblica in Gran Bretagna, l’IBTI, che all’epoca aveva sede a Leamington Spa ed era diretta dall’indimenticabile pastore Fred Squire, usato potentemente da Dio per la costituzione di decine di chiese in Inghilterra. Francesco Toppi iniziò il corso di studi nel 1947 e lo terminò nel 1949. Durante il periodo di permanenza alla scuola biblica fu battezzato nello Spirito Santo e nel corso di una indimenticabile riunione di preghiera, sempre durante il corso di studi, il Signore gli annunciò profeticamente che lo avrebbe usato efficacemente nel suo paese d’origine. Dopo una breve parentesi all’estero, precisamente in Nord Europa, nella penisola scandinava, rientrò in Italia e fu iscritto nel Ruolo Generale dei Ministeri a tempo pieno il 21 dicembre 1949 e inviato in Calabria, a Casabona (KR), dove il Signore lo usò per lo sviluppo di un nutrito gruppo di credenti. Dopo un periodo durante il quale svolse il suo ministerio nei paesi della Valle Caudina, in provincia di Benevento, fu pastore a Torino, dal 1953 al 1958, dove conobbe Annamaria Ferretti. Si sposarono il 14 giugno 1959 e sono stati uniti nel vincolo del matrimonio per oltre 55 anni, in un rapporto che possiamo definire complementare e proprio per questo conosciuti come il fratello e la sorella Toppi. Ricordo nel corso della celebrazione di un matrimonio presso la chiesa di Via dei Bruzi, mentre il fratello Toppi esortava gli sposi alla mutua collaborazione nel servizio al Signore, levò lo sguardo verso la galleria dove all’organo era seduta la sor. Toppi e disse: “La nostra vita non è stata facile, ma è stata una vita bella, perché la vita più bella è quella che si consuma per il Signore”. Dopo gli anni trascorsi a Torino, Francesco Toppi fece rientro a Roma, perché i fratelli responsabili delle Assemblee di Dio in Italia avevano nel frattempo avviato il progetto di realizzazione dell’Istituto Biblico Italiano. Fu indicato come Segretario della Scuola Biblica e partì quasi subito per gli Stati Uniti dove soggiornò per circa sei mesi svolgendo un ampio ciclo di visite per la raccolta di offerte tra le chiese del Nord America, che vollero collaborare alla costruzione dell’edificio, attuale sede dell’Istituto Biblico Italiano. Nel 1961 venne eletto pastore della storica chiesa di Roma – Via dei Bruzi, di cui ha mantenuto la conduzione fino al 2007, coadiuvato dal 1995 dall’attuale pastore della comunità, Salvatore Cusumano. Nel frattempo, all’età di ventisei anni, era stato già eletto membro del Consiglio Generale delle Chiese. Il tempo passava e mentre svolgeva il ministerio pastorale a Roma e insegnava alla Scuola Biblica, dove ha collaborato fino a pochi anni fa impartendo corsi sulle più disparate discipline bibliche, le condizioni di salute del pastore Umberto Nello Gorietti, primo indimenticabile Presidente e Legale Rappresentante delle Assemblee di Dio in Italia, artefice del conseguimento del riconoscimento giuridico dell’Ente Morale “Assemblee di Dio in Italia” e di tante battaglie per la libertà di predicazione dell’Evangelo, andavano sempre più peggiorando, finché, nell’Assemblea Generale svoltasi a Napoli nel 1977, il pastore Toppi fu eletto Presidente e Legale Rappresentante dell’Ente Morale “Assemblee di Dio in Italia”, carica che ricoprirà ininterrottamente fino al 2007. Il suo trentennale servizio a favore della fratellanza si è caratterizzato soprattutto per l’adozione di tante iniziative volte all’istruzione biblica, all’evangelizzazione, nonché alla organizzazione interna dell’Ente Morale, ma soprattutto alla stipula della Legge d’Intesa con il Governo Italiano, approvata dal Parlamento Italiano dopo anni di trattative, il 22 novembre 1988 e denominata appunto “Legge 22 novembre 1988, n. 517”. Frequente, a questo proposito, era il ricordo del pastore Toppi di ciò che accadde il giorno della firma della Legge d’Intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri allora in carica, il 29 dicembre 1986, a Palazzo Chigi. Mentre si apprestava ad apporre la propria firma in calce al documento, gli tornò in mente un episodio della sua adolescenza, quando, non ancora convertito all’Evangelo, si trovò a passare per Via XX Settembre, a Roma, ed entro nella Chiesa Metodista e formulò una preghiera a Dio: “Signore, io non sono convertito, ma semmai un giorno dovessi diventare qualcuno aiutami a fare qualcosa per i miei genitori, perché al mio popolo possa essere riconosciuta piena dignità e concessa la facoltà di predicare l’Evangelo nella libertà!”. “Per l’emozione che mi suscitò quel ricordo, la grafia della

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La cena del Signore

La Cena del Signore consiste negli elementi del pane e del vino, ed è l’espressione della nostra comunione con le virtù del sangue e del corpo del nostro Signore Gesù Cristo. È inoltre un memoriale della Sua sofferenza e della Sua morte ; nonché un annuncio del Suo ritorno . Ad essa partecipano tutti i credenti battezzati in acqua secondo le regole dell’Evangelo e che testimoniano, con una vita trasformata, della loro unione con Cristo. La transustanziazione, ovvero l’opinione secondo cui il pane e il vino cambierebbero sostanza, è in contrasto con tutto l’insegnamento della Sacra Scrittura, nonché con la natura stessa dell’ordinamento lasciato dal Signore Gesù. Il Nuovo Testamento sottolinea la necessità di una partecipazione degna alla Cena del Signore, richiedendo, da parte del credente, un genuino ravvedimento da eventuali atteggiamenti errati nei confronti di Dio o del prossimo “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore”. Il ravvedimento implica la confessione privata e diretta a Dio stesso. Infatti, è esplicitamente affermato nelle Sacre Scritture: “Se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; ed egli è la propiziazione per i nostri peccati” ; “poiché vi è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù, uomo” .

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Il battesimo

Il culto della Chiesa dell’era apostolica, secondo quanto appare nel Nuovo Testamento, non seguiva uno schema liturgico formale e rigido, ma esso consisteva nel canto comunitario, nella preghiera spontanea, nella lettura delle Sacre Scritture, nella predicazione della Parola, con testimonianze, esercizio dei carismi dello Spirito Santo e raccolta delle offerte per l’aiuto da offrire ai bisognosi e per sostenere la diffusione del messaggio cristiano. Nell’ambito della celebrazione del culto a Dio “in ispirito e verità”, venivano amministrati i due ordinamenti lasciati direttamente da Cristo agli apostoli: “il battesimo in acqua” per immersione e la “cena del Signore”. Questi due ordinamenti sono rispettivamente, la testimonianza dell’opera che Cristo compie nel credente che pone in Lui tutta la sua fiducia e il ricordo della morte del Signore celebrato con gratitudine. Il battesimo, secondo la Sacra Scrittura, consiste in una sola immersione totale del credente che si è ravveduto dei propri peccati ed ha accettato Cristo come personale Salvatore e Signore, dichiarandosi disposto a camminare con Lui in “novità di vita” . Il battesimo è amministrato secondo la formula stabilita da Cristo stesso quando disse ai Suoi discepoli: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservare tutte quante le cose che io v’ho comandato” . Tutti i riferimenti che si trovano nel Libro degli Atti degli Apostoli, riguardanti il “battesimo nel nome di Gesù Cristo” , non si riferiscono alla formula battesimale, ma unicamente all’accettazione del battesimo come è stato istituito da Gesù e amministrato in ubbidienza al Suo ordine. Il battesimo in acqua è una testimonianza simbolica dell’unione del credente con Dio, come evidenza del ravvedimento manifestato e della nuova nascita sperimentata per la fede in Cristo, secondo l’Evangelo.

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La risurrezione

In tutta la Sacra Scrittura il termine “morte” non significa mai estinzione dell’essere, ma separazione. Per risurrezione quindi, s’intende la ricostituzione dell’uomo in forma incorruttibile, negli elementi che costituiscono il suo “intero essere… lo spirito, l’anima e il corpo” . Questa risurrezione, secondo la Bibbia è universale, anche se, nel piano di Dio, avviene in tempi diversi . La Scrittura non insegna assolutamente l’estinzione dell’essere degl’increduli, né che Dio annulla l’esercizio della libera volontà dell’individuo nell’accettare o nel rigettare Cristo e quindi, di conseguenza ogni individuo è responsabile delle proprie scelte. Ecco perché nella Scrittura v’è un esplicito appello alla vita di santificazione e alla perseveranza finale. Coloro che hanno accettato Cristo ed hanno ubbidito alla Sua Parola risorgeranno in “risurrezione di vita”, infatti “beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione”, e gli altri in “risurrezione di giudizio” . I primi godranno appieno la “vita eterna” con Dio; gli altri la separazione eterna da Lui.

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Validità del Primo Concilio Cristiano

Il primo Concilio o Convegno della Chiesa Cristiana, ponendo termine alla controversia tra Giudei e pagani convertiti al cristianesimo sull’obbligo di osservare la legge cerimoniale dell’Antico Testamento, stabilì, una volta per sempre, la necessità di “astenersi dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione”.  La suddetta decisione proposta da Giacomo, condivisa da tutti dopo la conferma dello Spirito Santo, aveva lo scopo di sancire l’assoluta separazione dei cristiani da qualsiasi forma di culto pagano, immorale e idolatrico, e la validità dell’ingiunzione divina rivolta a Noè di non mangiare il sangue di animali, prima ancora dell’istituzione della Legge per ragioni di carattere tipologico e spirituale.

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I ministeri del Signore glorificato

Mettendo in evidenza il sacerdozio universale dei credenti, in quanto tutti coloro che hanno accettato Cristo per fede ed ubbidiscono a “Tutto l’Evangelo”, sono membri del corpo universale di Cristo e svolgono funzioni differenti “secondo la grazia che… è stata data” , la Sacra Scrittura insegna che il Signore glorificato ha dato “gli uni come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti, gli altri come pastori e dottori” , quali strumenti di guida, d’insegnamento, di elevazione e di servizio per l’evangelizzazione del mondo, l’adorazione rivolta a Dio in Spirito e verità e l’edificazione del corpo di Cristo. Crediamo, però, che tali ministeri, come anche i carismi, esercitati dai credenti non vadano usati come titolo di distinzione personale, affinché tutta la gloria torni al Signore che li ha distribuiti per mezzo del Suo Spirito. In Romani 12:6, vengono indicati altri ministeri, generalmente definiti di carattere pratico, vale a dire l’esortazione, il dare, la presidenza e il ministerio pratico del diaconato . I termini biblici “anziano”, “pastore” e “vescovo” nel Nuovo Testamento non risultano essere dei titoli, ma qualificazioni dello stesso ministerio di responsabilità o di guida spirituale della comunità locale e già nella Chiesa del primo secolo esprimevano rispettivamente i concetti di maturità, cura delle anime, predicazione e sorveglianza spirituale dei credenti. La suddivisione fra clero e laicato in seno al Cristianesimo è sorta dopo il terzo secolo ed ha separato impropriamente i ministri dal popolo introducendo un ordine gerarchico. Questa distinzione, però, è totalmente in contrasto con il concetto biblico del sacerdozio universale dei credenti. Prima di allora ogni comunità cristiana locale era governata spiritualmente da un consiglio di “anziani”, i quali singolarmente o collettivamente, secondo il ministerio affidato loro dal Signore glorificato, assumevano la responsabilità della presidenza, della predicazione e della cura delle anime. Per questa ragione riteniamo che l’esercizio del ministerio cristiano si esprima con la vocazione divina ed il riconoscimento di essa da parte delle chiese. Questo non costituisce, però, uno stato diverso da quello proprio del sacerdozio universale dei credenti.

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I carismi e le grazie dello Spirito Santo

Il termine “carisma” è usato nel Nuovo Testamento con il significato di capacità, facoltà ricevuta come conseguenza della grazia divina. I carismi sono distribuiti dallo Spirito Santo “a ciascuno in particolare come Egli vuole” e la loro manifestazione è data “per l’utile comune” . In I Corinzi 12:8-11, viene fornito l’elenco dei “carismi” che sono suddivisi in tre classi: a. Quelli relativi alla conoscenza soprannaturale: parola di sapienza, parola di conoscenza e discernimento degli spiriti; b. Quelli relativi alle azioni soprannaturali: fede, potenza d’operare miracoli e doni di guarigione; c. Quelli relativi alla parola soprannaturale: profezia, lingue ed interpretazione delle lingue. I carismi si manifestano nella comunità cristiana “per l’edificazione, l’esortazione e la consolazione” e vengono distribuiti dallo Spirito Santo ad alcuni credenti nell’esercizio del sacerdozio universale, in quanto crediamo che nel culto della comunità cristiana ognuno, guidato e ripieno dello Spirito Santo, può essere uno strumento usato da Dio per la benedizione degli altri. Con l’espressione “grazie dello Spirito Santo” si intende particolarmente quello che nel Nuovo Testamento è definito il “frutto dello Spirito”, così come è descritto nell’epistola ai Galati (5:22). Si tratta della manifestazione del carattere di Cristo, riprodotto dallo Spirito Santo nella vita del credente che si dispone da parte sua a manifestare “ogni premura” perché queste grazie abbondino. I carismi e le grazie dello Spirito Santo testimoniano quindi, anche nell’ambito della società, dell’efficacia dell’opera di Cristo nella vita di quanti credono ed accettano per fede le promesse di “Tutto l’Evangelo”.

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