Centenario ADI

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Introduzione

15 settembre 1907 – 15 settembre 2007 Centenario del Movimento Pentecostale Italiano Il Centenario del Movimento Pentecostale Italiano rappresenta una splendida opportunità per ringraziare il Signore per la Sua fedeltà attraverso gli anni. Questo speciale anniversario spinge un gruppo di giovani della Chiesa A.D.I. di Napoli Via Carafa a tracciare un racconto storico del nostro glorioso Movimento di Risveglio, al fine di non dimenticare le nostre umili origini. Non si può considerare però la storia del Risveglio Pentecostale, senza riconoscere la corrente ideale che lega tutti i precedenti movimenti spirituali dissidenti dalla Chiesa ufficiale, Movimenti che, nel corso dei secoli, anche quelli più bui, hanno manifestato il desiderio di ritornare alla semplicità, alla genuinità nonché alla potenza della Chiesa dell’era apostolica, in contrapposizione alla Chiesa ufficiale che insieme alla costante ricerca del potere temporale, introduceva nel suo seno pratiche e dottrine non conformi al Vangelo, ereditate dal vecchio paganesimo. Naturalmente questi movimenti vanno analizzati alla luce delle limitazioni di conoscenze dottrinali del periodo nel quale si sono manifestati. È opportuno ricordare che la documentazione storica prodotta da questi movimenti fu data alle fiamme, quindi, le conoscenze che ne ricaviamo sono frammentarie e non obiettive, perché prodotte dai persecutori. Vanno identificati quali movimenti di Risveglio, soltanto quelli che non elevano le manifestazioni mistiche e carismatiche alla stregua o d’importanza superiore alla Scrittura. Il Movimento Pentecostale è l’ultimo di questi movimenti di Risveglio in ordine cronologico, ma primo per quanto riguarda la vasta diffusione a livello mondiale. In sostanza trattando la storia della “Chiesa dissidente” dalle origini al Movimento Pentecostale, tratteremo la storia di quel popolo che un nostro noto inno di lode definisce “il popolo che va a regnare in cielo“: il popolo di Dio. Pensando a questo popolo la nostra mente ricorre indietro negli anni fino ad arrivare a Susa, nell’antica Persia, durante il regno di Assuero (486-465 a.C.), quando il malvagio Gran Visir Aman cercava in ogni modo di sterminare i Giudei condotti in cattività. Con scaltrezza egli affermò in presenza del re: “…C’è un popolo separato e disperso tra i popoli…le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non è quindi interesse del re tollerarlo” (Ester 3:8). Spesso i nemici del popolo di Dio rilasciano delle dichiarazioni che ritengono offensive, ma invece appaiono lusinghiere e tornano a tutto vantaggio della verità e della giustizia. Con la sua dichiarazione riguardo ai Giudei, Aman aveva creduto di apostrofare con disprezzo gli ebrei, invece la descrizione risulta ricca di grandi verità su quel popolo. Esso era realmente un popolo “separato” cioè santo; “disperso tra i popoli” in quanto la “diaspora” ebraica era presente in tutto l’impero mondiale; “le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo..” in quanto la legge del popolo d’Israele era costituita dai precetti divini. La caratteristica principale del popolo del Signore in ogni era della storia, è sempre stata quella di essere un popolo santo, diverso da tutti gli altri popoli, presente ovunque e con una propria legislatura che viene direttamente da Dio: la Sua divina Parola, la Bibbia. Tale popolo non è mai stato maggioranza della popolazione della terra, ma sempre ridotto in piccole comunità di persone che, sfidando il potere politico, gli oltraggi e le persecuzioni, ha dichiarato la propria fede in Colui che con la Sua morte sulla croce ha donato una speranza di salvezza e di vita eterna all’umanità prostituita agli idoli. Dio nella Sua infinita bontà fin dalla creazione ha voluto intrattenere con i Suoi figliuoli un rapporto di intima comunione, la caduta di Adamo non ha infatti arrestato quel piano glorioso di redenzione per gli esseri umani. Forse il primo cittadino di questo glorioso popolo fu Abele, seguì poi Enoc, Noè, Giobbe fino ad arrivare alla nascita di una nazione particolare: Israele. L’economia del nostro lavoro non ci consente di passare in rassegna tutti i grandi protagonisti del popolo d’Israele, la prima grande fetta del glorioso popolo di Dio. Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Giosuè, i Giudici, Davide, Elia, Eliseo, i Profeti, Esdra, Neemia, Giovanni Battista, Giuseppe e Maria…, solo i loro nomi ci rimandano a gloriosi racconti di potenti miracoli, grandi liberazioni e fedeltà al Signore malgrado circostanze avverse. Dal popolo di Israele nacque poi il Cristo, Colui che rese i due popoli un solo popolo. Dopo la Sua morte e la Sua resurrezione, Egli diede inizio ad un nuovo organismo vivente: la Chiesa. Il termine greco che traduce l’italiano Chiesa è “Ekklesia“, ossia “assemblea dei tratti fuori“. Essa non sempre si riconosce con il cristianesimo o con la Chiesa ufficiale. Diamo ora inizio al nostro racconto partendo proprio dalle origini della Chiesa e dalla sua manifestazione nel mondo nel giorno di Pentecoste. Sergio Cristofori Clicca qui per consultare il Numero Speciale Centenario 2007 di Cristiani Oggi Clicca qui per consultare il Numero Speciale Centenario 2007 del Risveglio Pentecostale

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Il giorno di Pentecoste

Il giorno di Pentecoste   «Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo … Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi».  (Atti 2:2,4) La festa di Pentecoste celebrata nella primavera dell’anno 30 d.C. a Gerusalemme, rappresenta un evento che ha lasciato un segno indelebile nella pur millenaria storia della Chiesa di Cristo. Infatti l’effusione dello Spirito Santo che scese su quel piccolo gruppo di credenti, mentre erano riuniti in preghiera, è l’adempimento della prima promessa di benedizione che Dio aveva preparato per la Sua Chiesa. La Chiesa intesa come corpo mistico di Cristo, o più semplicemente come quel nuovo insieme di credenti appartenenti ad ogni nazione, che hanno realizzato l’esperienza della nuova nascita, grazie alla morte di Gesù sulla croce, già si era costituita circa 50 giorni prima (9 aprile del 30 d. C.), e stava iniziando a muovere i primi passi di una storia che passando anche per i nostri giorni, si estenderà nell’Eternità. L’evento richiamato è quello descritto da Giovanni: «La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesú venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!” E, detto questo, mostrò loro le mani ed il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. Allora Gesú disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi”. Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (20:19-22). Durante i quaranta giorni prima che Gesù ascendesse al cielo, Egli istruì i primi credenti in merito alla Grazia Divina. L’insegnamento era centrato sul “compimento della promessa del Padre” cioè il Battesimo dello Spirito Santo: «Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Perché Giovanni battezzò si con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni» (Atti 1:4,5). I discepoli furono ubbidienti al comando di Gesù, infatti dopo la Sua ascensione, non si allontanarono da Gerusalemme, e decisero di riunirsi in preghiera insieme ad altri credenti, in tutto circa 120, per attendere l’adempimento di questa promessa, che si adempì il giorno della festa di Pentecoste. Questa festa che si celebrava ormai da circa 1.500 anni, era cadenzata nel calendario ebraico cinquanta giorni dopo la Pasqua, e segnava la fine della primavera ed il conseguente ingresso dell’estate. Viene ricordata come una tra le solennità ebraiche più importanti, a cui partecipava anche un gran numero di pellegrini provenienti dall’intera nazione israelita, e a quel tempo anche dalle varie regioni dell’Impero Romano dove gli ebrei erano stati dispersi: “Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo” (Atti 2:5). La festa di Pentecoste era chiamata anche la festa delle primizie, perché in questo periodo si raccoglievano le primizie del raccolto, che venivano offerte al Signore in segno di ringraziamento. Possiamo tranquillamente affermare che sia i 120 che i 3.000 che si aggiunsero al numero dei credenti in quel giorno, non furono che una primizia di una grande raccolta di anime che ancora oggi continua. L’esperienza del Battesimo dello Spirito Santo fu realizzata in quel giorno da persone che quindi già avevano realizzato l’esperienza della “nuova nascita”, e si manifestò con delle caratteristiche peculiari che ancora oggi ne confermano la realtà e la genuinità. Questa prima effusione, fu accompagnata da fenomeni acustici e visivi che Luca descrive come (ossia “simili a”) “vento” e “lingue di fuoco”, che non ritroveremo in altre simili manifestazioni. Sia il vento che il fuoco sono citati nell’Antico Testamento come segni della presenza di Dio, risultarono certamente familiari ai discepoli, i quali compresero che la manifestazione di quella potenza era indubbiamente di origine divina. Il segno che invece ritroviamo nelle successive manifestazioni è il parlare in “altre lingue“, detto anche “glossolalia“. Questo segno nella dottrina del Battesimo dello Spirito Santo è stato riconosciuto come l’evidenza iniziale, simbolo o emblema di questa esperienza. Tra la folla stupita e meravigliata da questa particolare esperienza, ci furono alcuni che si facevano beffe dei discepoli e parlarono subito di ubriachezza. Ma Pietro con il suo coraggioso sermone spiegò chiaramente come ciò a cui stavano assistendo aveva una conferma biblica, in quanto adempimento della profezia del profeta Gioele: «Avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona…» (Gioele 2:28-32; Atti 2:14-17), ed un’origine celeste, in quanto proveniente dal Messia, Gesù di Nazareth (cfr Atti 2:22-36). Gli eventi della Pentecoste attestavano la venuta dello Spirito Santo come guida della Chiesa fino al ritorno di Gesù. Gli stessi eventi, però fornivano anche un modello per confermare l’avvenuta pienezza di Spirito Santo nella vita del singolo credente. Il libro degli Atti narra di altri battesimi nello Spirito Santo: la Pentecoste Samaritana (8:14-17 – 36 d.C:); Saulo da Tarso (9:17,18 – 37 d.C.); in casa del centurione romano Cornelio (10:34-46 – 41 d.C.); gli anziani di Efeso (19:1-7 – 54 d.C.). La nostra attenzione si sofferma in particolare sull’esperienza di Cornelio e la sua famiglia, in quanto furono i primi “Gentili“, persone che non avevano nulla a che vedere con la religione e tradizione giudea, che realizzarono la Salvezza per Grazia, il Battesimo nello Spirito Santo, ed anche il Battesimo in acqua. Naturalmente, visto anche l’argomento della nostra trattazione, simpatizziamo in modo particolare per Cornelio in quanto è stato il primo Italiano a convertirsi all’evangelo e a ricevere il dono dello Spirito Santo. L’episodio avvenuto circa 11 anni dopo la prima effusione dello Spirito Santo, rappresenta un evento di fondamentale importanza per la Chiesa nascente. Infatti gli apostoli ebbero la prima prova incontestabile che il cristianesimo sarebbe andato ben aldilà dei confini del Giudaismo, assumendo nel corso del tempo una dimensione decisamente universale: «Allora Pietro, prendendo a parlare, disse: In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo

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Dal Battesimo …

Dal Battesimo …   I Alla ricerca del Battesimo dello Spirito Santo e dei Carismi attraverso i secoli Fin qualche decennio fa, era opinione abbastanza diffusa che, dal tempo degli apostoli fino alla nascita del Movimento Pentecostale, non si siano manifestati il Battesimo nello Spirito Santo con il segno delle lingue e i carismi. L’idea nasceva dal desiderio di collegarsi interamente alla prima Pentecoste unito ad una scarsa conoscenza della storia del cristianesimo. Ma soprattutto fu l’opposizione del resto del mondo protestante ed evangelico ad alimentare questa falsa nozione. Da un attento esame della storia del cristianesimo risulta invece evidente, che, manifestazioni di Battesimo nello Spirito Santo e carismi si sono verificati in tutti i secoli, anche se, non erano sempre riconosciuti come tali. La particolarità del Movimento Pentecostale sta nel fatto che l’esperienza del Battesimo nello Spirito Santo è sorto prima dottrinalmente e poi praticamente nel corso del XX secolo, diventando, come al tempo degli apostoli, fenomeno di massa. In periodi storici nei quali la Chiesa Cattolica Romana cercava di imporsi quale super potenza mondiale e il potere temporale dei Papi cominciò a costituire una seria minaccia alla libera predicazione del messaggio del Vangelo, la “Chiesa dissidente” continuava a predicare che bisogna ritornare alla semplicità e alla potenza della Chiesa dell’era degli apostoli. I principi generali che hanno caratterizzato tutti questi movimenti sono innanzitutto la fedeltà alla Sacra Bibbia, il rifiuto di gerarchie ecclesiastiche e la chiamata al ministero fondata sulla vocazione divina e non conseguenza di titoli conseguiti in corsi di studio teologico. Non pochi esempi storici mettono in evidenza che il fenomeno del parlare in altre lingue da parte di singoli credenti, si verificò continuamente nella storia della Chiesa. Due ricercatori, Kilian Mc Donnel e George Montagne, autori del libro intitolato “Iniziazione Cristiana e Battesimo dello Spirito Santo – Testimonianze dei primi otto secoli“, sono riusciti, attraverso gli scritti dei Padri della Chiesa, a rintracciare la presenza del Battesimo dello Spirito Santo nella Chiesa almeno fino all’VIII secolo. Gli autori citano come fonte di prova i seguenti storici, nelle cui opere si fa esplicito riferimento al Battesimo di Spirito Santo e ai suoi carismi: Altri dati molto interessanti, utili a ricostruire la presenza storica del Battesimo dello Spirito Santo all’interno della Chiesa ci vengono forniti dalla rivista americana WORLD MAP Digest, che in un articolo pubblicato nei numeri di Gennaio-Febbraio e Marzo-Aprile ’94 espone i risultati di una ricerca storica sull’argomento. In questo articolo si parte dalle opere dei vari Padri della Chiesa dei primi secoli, nelle quali si fa esplicito riferimento ai carismi dello Spirito Santo, sino al periodo della Riforma, giungendo, poi, sino ai nostri giorni. Tra questi si citano Giustino martire (100-165) e Ireneo (140-203). Il Montanismo, ci riferisce WORLD MAP, nonostante le scomuniche della Chiesa ufficiale e le persecuzioni, sopravvisse in clandestinità sino all’880. Wesley, tra gli altri, era un estimatore di questo Movimento. Va anche ricordato che ad esso aderì Tertulliano, uno dei più grandi padri della Chiesa. Questa era una corrente teologica nei confronti della quale ci sono giudizi discordanti; ma è invece accertato che era forte al suo interno la componente carismatica con tutti i segni tipici del Battesimo dello Spirito Santo. A proposito di Ambrogio (339-337) vescovo di Milano, la rivista ci riferisce che nel suo: “Lo Spirito Santo (i Padri della Chiesa)“, egli afferma che le guarigioni e il dono delle lingue vengono ancora dati da Dio. Agostino (354-430), il più famoso dei Padri della Chiesa dei primi secoli, sempre secondo la rivista, scrisse: “Con l’imposizione delle mani noi facciamo ancora come facevano gli apostoli quando imposero le mani sui Samaritani invocando la discesa dello Spirito Santo su di essi. E ci si aspetta che i convertiti parlino in lingue nuove“. Ancora, nel suo libro “La città di Dio“, scritto al termine della sua vita, oltre a fare una lista dei miracoli avvenuti nei suoi giorni, egli afferma: “Le cose che avvengono e che sono riportate nel Nuovo Testamento sono degne di fiducia“. Inoltre, si legge nell’articolo che Agostino si oppose energicamente alla emergente teoria delle cessazione dei doni carismatici (che si andavano affermando come reazione agli eccessi, veri o presunti, del Montanismo), ritenendo che questi fossero cessati con l’era apostolica. Sempre a proposito dell’evidenza di carismi si cita Gregorio di Tours (538-594) vescovo di Tours appunto, e Gregorio Magno (540-604), eletto papa nel 590, nelle cui opere si fa riferimento a guarigioni, profezie e fenomeni carismatici. Lo stesso ci viene detto di Vladimiro (988) principe di Rus (l’attuale Russia) e di Francesco D’Assisi (1181-1226). Anche nel Movimento Valdese si registrano episodi carismatici, come pure nell’esperienza di Vincenzo Ferire (1350-1419). Giunti dunque al tempo della Riforma, scopriamo che Martin Lutero, (citiamo le parole dell’articolo): “Era profeta, evangelista, uno che parlava in altre lingue e anche le interpretava, essendo ripieno di tutti i doni dello Spirito. Pregava per la guarigione dei malati e cacciava i demoni. Era un Luterano Pentecostale“. Ed ancora degli Ugonotti Francesi (1559) ci viene riferito che credessero e praticassero i doni carismatici, Anche di Giovanni Calvino ci viene dato conto, il quale nei suoi scritti si esprime in difesa del dono delle lingue, ritenendolo che esso fosse ancora attuale. I Quaccheri (1640) così detti proprio per le manifestazioni carismatiche dello Spirito Santo, con stadi d’estasi e tremori, che avvenivano durante le loro riunioni religiose. I Moravi (1700-1760) furono visitati dallo Spirito Santo nell’estate del 1727 a Herrnhut, vicino Dresda in Germania. Questa era una città di rifugio per i cristiani perseguitati provenienti da tutta Europa, fondata da Nikolaus Ludwig Von Zinzendorf. Da allora fu data vita ad una riunione di preghiera che durò per circa 100 anni 24 ore al giorno. Anche John Wesley, fondatore del Metodismo, riteneva l’esperienza della Pentecoste valida ed ancora attuale, tanto è vero che riteneva il Montanismo un Movimento spirituale genuino. Lo storico Battista Edward Hiscox rileva che ci sono riferimenti alle comunità Battiste di Filadelfia nel 1743 circa la presenza tra loro di vari doni dello Spirito. Nel 1830, nella “Regent’s Square Presbyterian Church” di Londra si sviluppò un Risveglio ad opera di Thompson, al quale aderì appieno il pastore Edward Irving, ci furono Battesimi di Spirito Santo e i credenti cominciarono a parlare in altre lingue e a profetizzare

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Dalle origini alla Riforma

Dalle origini alla Riforma   II Movimenti di Risveglio dalle origini all’alba della Riforma Dalle origini del cristianesimo all’XI secolo Quando il cristianesimo si affacciò nella storia, metà del mondo occidentale si trovava sotto l’egemonia romana. Fino al I secolo la Chiesa primitiva, rimase fedele alla dottrina ed agli insegnamenti degli apostoli, costituita da piccole comunità appartate dal mondo che attendevano l’imminente ritorno del Signore. Le loro idee religiose erano ancora indeterminate e la loro vita di comunità non aveva ancora regole precise: lo Spirito era l’unica loro regola, era quello che dirigeva la loro vita, ci si edificava sul Vecchio Testamento, sulle parole del Signore tramandate oralmente e sui detti dei primi Profeti Cristiani. Apparteneva alla comunità colui che aveva ricevuto il Battesimo e lo Spirito. La cerimonia del Battesimo in questa prima fase veniva impartita di regola soltanto agli adulti attraverso una triplice completa immersione nell’acqua. Molti rinviavano il Battesimo fino alla fine della loro vita. Coloro i quali erano già convertiti al cristianesimo ma non erano battezzati, costituivano la classe dei catecumeni. Essi erano considerati Cristiani ma non avevano il diritto di partecipare alla cena del Signore. Le prime assemblee di Cristiani si incontravano insieme per edificarsi reciprocamente per mezzo della preghiera, della lettura degli scritti sacri, qualche volta anche per mezzo dei discorsi in lingua sconosciuta ed infine per celebrare la cena del Signore, l’agape. I credenti si ritenevano membri d’una grande comunità, esse erano in rapporto l’una con l’altra; ma queste relazioni erano assolutamente libere, non vi erano capi, superiori o intermediari. In queste antiche comunità avevano valore gli apostoli, i profeti e i dottori in quanto annunciatori della parola di Dio o investiti dallo Spirito Santo. Queste cariche erano carismatiche cioè esse poggiavano su un dono di grazia e non su una qualche investitura da parte degli uomini. Queste figure non appartenevano alle singole comunità ma alla Chiesa in generale. All’interno delle comunità c’erano dei servizi a cui provvedevano determinate persone: aver cura della sala di riunione, sorvegliare le assemblee, custodire le Sacre Scritture e tenere la corrispondenza. Le persone a cui erano affidati questi incarichi sono chiamati nelle lettere di Paolo “dirigenti“, occasionalmente anche ispettori e diaconi e negli Atti degli Apostoli, “anziani“. Finché lo Spirito governava la vita della Chiesa le cariche avevano scarso significato. Le cose incominciano a cambiare intorno al II secolo. La vita di comunità incomincia ad essere regolata da ordinamenti stabiliti: vi sono preti e vi è un culto, vi sono regole all’interno della comunità, una costituzione ecclesiastica con parecchi gradi di cariche, una precisa confessione di fede scritta ed una teologia ben costruita. Incominciano a farsi largo figure e titoli quali il vescovo ed in ogni comunità la figura dei diaconi, di solito sette, incaricati per la cura dei poveri e dei malati; gerarchicamente essi erano al di sotto degli anziani, come questi al disotto dei vescovi. Il vescovo era diventato il venerabile padre dei Cristiani, il successore degli apostoli, il rappresentante di Cristo cioè Dio. Le comunità vedevano in loro i custodi della tradizione apostolica e gli infallibili maestri, i mediatori tra Dio e gli uomini, le guide ai misteri divini e i giudici della comunità. Una conseguenza dell’aumento del potere episcopale e del concetto di sacerdozio fu la più evidente separazione tra clero e laicato. Per essere membro della Chiesa non bastava essere battezzato ma occorreva riconoscere le tre principali regole di fede poste dalla Chiesa: il simbolo apostolico del Battesimo, il canone apostolico e l’episcopato apostolico. Il simbolo apostolico a Roma così espresso “io credo in Dio Padre, l’Onnipotente e in Gesù Cristo, suo unigenito figlio, nostro Signore, nato dallo Spirito Santo e dalla vergine Maria, crocifisso e sepolto sotto Ponzio Pilato, risuscitato al terzo giorno dai morti, salito in cielo, sedente alla destra del Padre, donde deve venire a giudicare i vivi e i morti. E credo nello Spirito Santo, nella Santa Chiesa, nella remissione dei peccati e nella resurrezione della carne“. L’origine di questa confessione è oscura. La seconda regola Cattolica è il  canone neo-testamentario che fu posto accanto al Vecchio Testamento con pari validità. La terza regola era la carica episcopale. La Chiesa insegnava che l’episcopato poggia sulla trasmissione apostolica e gli individui che ne sono investiti sono i successori degli apostoli, i portatori dello Spirito Santo e i difensori della pura tradizione apostolica. Dal cristianesimo primitivo era, in questo modo, venuta fuori la Chiesa Cattolica. Questa nuova situazione fece sorgere la necessità di un ritorno alla purezza ed alla semplicità del cristianesimo delle origini. Inoltre i contatti con i Cristiani del mondo fece sorgere dei problemi estremamente gravi: come doveva comportarsi la comunità con i peccatori che si trovassero tra i loro membri? Fino a che punto il cristianesimo poteva avere rapporti con il mondo? La più forte scossa in questa direzione fu data alla Chiesa dal Montanismo. Il nome deriva da quello del fondatore Montano che sosteneva di parlare in nome dello Spirito Santo e di avere visioni profetiche su vari ambiti della fede, con prevalenza sul ritorno di Cristo. Alcuni hanno trovato delle somiglianze tra il Montanismo ed il Pentecostalismo, che viene per questo chiamato anche Neo-Montanismo. Montano nacque probabilmente ad Ardabau nell’attuale Turchia, nella prima metà del II secolo. Secondo San Girolamo, prima di convertirsi al cristianesimo sarebbe stato sacerdote della dea Cibale (la grande madre, dea della natura). Montano iniziò a predicare subito dopo la sua conversione al cristianesimo assieme a due profetesse: Massimilla e Priscilla. Dovunque i tre andassero, parlavano posseduti da visioni mistiche ed esortavano i seguaci a digiunare ed a pregare, in modo da sperimentare personalmente queste rivelazioni. Secondo il Montanismo vi era un’eccessiva dipendenza della Chiesa dalle strutture umane e quindi era necessario ritornare ad un maggior rapporto col divino. In questo periodo infatti il vescovo svolgeva un ruolo preminente e quindi limitava abbastanza fortemente l’azione dello Spirito Santo. Montano cerca di combattere questa tendenza ed è per questo motivo che alcuni hanno associato il suo nome al termine “riformatore” che indicherebbe proprio la sua

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Dalla Riforma al XVIII secolo

Dalla Riforma al XVIII secolo   III Movimenti di Risveglio dalla Riforma al XVIII secolo  La Riforma La Riforma è un Movimento religioso del XVI secolo, che è all’origine del protestantesimo. Iniziò nel 1517 con la circolazione di 95 tesi di Martin Lutero, che discutevano principalmente il valore delle indulgenze.  Martin Lutero (1483-1546) Martin Lutero nacque in Sassonia nel 1483 da una famiglia di umili condizioni dalla quale ricevette un’educazione molto rigida e religiosa. Studiò all’università di Erfurt, dove per la prima volta lesse la Bibbia, e dove si laureò in teologia. Entrò dopo sette anni nel convento agostiniano della città e lì fu ordinato monaco. Nel 1508 iniziò ad insegnare all’università di Wittemberg e dopo alcuni anni tenne le sue prime lezioni sullo studio dei Salmi e successivamente sulla Lettera ai Romani. Fu proprio durante gli anni di insegnamento a Wittemberg che Lutero approfondì il rapporto tra l’uomo e Dio allontanandosi sempre più da quella che era la visione della Chiesa Cattolica. Il pensiero luterano di grazia e di fede era in netto contrasto con l’idea rinascimentale dell’uomo artefice del proprio destino e della propria salvezza, sostenuta dal papato; questi infatti dichiarava che la Chiesa, quale istituzione terrena, fosse l’unica a poter mediare tra Dio e l’uomo nel cammino dell’espiazione dei peccati, che poteva avvenire solo attraverso le pratiche espiatorie prescritte dalle autorità ecclesiastiche, ad esempio per mezzo delle indulgenze. Per capire cosa fossero queste ultime bisogna sapere che secondo la dottrina Cattolica il peccato è costituito dalla “colpa” e dalla “pena”; la colpa si cancella attraverso il sacramento della penitenza, la pena è necessaria per soddisfare la giustizia divina offesa dal peccato. Dunque oltre al pentimento ci devono essere delle “prove” concrete che questo sia avvenuto. Le indulgenze, dunque erano delle amnistie concesse dal Papa il quale riconosceva attraverso di esse un merito per chi le acquistava verso Gesù e Maria. Proprio in base a questo merito acquisito, la Chiesa diminuiva o in tal casi cancellava la pena del peccatore. Inoltre, fatto ancor più eclatante è che queste indulgenze si acquistavano pagando alla Chiesa una certa somma di denaro minore se il peccato era di poca considerazione, maggiore se il peccato da cancellare era qualcosa di molto grave; così facendo solo i ricchi borghesi potevano pagarsi lo “sconto” della pena o l’annullamento di essa. C’è da aggiungere che questi documenti rilasciati dal Papa avevano valenza non solo per i vivi ma anche per i morti, in quanto ogni persona viva poteva comprare questo documento per un proprio caro defunto facendo si che la pena che questi doveva scontare in Purgatorio diminuisse. Infine ultima considerazione su questi documenti è il fatto che essi si potevano acquistare anche in previsione di peccati futuri non ancora commessi. Fu proprio questo commercio assurdo la base della “protesta” di Lutero che nel 1517 affisse fuori al portone d’ingresso della cattedrale di Wittemberg 95 tesi contro questa teoria Cattolica. È proprio da queste 95 tesi che si estrae quello che è il pensiero luterano sul rapporto tra Dio e l’uomo. Egli sostiene che Dio è il solo che può concedere la salvezza ed essa viene concessa solo per la grazia divina e non per qualche merito umano, contrariamente a quanto affermavano i Cattolici egli affermava l’esigenza di un rapporto diretto tra Dio e l’uomo, non mediato dalla Chiesa, e ribadiva l’assoluta onnipotenza di Dio di fronte alla totale incapacità umana. Altra differenza che separa il riformatore tedesco dai Cattolici è l’idea di servo arbitrio egli infatti riteneva che il destino dell’uomo non solo fosse già conosciuto da Dio ma che l’uomo non potesse far nulla per cambiarlo o modificarlo. Oltre a queste due sostanziali differenze Lutero non apportò altre modifiche soprattutto per ciò che riguarda la forma ecclesiastico-liturgica del complesso dottrinale cattolico.  Le cause La causa occasionale fu la polemica sorta a seguito delle 95 tesi di Lutero pubblicate contro la vendita delle indulgenze in Germania e in altre parti d’Europa. Lutero non appese le tesi sulla cattedrale come forma di protesta contro la Chiesa, ma per ricevere da essa dei chiarimenti su nozioni dottrinali poco chiare e contraddittorie. Le cause reali sono molteplici e spesso intrecciate fra loro: tra le cause maggiori vi fu la posizione di Lutero rispetto all’organizzazione ecclesiastica nella diffusione della parola di Dio: le messe all’epoca erano celebrate in latino ed era difficile poter leggere direttamente la Bibbia dato che questa non era tradotta nella lingua volgare (non c’era una Bibbia tradotta in tedesco, in italiano, in francese ecc.) e quindi solo poche persone dotte potevano accostarsi alla lettura delle Sacre Scritture. Lutero – che era invece favorevole ad un diretto avvicinamento di tutti i fedeli alla Bibbia – nella lettura delle Scritture ravvisò anche molte contraddizioni tra l’operato del clero Cattolico e la stessa dottrina cristiana. Sostenendo che la Bibbia era un libro destinato all’uomo e che ogni individuo aveva il diritto di leggerla direttamente (senza l’intermediazione della cerchia ristretta del clero), tradusse la Bibbia in tedesco e, grazie alla coeva invenzione della prima macchina per stampare, ne curò l’edizione in molte copie per la successiva diffusione dapprima in Germania e poi in tutto il mondo. La predicazione di Lutero da un lato riprendeva motivi anticlericali diffusi nella società tedesca ed europea e dall’altro propose in modo convincente e vigoroso un nuovo modo di vedere il rapporto con Dio e la Chiesa che la Scrittura stessa insegnava, soprattutto attraverso una lettura rinnovata delle epistole di San Paolo. Seppe anche avvalersi di collaboratori come Filippo Melantone, umanisti e tendenzialmente conservatori, che evitarono estremismi che avrebbero reso il protestantesimo poco gradito ai principi e alle città che ne furono i promotori. A causa delle 95 tesi esposte da Martin Lutero egli stesso fu perseguitato dalla Chiesa Cattolica che cercava in tutti i modi di eliminarlo, ragione per cui egli ricevette protezione da alcuni principi tedeschi. Altra causa fu la rilassatezza della gerarchia ecclesiastica Cattolica che perseguiva obbiettivi economici e di potere anziché dedicarsi all’individuo. Al tempo le cariche ecclesiastiche potevano

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XIX secolo

XIX secolo   IV Movimenti di Risveglio del XIX secolo Il Diciannovesimo secolo può essere considerato il “secolo d’oro” dei Risvegli Evangelici in varie parti del mondo. Per questa ragione lo tratteremo in modo distinto da tutti gli altri secoli. Parleremo in questo capitolo dei Risvegli di vaste proporzioni che si ebbero in Gran Bretagna, Scandinavia, Germania, Svizzera e Stati Uniti. Tratteremo poi quei movimenti che furono diretti precursori del Risveglio Pentecostale soffermandoci in particolare sul Movimento Evangelico Italiano. Il Risveglio in Gran Bretagna Le prime manifestazioni di questa nuova fase dei movimenti di Risveglio si ebbero nel Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda, ed assunsero aspetti vari per la molteplicità e diversità delle forze che vi concorsero. Accanto a gruppi di credenti appartenenti alle storiche Chiese d’Inghilterra e Scozia vi operarono nuove grandi società e Chiese separate, nate dal fermento del Risveglio. Verso la fine del Diciottesimo secolo e nei primi decenni del Diciannovesimo si ebbe nell’ambito della Chiesa Anglicana un particolare Movimento di Risveglio promosso sia da ecclesiastici che da gruppi autonomi di credenti. Essi vengono comunemente indicati col nome di “Evangelical Party“. Gli “evangelicals” Anglicani appartenevano a quell’anima della Chiesa Anglicana che ha sempre guardato alla Riforma come alla propria più autentica matrice. Essi sentono la propria affinità con le Chiese nate dalla Riforma, specialmente con quelle di tradizione Calvinista. Il Movimento espresse il meglio di se nelle attività svolte attraverso le “societies”. Più che per l’originalità delle idee lo distinsero la larghezza di vedute e la generosità dell’impegno con cui condusse a buon fine una serie di importanti iniziative. Tra gli ecclesiastici Anglicani che sono all’origine del Movimento sono da ricordare: William Grimshaw, John Newton, Henry e John Venn. Con il nome di “Clapham Sect” viene indicato un gruppo di influenti laici composto da persone benestanti che abitavano nella zona di Clapham. Appartenevano all’alta società ed erano politicamente dei conservatori. La fede Cristiana che essi professavano era semplice schietta ed attiva. Da essi partirono numerose iniziative in vari campi, come la diffusione della Bibbia e le varie missioni. La figura più importante del gruppo fu William Wilberforce. Egli si trovò impegnato in molte attività, ma il suo nome è legato soprattutto all’abolizione della schiavitù nell’impero britannico. Wilberforce ebbe anche una parte in primo piano nella fondazione della “Church Missionary Society“ e della “British and Foreign Bible Society“. Tra i grandi laici della Chiesa Anglicana e al di fuori della “Clapham Sect” v’è un’alta figura di spicco che merita di essere ricordata: Anthony Ashley Cooper. Egli svolse un’intensa attività di riformatore sociale in diversi campi, cominciò ad interessarsi delle condizioni dei malati mentali, combatté conto lo sfruttamento delle donne e dei bambini, ed in genere contro l’abuso del lavoro infantile. Intorno alla metà del secolo egli era la figura più rappresentativa ed autorevole “dell’Evangelical movement”. Avversava il razionalismo ed il Calvinismo. Aveva in Dio una visione serena, e della vita Cristiana una concezione pratica. Egli annunciava che : “Cosi come Dio, è l’amore diffuso nell’universo, così ci si unisce a Lui, amando il prossimo e facendo il bene“. Il gruppo della “Clapham Sect” ha avuto una parte di primo piano nella fondazione di due importanti società emerse dal Risveglio inglese: “Church missionary society” e “British Foreign Bible Society”. La Church Missionary Society fu fondata nel 1797 da un gruppo di circa 26 persone tra le quali John Venn e Charles Simeon. Fu proprio John Venn nei primi difficili anni a reggere il maggior peso dell’amministrazione della società e a tracciarne le fondamentali linee operative. Anche il reclutamento dei missionari non fu facile. L’attività della società lungo il corso degli anni ebbe tuttavia uno sviluppo grandioso soprattutto negli ultimi decenni del Diciannovesimo secolo. La British and Foreign Bible Society (Società Biblica Britannica e Forestiera) nasce a Londra nel 1804 con lo scopo di tradurre, stampare e diffondere il testo biblico in diverse lingue per il lavoro degli evangelisti e dei missionari. Iniziata dietro il suggerimento di un predicatore del Galles, in quanto mancava un’edizione popolare della Bibbia in gallese, la società interdenominazionale si propose dunque di pubblicare una versione della Scrittura senza note e commenti in quanto si credeva (nello spirito del Risveglio) nell’efficacia della pura e semplice parola di Dio. Nel corso degli anni il clima di Risveglio favorì in Inghilterra anche il sorgere di alcune nuove Chiese. Esse sono la Catholic Apostolic Church (Chiesa Cattolica Apostolica) e i Plymouth Brethern (Assemblee dei Fratelli). All’origine della Chiesa Cattolica Apostolica si trova una figura dell’alta società inglese: Henry Drummond, nel 1826 egli dette inizio nella sua casa ad una serie di incontri di studio biblico. Nonostante ciò la figura più emergente del gruppo fu Edward Irving, pastore di una comunità della Chiesa di Scozia, ben presto richiamò l’attenzione con i suoi sermoni nei quali ribadiva l’idea che la Chiesa degli apostoli con le sue strutture e carismi costituisse il modello della Chiesa Cristiana. Dalla sua predicazione cominciarono a manifestarsi il parlare in altre lingue, visioni e profezie. Proprio per una pseudo profezia, Drummond cominciò però ad allontanarsi dalla sana dottrina e affermò che in attesa del ritorno del Cristo dovevano essere eletti nuovi 12 apostoli (tra cui lo stesso Drummond), che insieme ai 12 apostoli delle origini avrebbero dovuto sedere sui 24 troni di cui si parla nell’Apocalisse. Man mano, altre forme liturgiche sempre più vicine al Cattolicesimo allontanarono dalla purezza evangelica il Risveglio iniziale di Irving. Intorno al 1831 uno sguardo interessante va rivolto anche alle “Assemblee dei Fratelli“, Movimento nato dal fondersi di piccoli gruppi spontanei ed informali che si riunivano per la “rottura del pane e la preghiera“. Si radunavano per la meditazione della Scrittura e la semplice celebrazione della cena del Signore. Il Movimento destò interesse e fece numerosi adepti anche perché sostenuto da personalità di notevole levatura. Tra queste emerse sin dagli inizi John Nelson Darby, da lui proviene gran parte delle idee caratteristiche del Movimento. Nel 1827 Darby aderì al gruppo dei “Fratelli” che si riunivano a Dublino e ne divenne ben presto la guida per le sue innegabili doti che lo distinguevano. Le sue teorie millenaristiche  lo fecero entrare in dissidio con  gli altri dirigenti del Movimento, soprattutto la sua idea “della caduta della Chiesa“, secondo cui, dopo

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Le ADI

Le ADI V Le Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.)   L’Isolamento Il Movimento Pentecostale italiano, durante i primi decenni di vita, operò in totale isolamento. I convertiti provenivano direttamente dal Cattolicesimo Romano. Non erano a conoscenza dell’eredità storica della Riforma e dei Risvegli Evangelici. Pensavano che, mediante l’Evangelo, si erano ricongiunti direttamente al Cristianesimo dell’era apostolica; da questa considerazione rifiutavano di essere considerati protestanti. Si definivano semplicemente Cristiani. Il primo nome usato dalle Chiese era quello di “Assemblea Cristiana“. Le altre Chiese Evangeliche in Italia non riconoscevano queste realtà ma li guardavano con sospetto, nonostante in esse vi fosse il fervore evangelistico dei Pentecostali, con tutte le caratteristiche del Risveglio operato da Dio. Pertanto, non fu considerato come un Movimento Evangelico popolare che andava incoraggiato. Si aggiungeva, inoltre, un’opposizione che dal 1932 divenne sempre più oppressiva da parte delle autorità fasciste che usavano intolleranza e perseguitavano tutti coloro che professavano un culto diverso da quello della Chiesa ufficiale. Tale opposizione era stata ufficializzata dalla circolare Buffarini-Guidi voluta da Mussolini nel 1935. I Pentecostali da quel momento non sono più liberi di professare il loro Culto, in quanto ogni assemblea veniva sistematicamente vietata, e veniva usata anche la violenza verso i partecipanti per impedirgli di riunirsi. I locali di Culto venivano chiusi e i fratelli venivano arrestati, deportati, confinati e qualcuno inviato anche nei campi di concentramento. Dal 9 aprile 1935, inizia la persecuzione contro i Pentecostali, una storia incredibile che  ha solo riscontro con quella dei primi secoli della Chiesa. I Pentecostali in Italia rimasero soli, tagliati fuori da ogni forma di comunione perfino con le comunità italo-americane da dove provenivano i primi testimoni dell’Evangelo. Essi però continuavano a rimanere fedeli al mandato di Cristo, al punto che alcuni divennero Martiri della Fede. Il pentecostale Fidardo De Simoni è uno dei 355 ostaggi trucidati dai nazisti a Roma, nell’ecidio delle Fosse Ardeatine. Unico evangelico ad entrare ufficialmente nella storia del nostro Paese, a nome di altri che, in conseguenza degli stenti patiti nei vari luoghi di pena, avevano anch’essi testimoniato con la vita la propria coerenza cristiana come Antonio Brunetti ucciso nelle camere a gas del campo di sterminio nazista di Mauthausen. Il regime non era riuscito ad intimorire ed a frenare i Pentecostali come invece aveva fatto verso altri oppositori. Questa persecuzione fu solo la strada obbligata per rimanere fedeli a Cristo che li aveva “trasportati dalle tenebre alla luce”.   La rinascita Qualche spiraglio si comincia a vedere nel 1943, un anno di grandi speranze, grazie alla caduta della dittatura fascista. Le truppe alleate sbarcarono in Sicilia e decretarono “Libertà di religione, di culto e di propaganda”. In Sicilia il fratello Vincenzo Federico, pioniere della testimonianza Pentecostale in sicilia,  saputo di questa libertà  poteva dire: “L’ora della libertà è suonata! Gloria a Dio… I nemici credevano che la persecuzione ci avesse decimato e distrutto, si preoccuparono invece quando ci videro come un popolo in continuo aumento. Era il seme puro dell’Evangelo che aveva fatto le radici sotto il manto di neve della sofferenza e delle persecuzioni e che ora spuntava rigoglioso al levarsi del sole della libertà“. Nel 1944, anno in cui l’intera nazione viene liberata dalle truppe alleate, fu indetto un convegno di tutti i responsabili delle Chiese Pentecostali della Sicilia, che per le importanti decisioni venne poi unanimemente considerato non a carattere regionale ma nazionale. In tale Convegno vennero gettati le basi per una collaborazione organizzativa al di fuori della Chiesa locale.   Nel 1945 con la riunificazione del territorio nazionale, furono riallacciati i contatti tra le Chiese del sud e nord, anche se con grande difficoltà a causa della guerra. Durante il 1° Convegno della Sicilia, Umberto Gorietti e Roberto Bracco furono incoraggiati a riprendere il “servizio fiduciario di coordinamento” che la comunità di Roma aveva già svolto prima del 1935 e ad invitare tutti i rappresentanti delle comunità d’Italia a partecipare ad un Convegno Nazionale che si tenne nel 1945, come il precedente, in Sicilia a Raffadali. I partecipanti scoprirono  che durante il periodo della persecuzione la testimonianza Pentecostale aveva raggiunto 29 nuove località, a riprova del fatto che i testimoni fedeli a Cristo possono soffrire afflizioni fino ad essere incatenati come malfattori “ma la Parola di Dio non è incatenata” . L’isolamento vissuto durante la persecuzione apparve una posizione negativa e tutti sentirono il desiderio di unire e coordinare le forze, i programmi, il fine delle comunità sparse in Italia. Si avvertì, anche, l’urgenza di riprendere i rapporti con le Chiese italiane all’estero. Umberto Gorietti fu chiamato a rappresentare il Movimento Pentecostale italiano, che prese il nome di Chiese “Cristiane Evangeliche Pentecostali”. Successivamente vennero a conoscenza che oltre alle comunità italo-americane, esistevano in varie parti del mondo delle associazioni di Chiese Evangeliche Pentecostali, che avevano ottenuto il riconoscimento  dei relativi governi come era avvenuto alle “Assemblee di Dio” che si identificavano per dottrina ed etica alle comunità italiane. Questa “scoperta” inciderà positivamente sul futuro del Movimento in Italia, perché lo aiuterà ad uscire dall’isolamento e lo metterà in relazione con le realtà del Risveglio Evangelico Pentecostale internazionale. Al quinto Convegno Nazionale, tenutosi a Roma, per la prima volta nella storia del Movimento, partecipò una delegazione estera, molto varia e rappresentativa. L’argomento più importante trattato fu quello della libertà religiosa in Italia. Purtroppo con il passaggio dei poteri  dall’amministrazione alleata al Governo Italiano erano ricominciate le vessazioni nei confronti delle Chiese Pentecostali, con gravi episodi di intolleranza. Già dal settembre 1944 era stato confermato dalle autorità che la circolare Buffarini-Guidi promulgata nel 1935 era ancora operante. Si sarebbe dovuto attendere il 16 aprile 1955 per ottenere la revoca definitiva. In favore delle Chiese italiane vi fu la partecipazione delle fratellanze estere e delle rappresentanze politiche di molte nazioni e di Enti e Comitati costituiti  per la tutela  delle fondamentali libertà dell’uomo. I partecipanti al quinto Convegno Nazionale, tenutosi a Roma nel 1946, decisero di compiere un importante passo di “coordinamento amministrativo” come era stato suggerito da pastori di Chiese Evangeliche di altre nazioni  già costituitosi  in movimenti organizzati e riconosciuti dai loro Governi. Venne istituito

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Napoli

Napoli VI Il Movimento Pentecostale a Napoli Abbiamo ritenuto cosa utile inserire alcune biografie relative ai fratelli pionieri dell’opera a Napoli, tracciando nel contempo anche un po’ di storia della nostra comunità. Salvatore Anastasio (1904-1984) Salvatore Anastasio nacque a Napoli, nel rione Sanità, il 18 aprile del 1904, da una famiglia di umili condizioni. Trascorse l’infanzia da vero “scugnizzo napoletano“, senza però abbandonare le attività della parrocchia del quartiere. Insieme a suo fratello Carmine, dopo continue vessazioni che subiva dal suo datore di lavoro, a causa di un suo difetto alla vista che non gli consentiva di lavorare bene, Salvatore decise di avviare un modesto laboratorio artigianale di scarpe. Anastasio credeva di aver raggiunto il giusto equilibrio di vita, applicando il proverbiale detto “dopo il dovere il piacere“. Infatti dopo aver speso la maggior parte della sua giornata a lavorare, Salvatore non essendo sposato, amava frequentare i luoghi ritrovo della città e i locali per assistere a spettacoli di intrattenimento. Salvatore non immaginava che la sua vita, per la grazia di Dio, sarebbe totalmente cambiata di lì a poco. Nel 1931, Anastasio incontrò per ragioni di lavoro il fratello Umberto Gorietti, il quale aveva nel cuore di evangelizzare nell’area partenopea, dato che all’epoca non esisteva nessuna comunità pentecostale a Napoli. Fu così che Anastasio, dopo ripetute resistenze, accettò l’Evangelo, convertendosi e ricevendo il Battessimo nello Spirito Santo. Anastasio fu il primo partenopeo ad accettare Cristo. Iniziò così una collaborazione e un amicizia fraterna, tra lui e Pagano, che durò diversi decenni. Salvatore non esitò a testimoniare della salvezza di Cristo a tutti i suoi familiari che, per grazia di Dio, si convertirono. Aurelio Pagano, allora residente a Caserta, prese cura inizialmente di questo nascente gruppo di credenti, la cui cura dal 1935, fu affidata a Salvatore Anastasio, che divenne così il primo pastore della Chiesa di Napoli con la collaborazione del fratello Pagano, nel frattempo trasferitosi a Napoli. Quando nel 1935 il locale (in Via Costantinopoli) venne chiuso, per la persecuzione che era in atto nei confronti dei Pentecostali, Anastasio fu diffidato a tenere riunioni di alcun genere, ma clandestinamente la comunità continuò a radunarsi per i culti. Nel 1941, insieme con altri, fu arrestato e condannato al confino di polizia a Braciliano (Salerno) insieme con la moglie e i tre figli, il più grande dei quali di soli due anni e mezzo. (Nelle foto la lettera di confino di polizia e il timbro della questura di Napoli). A causa del suo stato di salute fu condizionalmente prosciolto il 4 novembre 1942. Tornato a Napoli le riunioni clandestine continuarono e quando nel 1943 Napoli fu liberata dalla occupazione nazista, la comunità si radunò in un ex ricovero antiaereo, eufemisticamente chiamato “grotta di Betlemme” (Via San Giovanni a Carbonara), dove rimase per molti anni. La comunità aumentò grandemente di numero e si trasferì nella cappella di un ex convento adibito a fabbrica di calzature, dove risiedeva la famiglia Melluso. Nonostante ciò era necessario avere un locale di culto che potesse dignitosamente accomodare tutti i credenti. Nel 1950, con grande sacrificio la comunità acquistò un terreno e nel 1954 una società costruì un palazzo di cinque piani, dando in permuta alla Chiesa un appartamento ed una vasta sala a pianterreno di circa cinquecento posti. Questo fu possibile grazie anche ad un viaggio negli Stati Uniti che Salvatore fece negli anni precedenti la costruzione del locale a Materdei, dove Anastasio predicò l’Evangelo e raccolse delle offerte che quei fratelli americani generosamente gli accordavano. I problemi di salute per Anastasio non mancarono, tanto da divenire sempre più preoccupanti, ma nonostante tutto manifestò una eccezionale resistenza per oltre trent’anni. Negli anni ’50 e ’60 furono raggiunte con l’Evangelo tutte le località della provincia di Napoli fino a divenire la zona con il maggior numero di comunità ADI di tutta la penisola. Nel 1977 Anastasio si dimise e la comunità lo elesse pastore onorario, affidando il compito della conduzione della Chiesa al pastore Daniele Melluso, già collaboratore di Anastasio da diversi anni. Anastasio va ricordato anche per i suoi impegni in ambito nazionale, nel Comitato di Zona della Campania e, poi, quasi ininterrottamente dal 1955 al 1973, come membro del Consiglio Generale delle Chiese delle “Assemblee di Dio in Italia”. Durante il suo lungo ministerio la comunità di Napoli (Via Goffredo Malaterra) fu sede di Convegni Nazionali di rilievo, come quello del 1947 che fu l’Assemblea Costitutiva delle ADI e quella del 1978 nella quale fu approvato lo Statuto annotato ed il regolamento Interno delle ADI. Il suo grande amore per l’opera di Dio e per l’evangelizzazione lo spinse a prendere cura, nonostante le sue grandi limitazioni fisiche, della nascente comunità di Arzano (Napoli) che praticamente ha curato quasi fino alla morte avvenuta il 18 agosto del 1984, dopo aver speso una vita al seguito di Cristo Gesù il Signore. Sotto la guida di Daniele Melluso la comunità, con l’aiuto di Dio, intraprese verso la fine degli anni ottanta l’acquisto dell’ex teatro 2000, nei pressi di piazza Carlo III (Via Fra Gregorio Carafa). Il locale fu dedicato al Signore nel 1993 e ancora oggi, in questo locale, Cristo porta avanti l’opera Sua. Aurelio Pagano (1900-1969) Aurelio Pagano nacque a Ogliara di Salerno l’11 marzo del 1900 da famiglia di operai. Nel 1923 Domenico Gaeta portò la testimonianza Pentecostale alle famiglia Russo e Pagano che si convertirono all’Evangelo. Insieme ad Aurelio accettarono Gesù Cristo come personale Salvatore, i genitori, le due sorelle ed suo fratello. Dopo il Battesimo nello Spirito Santo, Aurelio cominciò a manifestare, nonostante avesse soltanto l’istruzione elementare, uno spiccato ministero della predicazione. Nel 1929 sposò Maria Giovanna De Matteis della comunità di Caserta ed insieme svolsero una vasta opera di evangelizzazione personale. Amico intimo di Umberto Gorietti, (nella foto a destra i due pionieri) trascorrevano insieme ore nella meditazione ed approfondimento dottrinale della Scrittura. A testimonianza di ciò, Gorietti scrisse a proposito della sua amicizia con Pagano: “Sembra ieri, invece sono passati quasi quarant’anni, da quando c’incontrammo per la prima volta nella chiesa di Roma. Ci sentimmo attratti l’uno verso l’altro, legati nell’amore

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Ecumenismo

Ecumenismo VII Il Movimento Pentecostale e “l’ecumenismo dello Spirito“ Il Movimento Pentecostale rappresenta, nel mondo, il maggiore Movimento di Risveglio nella storia del cristianesimo. Centrato sull’esperienza del Battesimo dello Spirito Santo, comune a tutti i Pentecostali, al di là delle divisioni interne, è un’ esperienza spirituale indispensabile per attingere forza da Dio ed adempiere alla missione di “testimoni dell’Evangelo” nel mondo. Il Movimento Pentecostale è in vertiginosa crescita nel mondo intero. In base all’attuale ritmo di crescita e ad alcuni calcoli statistici, è presumibile che entro il 2025 i Pentecostali arrivino a raggiungere il 50% del totale dei Cristiani nel mondo (cfr. M. INTROVIGNE -P. ZOCCATELLI, Enciclopedia delle Religioni , Elledici, Torino, 2001, pag. 217). Questo fenomeno di larga diffusione è dovuto al fatto che, tra credenti di tutto il mondo, cresce il desiderio di una maggiore spiritualità e la voglia di realizzare una diretta e personale esperienza di contatto con Dio, uscire dalla schematicità del formalismo religioso per favorire l’esercizio della fede e dei carismi dello Spirito Santo tra credenti nelle comunità costituite, realizzando concretamente le promesse di Dio. Il Movimento Pentecostale pur conservando e riproponendo i principi che furono della Riforma (la salvezza  ottenuta sola gratia, sola fide, sola Scriptura), intende incarnare l’adempimento dell’insegnamento di Gesù Cristo: “…l’Evangelo è annunciato ai poveri” (Matteo 11:5). A testimonianza di ciò, è il diffondersi del fenomeno Pentecostale nel Sud del mondo, nei paesi poveri dell’Africa e dell’America Latina, nonché in molte regioni del sud dell’India. Frutto del desiderio di essere fedeli ai principi biblici e per le ragioni fin qui espresse, il Movimento Pentecostale si è diffuso largamente anche in Italia come abbiamo avuto modo di leggere nelle pagine precedenti. Il panorama italiano Pentecostale è così costituito: le Chiese Cristiane Evangeliche delle “Assemblee di Dio in Italia” sono la denominazione più nota e la terza presenza religiosa organizzata in Italia (dopo Chiesa Cattolica e i Testimoni di Geova); esse contano nel paese più di Mille Chiese e centoquarantamila membri. Nel 1988 queste, attraverso le loro rappresentanze hanno stipulato un’Intesa con lo Stato italiano, trasformata, ai sensi dell’art. 8 della Costituzione repubblicana, nella legge d’esecuzione n.517/1988. Oltre alle “Assemblee di Dio in Italia”, esiste l’area delle Chiese Pentecostali Libere all’interno delle quali si è costituita nel 1999 la “Federazione delle Chiese Pentecostali”, che intrattiene un dialogo ufficiale con le Chiese Valdesi, Metodiste Battiste italiane. Il Movimento Pentecostale nel mondo ha celebrato i cento anni di storia nel 1900, mentre quello italiano lo ha fatto nel 2007. Chiariti, se pur in maniera sintetica, i tratti generali del Movimento Pentecostale, nel mondo e in Italia, ci proponiamo ora di analizzare il fenomeno dell’Ecumenismo, in rapporto al Movimento Pentecostale. Dalla metà del Ventesimo secolo l’incrementarsi degli incontri ecumenici tra le diverse confessioni Cristiane, evidenzia il bisogno che esse hanno di ricercare l’unità; tale è obbiettivo decisamente sfumato, dopo secoli di divisioni al loro interno: dapprima lo scisma della Chiesa d’Occidente da quella d’Oriente, in seguito l’avvento della Riforma  del 16° secolo e, infine, la nascita di numerose denominazioni all’interno dello stesso protestantesimo storico. I rappresentanti e le guide spirituali della maggior parte delle diverse confessioni Cristiane, hanno intensificato e promosso l’aumento degli incontri ecumenici. Riteniamo tuttavia che questa non sia una risposta al bisogno di reale unità spirituale tra credenti, ma la risposta ad una tendenza politica e sociale della nostra epoca. La ricerca e l’inseguimento, per certi versi esasperato e forzato, di una civiltà globalizzata dal punto di vista sociale e politico-economico, ha reso inevitabile e consequenziale l’adoperarsi da parte delle diverse gerarchie ecclesiastiche, per  ricercare una “globalizzazione delle religioni”, raggiungibile attraverso il dialogo ecumenico. Per non venir meno a queste tendenze politico-sociali del nostro tempo, molti esponenti delle confessioni Cristiane, hanno voluto e continuano a ricercare un ecumenismo politico, trascurando quello che dovrebbe essere il vero obiettivo e il raggio d’azione delle Chiese Cristiane: la sfera spirituale. Non si vuole assolutamente annichilire l’apprezzabile lavoro ed i grandi passi in avanti compiuti in termini di dialogo interconfessionale, rispetto e conoscenza reciproci, di questo che potremmo definire ecumenismo dei vertici; poiché questi servono a rendere più vicini e collaborativi gli esponenti e i rappresentanti di differenti categorie religiose. Tale processo, però, non deve divenire prerogativa assoluta ed esclusiva finalità da inseguire: deve essere invece un mezzo per rispondere alle esigenze spirituali dei credenti. Ben venga il dialogo, il confronto ed il rispetto. Tuttavia a questo punto, considerando i principi teologici sui quali si fonda la Chiesa Pentecostale, la domanda sorge spontanea: fino a che punto un Pentecostale può essere “ecumenico”? Ciò che ha sempre caratterizzato (o per lo meno dovrebbe) tutte le denominazioni Protestanti scaturite dalla Riforma del 16° secolo, il fine su cui esse  hanno fondato la loro storia e tracciato fin ora il loro cammino, è l’accettazione dell’intera Bibbia come Parola ispirata da Dio e, quindi, unica e vera guida per la condotta dei credenti e la salvaguardia della sana dottrina. Date queste premesse, in particolare i Pentecostali, hanno inteso di rimanere fedeli all’insegnamento: “…perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28). Nella Sacra Bibbia è evidente un forte impulso ed un richiamo all’unità dei Cristiani in Cristo Gesù. Naturalmente, considerando i principi teologici dei Pentecostali, questa unità non può essere raggiunta a discapito della fede in Cristo Gesù, unico Salvatore e Signore. Questo non implica che non ci debba essere dialogo interconfessionale, ma per i Pentecostali è essenziale che, da un punto di vista teologico e dottrinale, non ci sia nessun compromesso finalizzato a raggiungere un ecumenismo politico, a danno degli insegnamenti della Sacra Bibbia. Coloro che si reputano Cristiani, cioè “seguaci di Cristo”, non possono barattare, cambiare, modificare o stravolgere il proprio credo e la propria fede a vantaggio di un ecumenismo istituzionale. Nelle lettere dell’apostolo Paolo, il richiamo all’unità è costante: “…uniti nell’amore…” (Colossesi 2:2); ed ancora “vi esorto… a stare perfettamente uniti” (I Corinzi 1:10). Il mondo Cristiano Pentecostale con l’ausilio dei suoi rappresentanti, deve imprimere una svolta, promuovendo un ecumenismo dello Spirito , che ricerca ed ubbidisce all’impulso dello Spirito Santo per raggiungere la

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Campania-Molise

Campania-Molise VIII Centenario del Movimento Pentecostale Italiano (1907-2007)   Giornata di Ringraziamento zona Campania-Molise Napoli (PalaEldo) 20/10/2007 Brrr….che freddo; sono le 9:30 del 20 ottobre, siamo a 5°, e forse è il primo giorno d’inverno; i fratelli e le sorelle rinchiusi nei propri cappotti si accingono a prendere posto, mentre salutano i “familiari in Cristo” provenienti da tutte le comunità della Campania e del Molise. Nell’aria si respira grande emozione e tutti si preparano ad una giornata di benedizioni. Dietro al pulpito è riposto un grande cartellone rosso che ci ricorda il motivo di questa riunione ovvero: il Centenario del Movimento Pentecostale Italiano. Su tale cartellone troviamo anche un verso della Parola: “Come … su noi da principio“.   Sono le 10:00 e si effettua l’ultima prova microfoni del maestoso coro … bellissimo! Sentiamo un brano del coro ma sembra che a cantare sia una sola potente voce, Gloria a Dio!!! Tra l’altro questo coro, diretto dal fratello Raffaele Pulcrano, è composto da membri di ben quattro comunità, ossia: San Sebastiano al Vesuvio, Casalnuovo, Arzano e Afragola. Sono le 10:30 la Chiesa è riunita ed attenta a ciò che il pastore Alfonso Melluso legge dal libro degli Atti degli Apostoli 10:34-48: “Di Lui attestano tutti i profeti, che chiunque crede in Lui riceve perdono dei peccati mediante il Suo nome. Mentre Pietro parlava così lo Spirito santo scese su tutti quelli che ascoltavano la Parola“. Dopo la preghiera di apertura si comincia a cantare qualche inno che conduce la Chiesa alla comunione con il Signore. Mettendo insieme i titoli dei cantici che abbiamo cantato ne viene fuori questa frase: “Siam riuniti tutti qui, alla dolce Tua presenza, poiché sei l’Eccelso e sol Cristo è della Chiesa; in Te confiderò“. Tutto ciò è molto edificante, perché in ogni nostra riunione tutto è guidato dal Signore che comincia a parlarci e a prepararci per la Sua divina Parola. Dopo i cantici viene data la parola al fratello Gaetano Montante il quale ci illustra la nascita e il primordiale sviluppo storico dell’opera Pentecostale nel popolo italiano. Il pastore cita la fondamentale importanza del “ricordo” e lo fa con alcuni versi dal Salmo 88 e da Deuteronomio 32: “Non dimenticare l’opera antica“. Le nuove generazioni Pentecostali devono ricordare che Dio ha operato in nostro favore opere straordinarie. Poi  ci ricorda che l’Italia è sempre stato un palcoscenico di movimenti religiosi e che il Movimento Pentecostale è l’ultimo in senso cronologico ma è il primo in senso di benedizioni e di adesioni di credenti; per questo diamo gloria a Dio. Il fratello chiude la relazione ricordandoci che “Il centro del nostro Movimento è lo studio della Parola di Dio. Le A.D.I. rappresentano appieno il Movimento classico delle origini, perché quello che veniva predicato 100 anni fa, viene predicato ancora oggi, ovvero: salvezza per grazia, guida dello Spirito Santo e della Parola di Dio: la Bibbia, l’annuncio dell’Evangelo al mondo. E di questa veracità e semplicità si hanno dei segni distintivi che da sempre contraddistinguono l’opera pentecostale: conversioni totali e sincere e condotte dettate dall’etica cristiana e da principi biblici“. Dopo la relazione sull’opera di Dio nel popolo italiano la parola è stata data al fratello Daniele Marra, il quale ha presentato il “percorso storico“, ossia una serie di poster disposti nella galleria del Palabarbuto, che permetteva, con una piacevole passeggiata, di visionare in ordine cronologico gli avvenimenti e i personaggi del Movimento Pentecostale in Campania. Il fratello Marra, forse per i tanti ricordi che affioravano nella sua mente, era molto emozionato e ha fatto trapelare tale sentimento con un tremolio della sua caratteristica voce tuonante. La relazione ci ha tanto edificato e ci ha fatto rivivere le esperienze di fede dei nostri avi, i quali malgrado persecuzioni e difficoltà sono riusciti ad esercitare quella fede necessaria per compiere il piano del Signore nell’evangelizzazione della Campania e del Molise. Il fatto di aver conosciuto di persona alcuni di quei fratelli citati nella relazione ci sprona ad una vita attiva nel servizio cristiano. Dopo la relazione e gli inni del coro siamo passati alla parte centrale della nostra riunione: la lettura e la meditazione della Parola del Signore. Il sermone del fratello Montante è stato tratto da Giovani 3:1-8, soffermandosi in modo particolare sui versi 3 e 8: “Gesù gli rispose: “in verità in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio” – Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il rumore ma non sai ne da dove viene ne dove va; così è di chiunque è nato dallo spirito“. Il fratello ha evidenziato l’importanza della nuova nascita in Cristo, ossia una radicale trasformazione della mente ed una completa vivificazione dell’anima. Dopo alcune parole sulla salvezza e sulla sua fondamentale importanza si è soffermato sull’azione dello Spirito Santo che come il vento “soffia“. Soffia per creare nuova vita, per metterla in evidenza e per santificarla. Il soffio dello Spirito Santo, come il vento non si vede e non si ode ma porta molti frutti e la Sua azione predispone i cuori all’opera di Cristo. Finisce qui la prima parte della nostra intensa giornata, dopo una pausa pranzo si riprende con un culto conclusivo di Ringraziamento alle ore 16:00. Nel culto pomeridiano è stato chiamato a dare la propria testimonianza il fratello Daniele Melluso che ci ha raccontato le mille peripezie che lui stesso ha vissuto per poter predicare la Parola del Signore, ci ha raccontato delle persecuzioni e l’evoluzione dei culti dalle grotte alle fabbriche alle belle comunità che Dio ci ha oggi provveduto. Ci ha raccontato della fondazione di “Radio Evangelo Campania” e dei gloriosi momenti di risveglio vissuti negli anni cinquanta. In conclusione ci ha ricordato che per ogni cosa sia spirituale che materiale che possiamo realizzare nel nome glorioso di Cristo, non dobbiamo mai dimenticare di dare sempre gloria a Dio. Abbiamo poi ascoltato alcuni inni del coro. Le parole di un inno dicevano: “Lo so ci riuscirò a rimanere in Te, non importa di cosa accadrà, se la vita mia ti do“. 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