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La cena del Signore

La Cena del Signore consiste negli elementi del pane e del vino, ed è l’espressione della nostra comunione con le virtù del sangue e del corpo del nostro Signore Gesù Cristo. È inoltre un memoriale della Sua sofferenza e della Sua morte ; nonché un annuncio del Suo ritorno . Ad essa partecipano tutti i credenti battezzati in acqua secondo le regole dell’Evangelo e che testimoniano, con una vita trasformata, della loro unione con Cristo. La transustanziazione, ovvero l’opinione secondo cui il pane e il vino cambierebbero sostanza, è in contrasto con tutto l’insegnamento della Sacra Scrittura, nonché con la natura stessa dell’ordinamento lasciato dal Signore Gesù. Il Nuovo Testamento sottolinea la necessità di una partecipazione degna alla Cena del Signore, richiedendo, da parte del credente, un genuino ravvedimento da eventuali atteggiamenti errati nei confronti di Dio o del prossimo “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore”. Il ravvedimento implica la confessione privata e diretta a Dio stesso. Infatti, è esplicitamente affermato nelle Sacre Scritture: “Se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; ed egli è la propiziazione per i nostri peccati” ; “poiché vi è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù, uomo” .

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Il battesimo

Il culto della Chiesa dell’era apostolica, secondo quanto appare nel Nuovo Testamento, non seguiva uno schema liturgico formale e rigido, ma esso consisteva nel canto comunitario, nella preghiera spontanea, nella lettura delle Sacre Scritture, nella predicazione della Parola, con testimonianze, esercizio dei carismi dello Spirito Santo e raccolta delle offerte per l’aiuto da offrire ai bisognosi e per sostenere la diffusione del messaggio cristiano. Nell’ambito della celebrazione del culto a Dio “in ispirito e verità”, venivano amministrati i due ordinamenti lasciati direttamente da Cristo agli apostoli: “il battesimo in acqua” per immersione e la “cena del Signore”. Questi due ordinamenti sono rispettivamente, la testimonianza dell’opera che Cristo compie nel credente che pone in Lui tutta la sua fiducia e il ricordo della morte del Signore celebrato con gratitudine. Il battesimo, secondo la Sacra Scrittura, consiste in una sola immersione totale del credente che si è ravveduto dei propri peccati ed ha accettato Cristo come personale Salvatore e Signore, dichiarandosi disposto a camminare con Lui in “novità di vita” . Il battesimo è amministrato secondo la formula stabilita da Cristo stesso quando disse ai Suoi discepoli: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservare tutte quante le cose che io v’ho comandato” . Tutti i riferimenti che si trovano nel Libro degli Atti degli Apostoli, riguardanti il “battesimo nel nome di Gesù Cristo” , non si riferiscono alla formula battesimale, ma unicamente all’accettazione del battesimo come è stato istituito da Gesù e amministrato in ubbidienza al Suo ordine. Il battesimo in acqua è una testimonianza simbolica dell’unione del credente con Dio, come evidenza del ravvedimento manifestato e della nuova nascita sperimentata per la fede in Cristo, secondo l’Evangelo.

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La risurrezione

In tutta la Sacra Scrittura il termine “morte” non significa mai estinzione dell’essere, ma separazione. Per risurrezione quindi, s’intende la ricostituzione dell’uomo in forma incorruttibile, negli elementi che costituiscono il suo “intero essere… lo spirito, l’anima e il corpo” . Questa risurrezione, secondo la Bibbia è universale, anche se, nel piano di Dio, avviene in tempi diversi . La Scrittura non insegna assolutamente l’estinzione dell’essere degl’increduli, né che Dio annulla l’esercizio della libera volontà dell’individuo nell’accettare o nel rigettare Cristo e quindi, di conseguenza ogni individuo è responsabile delle proprie scelte. Ecco perché nella Scrittura v’è un esplicito appello alla vita di santificazione e alla perseveranza finale. Coloro che hanno accettato Cristo ed hanno ubbidito alla Sua Parola risorgeranno in “risurrezione di vita”, infatti “beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione”, e gli altri in “risurrezione di giudizio” . I primi godranno appieno la “vita eterna” con Dio; gli altri la separazione eterna da Lui.

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Validità del Primo Concilio Cristiano

Il primo Concilio o Convegno della Chiesa Cristiana, ponendo termine alla controversia tra Giudei e pagani convertiti al cristianesimo sull’obbligo di osservare la legge cerimoniale dell’Antico Testamento, stabilì, una volta per sempre, la necessità di “astenersi dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione”.  La suddetta decisione proposta da Giacomo, condivisa da tutti dopo la conferma dello Spirito Santo, aveva lo scopo di sancire l’assoluta separazione dei cristiani da qualsiasi forma di culto pagano, immorale e idolatrico, e la validità dell’ingiunzione divina rivolta a Noè di non mangiare il sangue di animali, prima ancora dell’istituzione della Legge per ragioni di carattere tipologico e spirituale.

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I ministeri del Signore glorificato

Mettendo in evidenza il sacerdozio universale dei credenti, in quanto tutti coloro che hanno accettato Cristo per fede ed ubbidiscono a “Tutto l’Evangelo”, sono membri del corpo universale di Cristo e svolgono funzioni differenti “secondo la grazia che… è stata data” , la Sacra Scrittura insegna che il Signore glorificato ha dato “gli uni come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti, gli altri come pastori e dottori” , quali strumenti di guida, d’insegnamento, di elevazione e di servizio per l’evangelizzazione del mondo, l’adorazione rivolta a Dio in Spirito e verità e l’edificazione del corpo di Cristo. Crediamo, però, che tali ministeri, come anche i carismi, esercitati dai credenti non vadano usati come titolo di distinzione personale, affinché tutta la gloria torni al Signore che li ha distribuiti per mezzo del Suo Spirito. In Romani 12:6, vengono indicati altri ministeri, generalmente definiti di carattere pratico, vale a dire l’esortazione, il dare, la presidenza e il ministerio pratico del diaconato . I termini biblici “anziano”, “pastore” e “vescovo” nel Nuovo Testamento non risultano essere dei titoli, ma qualificazioni dello stesso ministerio di responsabilità o di guida spirituale della comunità locale e già nella Chiesa del primo secolo esprimevano rispettivamente i concetti di maturità, cura delle anime, predicazione e sorveglianza spirituale dei credenti. La suddivisione fra clero e laicato in seno al Cristianesimo è sorta dopo il terzo secolo ed ha separato impropriamente i ministri dal popolo introducendo un ordine gerarchico. Questa distinzione, però, è totalmente in contrasto con il concetto biblico del sacerdozio universale dei credenti. Prima di allora ogni comunità cristiana locale era governata spiritualmente da un consiglio di “anziani”, i quali singolarmente o collettivamente, secondo il ministerio affidato loro dal Signore glorificato, assumevano la responsabilità della presidenza, della predicazione e della cura delle anime. Per questa ragione riteniamo che l’esercizio del ministerio cristiano si esprima con la vocazione divina ed il riconoscimento di essa da parte delle chiese. Questo non costituisce, però, uno stato diverso da quello proprio del sacerdozio universale dei credenti.

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I carismi e le grazie dello Spirito Santo

Il termine “carisma” è usato nel Nuovo Testamento con il significato di capacità, facoltà ricevuta come conseguenza della grazia divina. I carismi sono distribuiti dallo Spirito Santo “a ciascuno in particolare come Egli vuole” e la loro manifestazione è data “per l’utile comune” . In I Corinzi 12:8-11, viene fornito l’elenco dei “carismi” che sono suddivisi in tre classi: a. Quelli relativi alla conoscenza soprannaturale: parola di sapienza, parola di conoscenza e discernimento degli spiriti; b. Quelli relativi alle azioni soprannaturali: fede, potenza d’operare miracoli e doni di guarigione; c. Quelli relativi alla parola soprannaturale: profezia, lingue ed interpretazione delle lingue. I carismi si manifestano nella comunità cristiana “per l’edificazione, l’esortazione e la consolazione” e vengono distribuiti dallo Spirito Santo ad alcuni credenti nell’esercizio del sacerdozio universale, in quanto crediamo che nel culto della comunità cristiana ognuno, guidato e ripieno dello Spirito Santo, può essere uno strumento usato da Dio per la benedizione degli altri. Con l’espressione “grazie dello Spirito Santo” si intende particolarmente quello che nel Nuovo Testamento è definito il “frutto dello Spirito”, così come è descritto nell’epistola ai Galati (5:22). Si tratta della manifestazione del carattere di Cristo, riprodotto dallo Spirito Santo nella vita del credente che si dispone da parte sua a manifestare “ogni premura” perché queste grazie abbondino. I carismi e le grazie dello Spirito Santo testimoniano quindi, anche nell’ambito della società, dell’efficacia dell’opera di Cristo nella vita di quanti credono ed accettano per fede le promesse di “Tutto l’Evangelo”.

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Il battesimo nello Spirito Santo

Il battesimo nello Spirito Santo, come esperienza distinta e susseguente a quella della rigenerazione, è esplicitamente dimostrato dall’esperienza dei discepoli del Signore e dei cristiani dell’era apostolica. Infatti Gesù ordinò “di attendere quello che il Padre aveva promesso” ai Suoi quando erano già nati di nuovo e convertiti. Egli aveva detto loro “voi siete netti” e “voi già siete mondi a motivo della Parola che vi ho annunciata”. Gesù aveva affermato che i loro nomi erano scritti in cielo (Luca 10:20) e, risorto, “soffiò su loro e disse: ricevete lo Spirito Santo”. Il verbo “soffiò” non si incontra altrove nel testo greco originale del Nuovo Testamento, ma è il medesimo usato nella Versione Greca dei LXX per tradurre Genesi 2:7, dove è detto che dopo aver formato l’uomo dalla polvere della terra Dio “gli soffiò nelle narici un alito vitale”. Cristo dunque, con questa parola si identifica totalmente con Yahweh. “Gesù non fa qui una semplice promessa, non dà solo un segno di quanto doveva accadere alla Pentecoste; ma comunica realmente lo Spirito Santo, come caparra o primizia della maggiore e più gloriosa effusione, che doveva avvenire alla Pentecoste. A chi domanda quale relazione passi fra questa effusione dello Spirito e quella che avvenne alla Pentecoste, così rispondono Moulton e Milligan: “Il dono presente si riferisce alla vita interna degli apostoli; il dono futuro, alla loro preparazione più esterna per l’opera; ora il Signore vuole farli salire ad un grado superiore di vita spirituale, illuminando e vivificando la loro anima; alla Pentecoste li renderà atti a produrre un effetto sugli altri”. Tuttavia, essi dovettero attendere d’esser rivestiti della potenza dall’alto e Gesù stesso dichiarò: “Voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” . La stessa predicazione di Pietro presenta lo schema cronologico dell’esperienza cristiana: “Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo (cioè con la Sua autorità), per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani e per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” . Dei credenti di Samaria è detto: “Quando ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furono battezzati, uomini e donne… Or gli apostoli ch’erano a Gerusalemme avendo inteso che la Samaria aveva ricevuto la Parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni. I quali, essendo discesi là, pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo” . È evidente, anche in questo caso, l’identica cronologia delle diverse fasi della genuina esperienza cristiana. Gli stessi aspetti si possono distinguere nella conversione di Cornelio, il quale, mentre Pietro annunciava il messaggio della salvezza, credette insieme con “tutti coloro che udivano la Parola” , i quali furono rigenerati e poi battezzati nello Spirito Santo, “poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” . La conversione di Paolo e quella dei discepoli di Efeso confermano che l’esperienza biblica del battesimo nello Spirito Santo è susseguente a quella della nuova nascita. Credere che il segno iniziale del battesimo nello Spirito Santo sia il parlare in altre lingue (glossolalia), “secondo che lo Spirito di Dio dà d’esprimersi”, è anche questo conforme all’insegnamento del Nuovo Testamento. Infatti: a. Tutti i credenti, che si trovavano nell’alto solaio il giorno della Pentecoste, furono ripieni dello Spirito Santo e “cominciarono a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” ; b. A Samaria, anche se non viene espressamente dichiarato che i credenti battezzati nello Spirito Santo parlassero in altre lingue, risulta implicito il fatto che vi sia stata una manifestazione esteriore, tanto che Simon mago offerse del denaro per ricevere “questa potestà” . c. Dopo la sua conversione, Paolo da Tarso fu ripieno dello Spirito Santo e, molti anni più tardi, confermerà la propria esperienza del battesimo nello Spirito Santo dicendo: “Io ringrazio Dio che parlo in lingue più di tutti voi” . d. I credenti di Cesarea ricevettero il battesimo nello Spirito Santo perché Pietro e quelli che erano con lui rimasero stupiti in quanto”li udivano parlare in altre lingue e magnificare Iddio” . L’apostolo Pietro testimonierà in seguito che l’esperienza dei credenti di Cesarea era perfettamente biblica, dicendo: “Lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio”. e. Anche i credenti di Efeso, dopo che lo Spirito Santo scese su loro, “parlavano in altre lingue e profetizzavano” . L’espressione: “segno iniziale” è usata per definire l’evidenza esteriore dell’arrendimento del credente alla volontà e alla potenza dello Spirito Santo. Praticamente, gli effetti del battesimo nello Spirito Santo si manifestano nel credente incoraggiandone la progressiva santificazione, cioè il continuo processo di separazione da tutto ciò che è malvagio e di consacrazione della propria vita a Dio, con l’offerta costante di ogni facoltà umana al dominio e al controllo dello Spirito Santo. Infatti, la Bibbia insegna che il cristiano deve perseguire un’esistenza vissuta nella “santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore” . Lo Spirito Santo rende il credente capace di ubbidire all’ingiunzione: “Siate santi perché io sono santo” . La santificazione si può realizzare identificandosi ogni giorno per fede nella morte e nella risurrezione di Cristo e presentando i propri corpi “in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio” , con un arrendimento incondizionato all’opera dello Spirito Santo, che rende capaci di ubbidire a tutta la verità delle Sacre Scritture. Oltre che stimolare la santificazione individuale, il battesimo nello Spirito Santo ha lo scopo di conferire autorità e potenza ai credenti per l’attuazione del “Grande Mandato” di Cristo. Gesù infatti, prima di ascendere al cielo, disse ai Suoi: “Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” .

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La guarigione divina

La guarigione divina è parte integrante del messaggio dell’Evangelo, consiste nella liberazione dalla malattia, provveduta mediante l’opera che Cristo ha compiuto sulla croce ed è privilegio di tutti i credenti. Infatti, Cristo “ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno (la croce), affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati” . Tuttavia, credendo alla realtà della guarigione divina, come possibilità di liberazione dall’infermità, in risposta alla preghiera della fede in Cristo, non ci opponiamo alla scienza medica, né condanniamo quanti se ne avvalgono e ringraziamo Iddio per tutti i suoi successi. Proclamiamo soltanto che, quando l’uomo non può più nulla, Dio può ancora tutto e, per questo, preghiamo per i malati disposti a credere alla guarigione per la fede nel nome di Cristo Gesù, il Signore. Secondo le Sacre Scritture questa guarigione avviene per mezzo della preghiera, nelle forme descritte dal Nuovo Testamento: a. L’imposizione delle mani, “imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno” ; infatti i discepoli di Cristo “andarono a predicare da per tutto, operando il Signore con essi e confermando la Parola coi segni che l’accompagnavano”. b. Il Carisma delle guarigioni, come “manifestazione dello Spirito (Santo) per l’utile comune” ; quindi per la Comunità dei credenti ed anche per la società umana. c. L’unzione dell’olio, come ordinato esplicitamente: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e se egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi”. d. Dal testo appare chiara la pratica esistente nella chiesa dell’era apostolica anche di quest’ultimo metodo per la guarigione divina utilizzato su richiesta specifica del malato con il fine della guarigione e non come è stato impropriamente considerato, unzione impartita ai morenti.

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La rigenerazione

La “nuova nascita” o rigenerazione è l’esperienza che rende l’uomo partecipe della natura divina e lo fa nascere nella famiglia di Dio: “A tutti quelli che l’hanno ricevuto egli (Cristo) ha dato il diritto di diventare figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome”. “Egli (Cristo) ci ha largito le sue preziose e grandissime promesse onde per mezzo loro voi foste fatti partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo, per via della concupiscenza” . La rigenerazione, o nuova nascita, non è una riforma o un miglioramento della vecchia natura, ma è una creazione nuova . Infatti, “se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, sono diventate nuove” . La vita nuova si manifesta ricevendo Cristo come Salvatore, si evidenzia interiormente con il perdono dei peccati e la certezza della vita eterna, sulla base delle promesse di Cristo espresse nell’Evangelo e nella diretta testimonianza dello Spirito Santo. Infatti, “lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio;… eredi di Dio e coeredi di Cristo…” . L’evidenza esteriore di questa esperienza è una vita di giustizia e santità che consente di “rinunciare all’empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo, temperatamente, giustamente e piamente” .

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La salvezza

L’uomo fu creato da Dio senza peccato, come essere morale e libero, quindi con potere di scelta. Tuttavia egli cadde per una trasgressione volontaria incorrendo così non soltanto nella morte fisica, ma anche in quella spirituale, che è separazione da Dio. Per questa ragione, per riconciliarsi con Dio, l’uomo ha bisogno della purificazione dal peccato, che si ottiene mediante il ravvedimento come aspetto umano della salvezza e al quale esortava Cristo con le parole: “Ravvedetevi e credete all’Evangelo” . Il ravvedimento non è un atto esteriore e formale che si collega a qualche rito particolare, ma è mutamento di mente e di cuore, è pio dolore per il peccato commesso e decisione di abbandonarlo per sempre. Questa decisione è accompagnata dalla fede attiva donata da Dio al credente che si dispone ad accettare Cristo come Salvatore. Infatti, questa fede, o fiducia totale, nell’opera redentrice che Cristo ha compiuto sulla croce versando il Suo sangue e donando la Sua vita per il peccatore, non viene da noi ma è il dono di Dio.

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