Gli Scritti

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Relazioni umane compromesse

LIBERAZIONE DALLE RELAZIONI   UMANE COMPROMESSE Nella storia del biblico re Davide (1 Samuele 18) , c’è una pagina della sua vita che mostra le sue relazioni umane compromesse. Mentre questi era ancora un giovane di diciassette anni, bello e biondo, senza caratteristiche di guerriero, egli fu usato dal Signore per concedere ad Israele, oppressa dai Filistei, una gran liberazione. Come spesso capita a chi non si arrende a Dio per essere Suo strumento, il regnate re Saul vide altri essere usato quale liberatore d’Israele con l’uccisione del gigante Goliat. Al ritorno dalla vittoria,secondo il costume dell’ epoca: ”le donne, danzando, si rispondevano a vicenda e dicevano: “Saul ha ucciso i suoi mille, e Davide i suoi diecimila”. (v.7) Saul ne fu molto irritato; quelle parole gli dispiacquero e disse: “Ne danno diecimila a Davide e a me non ne danno che mille! Non gli manca altro che il regno!” (v.8). La gelosia non controllata, produsse rancore ed odio, infatti: “da quel giorno in poi, guardò Davide di mal occhio”. Ripetutamente il giovane Davide cercò di dimostrare a Saul l’infondatezza delle sue preoccupazioni e sembrava convincerlo: Poi disse a Davide: “Tu sei piú giusto di me, poiché tu mi hai reso bene per male, mentre io ti ho reso male per bene” (I Samuele 24:18); tuttavia, accecato, ricadeva poi nell’odio dovuto alla gelosia e cercava di uccidere Davide. Come Credenti bisogna evitare che le proprie relazioni possano compromettersi, ma se accade bisogna credere che si possono guarire. Come si stabiliscono ? Spesso si costituiscono per timore: ”Quando Saul vide che egli riusciva molto bene, cominciò ad aver paura di lui” (v.15). La paura è sovente dovuta all’orgoglio: Saul ne fu molto irritato; quelle parole gli dispiacquero e disse: “Ne danno diecimila a Davide e a me non ne danno che mille! Non gli manca altro che il regno!“ (v.8) La paura si fa spazio nell’allontanamento da Dio: “Saul aveva paura di Davide, perché il SIGNORE era con lui e si era ritirato da Saul” (v.12) La paura è conseguenza della doppiezza: ”Saul disse a Davide: “Ecco Merab, la mia figlia maggiore; io te la darò in moglie; solo sii per me un guerriero valente, e combatti le battaglie del SIGNORE”…Ma quando giunse il momento di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu invece data in sposa ad Adriel” (vv.17,19). Fu un inganno indegno di un Re credente. La paura è anche in relazione all’empietà non repressa, ma coltivata: ”Or Saul diceva tra sé: “Cosí non sarà la mia mano a colpirlo, ma la mano dei Filistei” (v.17b).Invece di ravvedersi,continuava in un’escalation di peccato confemando la verità biblica: “Un abisso chiama un altro abisso” (Salmo 42: 7) Le relazioni umane compromesse si stabiliscono anche per la perseveranza nella malvagità. Dopo la prima ambigua e fallita offerta di matrimonio,Saul ne fece una seconda:” Mical, figlia di Saul, amava Davide; lo riferirono a Saul e la cosa gli piacque.Saul disse: “Gliela darò, perché sia per lui una trappola ed egli cada sotto la mano dei Filistei”. E gli disse a Davide: “Oggi, per la seconda volta, tu puoi diventare mio genero”. Fu così che : “gli diede in moglie Mical, sua figlia. Saul vide e riconobbe che il SIGNORE era con Davide; e Mical, figlia di Saul, l’amava” (v.28). Periodicamente Saul ritornava alla sua follia e cercava di uccidere il genero, fino alla propria morte. La sua storia insegna che: ”L’uomo che, dopo essere stato spesso ripreso, irrigidisce il collo, sarà abbattuto all’improvviso e senza rimedio”. (Proverbi 29:1) Spesso i problemi sorgono perché si fanno preferenze, non solo per paura o perseveranza nella malvagità. Un figlio discriminato dal padre non evitò gli stessi errori; nella famiglia di Giacobbe il preferito per la giovanissima età era Giuseppe: ”Israele amava Giuseppe piú di tutti gli altri suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga con le maniche. I suoi fratelli vedevano che il loro padre l’amava piú di tutti gli altri fratelli; perciò l’odiavano e non potevano parlargli amichevolmente” (Genesi 37:3,4) I rapporti terreni compromessi sono in continuo aumento; le cause civili sono innumerevoli, e quelle condominiali ne costituiscono la metà. La gente litiga e compromette i propri rapporti nel mondo del lavoro, a scuola, per strada e, sempre più spesso, in famiglia. La Bibbia racconta che a casa d’Isacco e Rebecca c’era una vera e pro-pria spaccatura: Isacco preferiva Esaù, Rebecca invece gradiva Giacobbe: “I due bambini crebbero; Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, e Giacobbe un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto. Rebecca inve-ce amava Giacobbe” (Genesi 25:27-28). Altre volte, nelle famiglie sorgono problemi per l’egoismo e le offese attraverso l’indifferenza o l’aperta ostilità: “Or Esaù, all’età di qua-rant’anni, prese in moglie Giudit … e Basmat …. Esse furono causa di profonda amarezza per Isacco e per Rebecca” (Genesi 26:34). L’irritazione per la perduta primogenitura, dovuta al suo mancato autocontrollo, lo portò a ripetere ancora quest’errore: “Esaù comprese che le donne di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco. Allora andò da Ismaele, e prese per moglie, oltre quelle che aveva già, Maalat, figlia d’Ismaele, figlio d’Abraamo” (Genesi 28:8-9). Uno schiaffo in faccia a suo padre che un tempo aveva avuto il fratellastro Ismaele come rivale. Qualcuno ha affermato che “per compromettere dei rapporti occorre un istante, per guarirli ci vuole tanto tempo”. In che maniera si aggravano Spesso le cosiddette “questioni di principio” sono la causa d’ulteriori tensioni. Dinanzi alla proposta di riunificazione delle altre tribù che, diversamente da quella di Giuda, erano rimaste fedeli all’erede di Saul, Davide rispose: “Sta bene; io farò alleanza con te. Ma una sola cosa ti chiedo, che tu non ti presenti davanti a me senza condurmi Mical, figlia di Saul, quando mi comparirai davanti” (II Samuele 3:13). Questa sua prima moglie l’aveva amato e protetto dal padre, accecato dall’invidia e dall’odio: “Mical calò Davide da una finestra ed egli se ne andò, fuggì e si mise in salvo” (I Samuele 19:12) ma, dopo la rottura con Davide, Saul l’aveva data a un altro uomo, sicché il nuovo re d’Israele pretese questa restituzione come clausola del trattato d’alleanza. Costretto dalla

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Superstizioni

Liberazione dalle superstizioni   (prima parte) Tempo fa un gruppo di studenti di psicologia appoggiarono una scala ad un muro in una strada trafficata. I passanti si trovarono dinanzi ad un dilemma: restare sul marciapiede passando sotto la scala o scendere da questo e schivare il traffico. La rivista che riporta quest’episodio riferisce che sette pedoni su dieci evitarono la scala. In realtà, sebbene sia prudente aggirare una scala per evitare che un attrezzo ci cada addosso, molti lo fanno per superstizione. Un’enciclopedia specializzata riferisce che siccome una scala appoggiata ad un muro forma un triangolo, molti pensano che passarvi di sotto significhi profanare questo simbolo spesso usato per indicare la trinità, penetrare uno spazio santo. Ma credere in un Dio trino: tre persone un solo Dio, non significa certo ritenere la superstizione. DIFFUSIONE UNIVERSALE Non facilmente è ammesso ma tanti sono superstiziosi. Capita di vedere molti toccare ferro, incrociare le dita, gettare un po’ di sale dietro la spalla sinistra ritenendo che essendo una sostanza conservante, sia simbolo di vita e fortuna. Altri pensano addirittura che rovesciarne un po’ placherebbe gli spiriti maligni che prediligerebbero la sinistra dell’uomo. Questo non accade solo nel terzo mondo ma anche in Occidente. Uno studioso ha raccolto i quasi un milione di casi di superstizione nei soli Stati Uniti d’America. Nei paesi in via di sviluppo, poi, capita di vedere seguire superstizioni con fervore quasi religioso. In alcune zone dell’Africa si evita di camminare sotto il sole di mezzogiorno perché si crede che potrebbe far impazzire, anche se opportunamente protetti. Ai bambini è vietato consumare uova per cibarsi in quanto si teme che possano divenire ladri. Spesso i genitori non dichiarano il numero reale dei loro figli perché le streghe potrebbero considerarlo un vanto e farne morire qualcuno. Sicuramente, in ogni modo, nel mondo intero una forma di superstizione è costituita dal consultare gli astri. Come si legge in una pubblicazione, “l’astrologia si basa su due idee babiloniche: lo zodiaco e la divinità dei corpi celesti…”. I babilonesi attribuivano ai pianeti i poteri che ci si sarebbe attesi dalle rispettive divinità. Sempre questo popolo credeva che una parte spirituale dell’uomo esistesse ancora dopo la morte del corpo e potesse ritornare operando il bene o il male. Per questo si offriva culto ai defunti per sfuggire alla loro vendetta. Per gli antichi Romani, il numero diciassette portava sfortuna e il suo potere nefasto era considerato insito nel numero stesso: XVII, a causa dell’anagramma delle sue cifre se considerate come lettere, e cioè: il verbo latino VIXI = ho vissuto E’ in ogni modo provato che anche le cosiddette società industrializzate hanno delle superstizioni. Per esempio quasi ovunque nel mondo si teme il malocchio, senza distinzioni etniche e socioeconomiche. Si ritiene che alcuni abbiano il potere di fare del male e persino di uccidere soltanto guardando. Si crede che lo facciano perché ingelositi dall’altrui prosperità o su commissione, dietro compenso. ORIGINE DIABOLICA Pur riconoscendo che superstizioni e malocchio sono frutto d’invenzioni di menti deboli, come cristiani non si può comunque negare che spesso si è in presenza di fenomeni spirituali da maniaci. In un testo si legge che in Babilonia e Assiria “le streghe potevano invocare i demoni a piacere e mettere in potere dei demoni la persona che sceglievano”. La Bibbia dice: ” Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio o sua figlia per il fuoco, né chi esercita la divinazione, né astrologo, né chi predice il futuro, né mago, né incantatore, né chi consulta gli spiriti, né chi dice la fortuna, né negromante, perché il SIGNORE detesta chiunque fa queste cose; a motivo di queste pratiche abominevoli, il SIGNORE, il tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni dinanzi a te “.(Deuteronomio 18: 10-12 ) Altrove è dichiarato ” le carni che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai demoni e non a Dio; or io non voglio che abbiate comunione con i demoni “. Certi culti sono perciò offerti a Satana e non riti genuini in ogni modo. In ogni caso la Parola di Dio descrive in più punti l’origine diabolica dei poteri di certe persone sotto il controllo di Satana. L’apostolo Paolo incontrò a Filippi una serva che aveva uno spirito indovino, il greco ha “uno spirito Pitone”. Nell’Apocalisse l’apostolo Giovanni antivide i giorni in cui un personaggio religioso “il falso profeta” appoggerà un uomo politico: l’anticristo, con segni e prodigi bugiardi. Liberazione dalle superstizioni  (seconda parte)  PROTEZIONE EFFICACE Non saranno certo amuleti e formule a proteggere dal malocchio od altre forme di superstizione. Pur ribadendo che – spesso – l’origine di certe manifestazioni e credenze è più nell’immaginario popolare o frutto di menti deboli, bisogna riconoscere che, a volte, si è in presenza d’autentici fenomeni spirituali di origine diabolica. L’uomo non è solo nella battaglia contro ” le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti “, a sua disposizione il Signore ha messo alcuni strumenti. Prima di tutto gli è consigliato: ” Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo; ” ( Efesini 6: 11 ). Nelle componenti di quest’equipaggiamento, Dio ha previsto anche “l’elmo della salvezza”. Serve a proteggere la mente che è appunto l’oggetto degli attacchi diabolici. Procura ed alimenta come oggetto dei pensieri tutte le cose vere, onorevoli, giuste, pure, amabili, di buona fama, in cui è qualche virtù e qualche lode di cui scrive l’apostolo Paolo ai credenti Filippesi. Secondariamente bisogna esercitare l’autocontrollo ” e non fate posto al diavolo “. ( Efesini 4: 27 ); altri traducono “non date ospitalità”. In qualche maniera questo è vero anche per gli increduli. Un non incline a ritenere vere certe superstizioni, difficilmente sarà influenzato da forze demoniache. In un momento negativo della sua vita con Dio, Giobbe affermò ” mi piombano addosso i mali che temo e mi capita proprio quel che mi spaventa “. Le parole di Gesù sono così trasformate e realizzate al contrario “siati fatto secondo la tua paura” invece che ” secondo la tua fede “. La paura, infatti, è una fede negativa, se si esercita autocontrollo satana non troverà ospitalità.

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Il vizio del fumo

LIBERAZIONE DAL VIZIO DEL FUMO   Il problema fumo, vera e propria piaga del mondo contemporaneo, continua a porsi alla pubblica opinione ed i Governi ormai lo vietano nei luoghi pubblici per i suoi effetti letali ed i costi statali relativi. Per ben tre secoli gli europei usarono il tabacco come medicinale. Dall’alitosi ai calli, veniva prescritto dai medici. La sua conoscenza fu fatta nel 1492 grazie a Cristoforo Colombo. I primi esploratori del Vecchio Continente lo videro fumare nelle cerimonie tribali in rudimentali sigari agli indigeni delle Indie Occidentali. Il suo uso in quasi tutte le due Americhe era prerogativa di stregoni e sacerdoti, lo impiegavano per provocare visioni attraverso il suo effetto narcotico. Nel suo uso curativo o terapeutico, in ogni modo, c’era sempre il lato religioso. Fu soprattutto la guerra dei Trent’anni a diffondere in tutt’Europa, ma anche in Asia ed Africa l’uso del tabacco per uso voluttuario. Inizialmente il consumatore usuale di sigarette era di ceto medio e ci volle del tempo perché fumare diventasse vizio di massa. Due furono soprattutto gli alleati della diffusione di questo vizio. La canzone dei Beatles: “Fumerò un’altra sigaretta e maledirò Sir Walter Raleigh”, era una falsa pista. Per quanto questo nobile fu il più noto propagandista inglese della pipa, i veri motivi furono la guerra e la pubblicità. Nelle due guerre mondiali erano distribuite sigarette gratis alle truppe. Si pensava che il loro effetto narcotico aiutasse a combattere la solitudine del fronte. Quanto alla pubblicità basti ricordare che contro i 7 milioni di dollari stanziati per l’educazione antifumo, le società produttrici di tabacco spendono 2 miliardi di dollari l’anno. QUALI SONO I DANNI ? Una produzione a discapito del cibo. La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ha costatato che il consumo di tabacco continua ad aumentare del 2,1% l’anno nel Terzo Mondo. La produzione mondiale di tabacco è salita al 63% rispetto al 50% di 25 anni fa nei paesi sottosviluppati. Un famoso giornale londinese ha spiegato: “Il tabacco la cui coltivazione fu adottata in tutto il mondo sottosviluppato perché era un prodotto destinato all’esportazione, sta facendo salire l’incidenza del cancro, causando disboscamento e impegnando terreni in cui si potrebbero coltivare i prodotti alimentari tanto necessari per il consumo interno”. Un aumento del cancro. Statistiche dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’anno scorso calcolarono che sarebbero morti tre milioni e mezzo di persone per questa malattia. Un periodico medico previde che un milione di questi decessi sarebbero stati causati dal fumo. Anche i fumatori passivi sono coinvolti. Chi non fuma ma vive vicino ai fumatori, è esposto lo stesso alle sostanze più cancerogene del tabacco (50 delle 3800 sostanze chimiche presenti). Nel Regno Unito delle vittime dei tumori del polmone, molti erano fumatori passivi. Danni per i nascituri. Dei ricercatori australiani hanno affermato che le mamme gravide privano le loro creature delle necessarie sostanze nutritive. Accade che il fumo influisce direttamente sul feto, riducendo il flusso sanguigno fra esso e la placenta. Mediamente i nascituri erano 300 grammi di meno dei bambini delle non fumatrici. Costo del lavoro. Dati statistici hanno rivelato che i fumatori si assentano dal lavoro più dei non fumatori. Inoltre subiscono più incidenti a causa del fumo negli occhi o perché una mano è impegnata con la sigaretta. Resta poi l’incidenza nel costo della pubblica sanità. E’ POSSIBILE SMETTERE ? Che tanti vogliono smettere è provato. Secondo l’OMS ben tre fumatori su quattro ci provano almeno una volta. Anche se solo uno di loro ci riesce. Persino le canzoni fanno trasparire l’ansia del sentito imperativo del momento: “Da domani voglio smettere di fumare. Questo vizio che mi avvelena è peggio di una nuvola che copre la luna. Tutto è grigio, tutto è scolorito, come il giorno che mi sono fumato”. L’apostolo Paolo descrisse così il combattimento interiore di chi vuole emanciparsi dalla schiavitù senza riuscirci: “il bene che voglio non lo faccio: ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7:19) e continuando a descrivere questo conflitto interiore di chi non conosce Gesù e non dimora in Lui: “Vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra” (Romani 7:23). Lo stesso apostolo, però, rassicurò: “Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica” (Filippesi 4:13).  COME SMETTERE ? C’è chi ci prova masticando per ore chiodi di garofani o spezzando la sigaretta a metà o capovolgendo nel pacchetto ogni sigaretta a cui si rinuncia. Altri si rivolgono a centri per la disintossicazione da fumo. Accanto ad iniziative mediche e scientifiche stanno proliferando metodi “infallibili”. Ipnosi, mesoterapia (microiniezioni alla base del naso e nell’orecchio), dieta idrica (succhi di frutta e docce) ma anche parapsicologia e psicoterapia. Senza grandi sforzi si può realizzare liberazione dal fumo. Tenere presente l’origine. Bisogna sempre ricordare che l’uso del tabacco era originariamente in relazione ad animismo, spiritismo, adorazione dei falsi. Il che è condannato dalla Parola di Dio: “ … e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, d’uccelli, di quadrupedi e di rettili … essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen.” (Romani 1:23,25). Disporsi alla preparazione. E’ buono sapere che a 12 ore dall’ultima sigaretta cuore e polmoni cominciano a ripararsi. I livelli d’ossido di carbonio e nicotina scendono rapidamente. Mentre accade questo l’organismo soffre ma “nella calma e nella fiducia starà la vostra forza” (Isaia 30:15) dice il Signore. Inoltre lo Spirito Santo annullerà miracolosamente ogni reazione e dolore dando il Suo aiuto,l’esperienza quotidiano delle varie conversioni nel mondo lo conferma. Fare una decisione seria. L’ unico modo per smettere di fumare è non fumare più. “Scegliete oggi a chi volete servire” (Giosuè 24:15) è l’invito di Dio. Non si può servire a due padroni: o il Signore o la sigaretta. E la sigaretta è proprio un padrone: “Chi commette un peccato è schiavo del peccato. ” … “Perché

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La droga

La droga IL PERICOLO DROGA Fino a qualche anno fa se ne riferivano le vittime, ora non più. C’è stata un’assefuazione della società al problema. Solo Gesù ha ancora la soluzione. L’USO INIZIALE Le sostanze che influiscono sui sensi risalgono ai primordi dell’umanità. Ben presto l’uomo scoprì che alcune sostanze naturali agivano sul sistema nervoso: le foglie di coca per aumentare la resistenza fisica ed intorpidire, gli oppiacei per favorire il sonno ed alleviare il dolore, l’alcol per rilassare la mente stanca. Tutte accomunate da un senso d’evasione della realtà. Già “Noè, che era agricoltore, cominciò a piantare la vigna e bevve del vino; s’inebriò e si denudò in mezzo alla sua tenda”. (Genesi 9: 20,21). Sembra che l’oppio fosse conosciuto nell’antica Mesopotamia e largamente usato nell’antica Grecia. Omero narrò dell’oblio esperimentato dall’equipaggio d’Ulisse nel paese dei mangiatori di loto. In tempi più recenti Sherlock Holmes, il famoso investigatore dei romanzi, s’iniettò una soluzione che conteneva il 7% di cocaina la cui reazione descrisse come “straordinariamente stimolante e chiarificatrice per la mente”. In epoca vittoriana un analogo concetto incoraggiò l’intellettuale Sigmund Freud: “Ho sperimentato su me stesso una dozzina di volte quest’effetto della coca, che allontana la fame, il sonno e la fatica e tempra la persona allo sforzo intellettuale”. La cocaina era apprezzata per le sue proprietà ricostituenti e ritenuta un rimedio contro mal di testa, di denti, febbre da fieno, asma. Purtroppo il genere umano non usò le droghe scoperte solo per usi medici. N’abusò per alterare l’umore, come afrodisiaco, aumentare la sensibilità, sviluppare la percezione ed anche nei riti religiosi. Negli USA durante la seconda metà del XIX secolo cocaina, eroina ed oppio erano legali e reperibili facilmente in farmacia senza prescrizione medica. Nello stesso periodo la Cina sosteneva due guerre commerciali quale conseguenza della scelta di arrestare il traffico d’oppio nel paese. Finì sconfitta e fu costretta a legalizzarne l’importazione. IL PROBLEMA OGGI Il dibattito sull’opportunità o meno di legalizzare l’uso di droga, o almeno di quelle dette leggere, è ancora acceso. In sintesi alcuni ritengono che l’unico modo per fermare l’arricchimento delle varie mafie mondiali con il suo commercio, sia di liberalizzarle. Altri che non si può assistere al suicidio della gioventù e quindi bisogna combattere la sua lavorazione e distribuzione. I fatti hanno dimostrato che nessuna delle due posizioni è giusta: è necessario stroncare la produzione. Purtroppo gli sforzi fatti finora con la repressione sono risultati inutili. I contadini di Bolivia, Perù e Colombia continuano a piantare piantagioni con pianta che la producono perché più redditizie e richieste. Occorrerebbe aiutarli a sostituirle con altre colture e ad impegnarsi nell’acquisto dei loro prodotti a prezzi politici. Difficile…, almeno finchè l’Occidente non avrà raggiunto tali livelli di diffusione da ritenerla quell’emergenza che in realtà è già. Comunque l’ONU la descrive come un pericolo per la sicurezza mondiale, anche perché il terrorismo internazionale la spaccia per finanziarsi. I dati statistici sono terrificanti. La piccola delinquenza è espressione del bisogno d’approvvigionamento di giovani e ragazzi ormai schiavi della droga. L’AIDS continua a mietere vittime, anche innocenti; come i figli dei tossicodipendenti affetti da HIV che nascono con questo terribile virus. Gli effetti delle droghe e possibili danni per il loro abuso sono conosciuti. La marijuana e l’hascisc aumentano l’appetito, rendono euforici, diminuiscono le inibizioni e il loro abuso porta paranoia, comportamento disorientato, stanchezza. L’eroina e l’oppio hanno per possibili effetti apatia, sonnolenza, euforia, nausea e l’uso regolare porta depressione del respiro, convulsioni, fino al coma e alla morte. Il crack, la cocaina e le anfetamine producono euforia, senso di fiducia, un’acuita sensibilità, diminuzione dell’appetito, ansietà; i consumatori provano diffidenza, comportamento strano, allucinazioni, convulsioni, morte. Esistono tanti altri tipi di droghe e tutte con possibili effetti pericolosi. QUALE SOLUZIONE ? Si è già accennato alla difficoltà di stroncare la produzione di droga. Un altro modo sarebbe ridurne la domanda, come in ogni attività commerciale il suo volume dipende dalla legge della domanda e dell’offerta. Il problema è che nonostante l’aumento dell’istruzione, il moltiplicarsi degli spot pubblicitari, il coinvolgimento degli stessi paesi produttori nel consumo, la richiesta continua ad aumentare. E’ stato rilevato che il traffico della droga è il più florido commercio del mondo con cui milioni di persone si guadagnano da vivere. Dinanzi al fallimento dei rimedi finora usati, più che mai sorge e risplende l’unica risposta al problema droga: Gesù! Occorre ricercare una nuova nascita. Si tratta dell’esperienza descritta da Gesù a Nicodemo: “… se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3) Solo così il tossicodipendente riuscirà ad uscire dal tunnel, nel quale si trova,senza pagare il prezzo di uno sforzo di volontà a volte letale per il sistema nervoso. Questa “salvezza” è spiegata nella Bibbia così: “il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinchè il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; infatti colui che è morto, è libero dal peccato” (Romani 6: 6,7) Occorre ammettere il bisogno di liberazione Chi si droga è schiavo degli stupefacenti, l’apostolo lo spiegò: “sono schiavi della corruzione, perché uno è schiavo di ciò che lo ha vinto” (II° Pietro 2:19). Gesù stesso chiarì: “chi commette il peccato è schiavo del peccato”. Una richiesta d’aiuto a Dio permetterà una vera libertà: “Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi”. COM’EVITARE DI RICADERE David Wilkerson nel recupero dei tossicodipendenti come servizio della Chiesa si convinse, dopo determinate esperienze, che solo il battesimo dello Spirito Santo può evitare ogni ricaduta. Ulteriori riflessioni hanno ripetuto che bisogna “continuare” a vivere una vita nello Spirito Santo: “Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne” (Galati 5: 16). Ogni ricaduta potrebbe essere fatale: “Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lasciano di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima”. “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio;

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La pornografia

La pornografia IL PERICOLO DELLA PORNOGRAFIA Come una marea inarrestabile questo pericolo è diffuso da molti veicoli: films, libri, riviste, programmi televisivi via cavo e normali, videocassette, pubblicità, musica e videogiochi. Telefono e computer sono gli ultimi arrivati per raggiungere più e meglio i “consumatori”. Il termine italiano pornografia viene dal greco pornogràphos, “che scrive intorno alle prostitute”. Gli antichi scrittori producevano questo tipo di letteratura per destare passione nei lettori. Disegni osceni risalgono alle età più antiche. Sono state ritrovate medaglie portate dalle donne ebree nel periodo della gravidanza con l’effige d’Astarte, una delle tre false divinità cananee della fecondità. Gli ebrei idolatri n’avevano fatto la consorte di Baal (“Signore”) e l’adoravano. Nella distrutta Pompei la pornografia aveva la sua espressione nell’arte. IN CHE CONSISTE ? La pornografia è il messaggio del moderno culto del sesso. Si discute sull’opportunità di vietarla o no; in proposito un sondaggio Gallup del Marzo 1985 rivelò che negli USA dal 63 al 73% degli interrogati riteneva opportuno proibire in modo assoluto quanto avesse contenuti di violenza sessuale. Il 67% era convinto che la pornografia potesse “condurre al declino della morale pubblica”. In ogni modo il 34% pensava che fosse “un innoquo sfogo”. I movimenti femministi vorrebbero ammesse le pubblicazioni erotiche e vietate quelle pornografiche con la donna oggetto. La diatriba è fra il rifiuto totale e la distinzione tra pornografia, arte e pubblicazioni erotiche. Senza lasciarsi coinvolgere “in vani ragionamenti” i credenti credono pornografico il materiale che stimola sessualmente. Scopo, questo, riconosciuto dai pornografi stessi. L’apostolo Paolo scrisse ai credenti del’immorale Efeso: “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti, è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli.” (Efesini 5: 3-6); Sempre Paolo scrisse ai Cristiani della licenziosa città di Corinto: “Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? tri, né adúlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.” (I° Corinzi 6: 9,10). Lo Scrittore dell’epistola agli Ebrei scrisse: “Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti, e sia il talamo incontaminato; poiché Iddio giudicherà i fornicatori e gli adulteri.” (Ebrei 13: 4). La Legge di Mosè vietava di fisicamente donne diverse dalla propria moglie, la pornografia fa questo, seppure non fisicamente: ”Non scoprirai la nudità della moglie di tuo padre: disonoreresti tuo padre. Non scoprirai la nudità di tua sorella, figlia di tuo padre e figlia di tua madre, sia essa nata in casa o nata fuori. Non scoprirai la nudità della figlia di tuo figlio o della figlia di tua figlia, poiché disonoreresti te stesso. Non scoprirai la nudità della figlia della donna di tuo padre, generata da tuo padre: è tua sorella. Non scoprirai la nudità della sorella di tuo padre; è parente stretta di tuo padre. Non scoprirai la nudità della sorella di tua madre, perché è parente stretta di tua madre. Non scoprirai la nudità del fratello di tuo padre, né di sua moglie: è tua zia. Non scoprirai la nudità di tua nuora: è la moglie di tuo figlio; non scoprirai la sua nudità. Non scoprirai la nudità della moglie di tuo fratello: è la nudità di tuo fratello. Non scoprirai la nudità di una donna e di sua figlia; non prenderai la figlia di suo figlio, né la figlia di sua figlia per scoprirne la nudità: sono parenti stretti: è un delitto”. (Levetico 18:8-17). QUALI SONO I DANNI ? Certamente effetti negativi nel matrimonio. Dio ha creato l’uomo col desiderio sessuale (Genesi 1:28) “E Dio li benedisse; e Dio disse loro: Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra” ma questo deve essere soddisfatto nell’ambito matrimoniale: “Sia benedetta la tua fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventú. Cerva d’amore, capriola di grazia, le sue carezze t’inebrino in ogni tempo, e sii sempre rapito nell’affetto suo.” (Proverbi 5:18,19). Quanti si legano alla pornografia, scopriranno che questa genererà in loro un’idea contorta del sesso facendone un idolo. Le conseguenze saranno gravi: delusione del coniuge, ricerca della propria soddisfazione. Dio invece comanda: “Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; lo stesso faccia la moglie verso il marito. La moglie non ha potere sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie.” (I° Corinzi 7:3,4). Gesù disse: “Più felice cosa è il dare che il ricevere”. (Atti 20:35) Altra conseguenza negativa la pornodipendenza. Uno psicologo ha detto: “Riscontro che c’è dell’assuefazione alla pornografia”. Si crea un’escalation: “Un abisso chiama un altro abisso”. Ulteriore risultato deleterio sarà un errato concetto di donne e bambini. Le immagini che la pornografia imprime nella mente dei suoi consumatori, presentano la donna come oggetto che è sottoposto a violenza e degradazione. Il Signore ha creato la donna perché fosse “aiuto convenevole” dell’uomo “Poi Dio il SIGNORE disse: Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui”. (Genesi 2:18). La parola ebraica tradotta letteralmente dà: “di fronte”; in parità, quindi. Altri rendono: “un aiuto come suo complemento”. Il concetto suggerisce somiglianza, corrispondenza. La stessa che Dio diede all’uomo: “Poiché, quanto all’uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo;” (I° Corinzi 11:7). La Bibbia afferma che bisogna trattare “le donne anziane come madri, le giovani come sorelle con ogni castità”. (I° Timoteo 5:2) Anche i bambini sono sempre più oggetto di abusi e violenze. Le statistiche sono impressionanti e non sono neanche il giusto indicatore perché molti casi non sono denunciati. “I figli sono un’eredità che viene dall’Eterno” (Salmi 127:3), quindi non devono essere i protagonisti di storie e

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Il gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo IL GIOCO D’AZZARDO Un diffuso settimanale italiano faceva iniziare un articolo con queste parole: “Un demonietto si aggira per l’Italia. Non è uno sconosciuto ma si è fatto assillante. E’ quello del gioco d’azzardo. S’avanza con abiti, diciamo così, dimessi. Non si arrocca più soltanto sulle spalle degli studiosi della roulette, del rischiatutto, ma stuzzica i pendolari delle slot-machine, delle macchinette mangiasoldi e dei videopoker, che l’Italia giochi sempre più in massa lo affermano le statistiche”. Il Codice Penale italiano vieta il gioco d’azzardo su tutta la Penisola, tuttavia grazie ad un decreto legge del 1926 che dà facoltà al Ministero degli Interni di derogare, in alcune situazioni e infatti quattro case da gioco sono in funzione.   IL MOTIVO DEL GIOCO In pratica chi gioca d’azzardo lo fa perché rifiuta di affrontare la realtà. Le probabilità di perdere nel 90 per cento dei casi, non sembra impressionare. Anzi! In realtà l’unico sistema sicuro sarebbe quello di tentare ogni possibile risultato per ogni partita. Il problema è che la somma spesa non verrebbe ripagata dalla vincita. “Tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze” (Ecclesiaste 9:11). Qualcuno ha fatto notare che lanciando una moneta dieci volte è molto improbabile che il risultato sia cinque volte testa ed altrettante croce. Eppure il giocatore si illuderà che vincerà. Anche questo è il gioco, la voglia di arricchire, sognare, di provocare emozioni dominatrici. IL DIVIETO DEL GIOCO Non necessariamente coincide con quello “Legale”. Spesso le autorità ritengono illegale il gioco d’azzardo ma lo autorizzano nei casinò e gestiscono direttamente il “Lotto” ed affini. “Di fare i fatti vostri e di lavorare con le vostre mani … onde camminiate onestamente verso quelli di fuori, e non abbiate bisogno di nessuno” (1° Tessalonicesi 4:11,12). Inoltre, la prosperità materiale è per il credente frutto della benedizione divina. Abramo era molto ricco di bestiame, d’argento e d’oro” (Genesi 13:2) obbedì a Dio e prosperò: “seminò in quel paese, e in quell’anno raccolse il centuplo; il SIGNORE lo benedisse. Quest’uomo divenne grande, andò crescendo sempre piú, finché diventò ricchissimo” (Genesi 26:12,13 – 31:18,42) – “Non l’hai forse circondato di un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani e il suo bestiame ricopre tutto il paese”. (Giobbe 1:10). Una posizione equilibrata sembra essere quella che il Signore provvede ai suoi il necessario ed anche più: “Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo”. (Filipesi 4:11), ma solo ad alcuni dona la ricchezza per esercitare il carisma del dare: “chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia” (Romani 12:8). “Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte”. (Matteo 6:33)  La Parola di Dio invece dice: “La vostra condotta non sia dominata dall’amore per il denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”. (Ebrei 13:5) Gli avidi non erediteranno il regno di Dio. Il passato dei Credenti è descritto così: “E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo, mediante lo Spirito del nostro Dio” (1° Corinzi 6:9-11). Perciò l’invito biblico a “Non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù”. (Galati 5:1)  “Confida nell’Eterno e fa il bene, abita il paese e pratica la fedeltà. Trova la tua gioia nell’Eterno, ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore. Riponi la tua sorte nell’Eterno; confida in Lui, ed Egli agirà”. (Salmi 37:3-5)

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Fobie

Fobie Le fobie sono paure esagerate d’oggetti specifici o situazioni. Ne sono state classificate circa 300, ma la lista potrebbe continuare all’infinito. I “fobici” possono soffrire di fobie comuni: paura esagerata di cose che la maggioranza teme, come la morte; oppure fobie specifiche, per esempio paura di cose che in se stesse non generano timori, come spazi aperti o ascensori, ma che si temono perché vittime d’ansie, timori che essendosi condotti malvagiamente si sarà certamente castigati. Si proietta così la propria ansia su situazioni esterne che sono temute e perciò da evitare. In ogni caso molte fobie non sono neppure denunziate e si finisce per accettarle. Le statistiche riferiscono che i tre quarti di quelli che ne soffrono appartengono al gentil sesso ma non spiegano i motivi. Silenzio anche sulla fascia d’età dei più colpiti: tra i 25 e i 45 anni. Alcuni dati, invece, sulle ragioni che le fanno insorgere: perdita di una persona cara, un’esperienza traumatica che produce uno shock, emulazione dei genitori che possono trasmettere inconsapevolmente i loro conflitti umani. Purtroppo c’è il rischio che crescendo si può trasferire la propria paura dalla causa originaria ad altre situazioni. Le diverse fobie Semplificando quello che uno psichiatra ha definito come “un’oscura selva di conflitti umani”, si può affermare che l’analisi suddivide le fobie in tre tipi fondamentali: semplici, sociali, degli spazi aperti. Le fobie “semplici” sono quelle che si manifestano in relazione con situazioni od oggetti specifici come la paura dell’acqua (acquafobia) o dei cani (cinofobia) o – molto diffusa – la claustrofobia: paura degli spazi chiusi. L’uomo comune troverà fuori del normale ed assurdo avere questo tipo di problemi, ma occorre un cuore compassionevole per riuscire a capire chi è stretto in questa morsa. Ogni credente partecipa alla compassione che animava Gesù in terra e di cui è detto negli evangeli che ben nove volte la provò. Le fobie “sociali” sono invece quelle che si provano in pubblico, anche quando questi è costituito da una sola persona. E’ il problema di quanti provano paura ad andare ad una festa, parlare in pubblico, firmare davanti ad altri temendo che la mano possa tremare. I figliuoli di Dio ne sono liberi e vivono invece la propria fede, anche comunitariamente, nelle riunioni di culto che offrono al Signore e nella comunione fraterna in genere. Infine, la fobia “degli spazi aperti”, detta agorafobia. E’ la più difficile da decifrare e da capire. Letteralmente la parola significa “paura della piazza del mercato” e gli esperti affermano trattarsi della paura di quanto la piazza del mercato rappresenta: folle o perdita della padronanza o sicurezza che generalmente si prova in un ambiente ristretto. E’ la “paura della paura”: il panico di chi arriva ad evitare qualsiasi movimento e ad uscire da casa per timore della folla che c’è fuori. E’ indicata come un problema genetico, per alcuni anomali, per altri alimentare: la caffeina può generare irrequietezza, paura, nervosismo, ansietà, nausea, palpitazioni, tremore. Da altri ancora come una malattia fisica, un disturbo del sistema nervoso. Un ricercatore ha, infatti, scoperto che iniettando lattato di sodio in questi soggetti si provocano crisi di panico. Quali aiuti ? Si potrebbe affermare che ogni fobico abbisogna di una terapia diversa. Dipende dalla causa originale e del soggetto. In alcune nazioni ricorrono all’elettroshock: terapia elettroconvulsivante. Si fa attraversare il cervello da una debole corrente elettrica che possa generare una modesta crisi di convulsioni. Per gli effetti conseguenti al suo uso come la perdita di memoria, in alcuni paesi è vietata e fortemente limitata. Alcuni trovano sollievo nella cosiddetta medicina alternativa quali rimedi naturali, omeopatia … Non sempre i farmaci sono utili, riferiscono gli psichiatri. Il numero di chi può ricorrervi si riduce al 70% per gli effetti collaterali possibili: sintomi di panico, visione offuscata, insonnia; in ogni modo non è possibile usarli per periodi troppo lunghi. In alcuni casi è praticata l’ipnosi, ma degli esperti non concordano sul suo uso rilevando l’importanza del coinvolgere la volontà del paziente per raggiungere risultati efficaci e durevoli. In ogni caso i credenti evitano quest’ed altro diverso metodo che lasci ad altri il controllo della propria mente ritenendo che solo Dio debba avere questa possibilità e che sia pericoloso ricorrervi. Sicuramente il fobico deve imparare ad aiutarsi. Rilassare il fisico può allentare la tensione mentale dice lo psicologo. Questo può praticarsi controllando la respirazione. Concentrandosi sul presente ed evitando di pensare a quanto genera apprensione. Naturalmente l’aiuto esterno è anche importante. Almeno per capirsi e imparare a superare le proprie fobie nell’immaginazione: è la tecnica della desinsibilizzazione. Occorre saper osare e può essere sconvolgente emotivamente, ma occorre spiegare che la paura in sé non può nuocere e che va invece affrontata e vinta. L’intervento divino Spesso le fobie sono usate dal Diavolo che approfitta della debolezza dei fobici per legarli ancora maggiormente ai propri timori. In particolari condizioni la paura può costituire una “porta aperta” per un’opera diabolica che può essere un’influenza spirituale negativa, un’ossessione e – in casi estremi – una possessione demoniaca. La paura è in relazione alla nascita del peccato: “..ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo e mi sono nascosto”. Gli esperti affermano che non si nasce con la paura anche se studi avanzati hanno rivelato un’influenza madre-feto. Certamente Dio non impaurisce: “… non avete ricevuto uno Spirito di servitù per ricadere nella paura ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo “Abba! Padre!”. (Romani 8:15) Difatti “Dio ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e d’autocontrollo”. (2 Timoteo 1:7) La paura del fobico è paradossalmente una fede, anche se negativa. Fu l’esperienza di Giobbe: “Non appena temo un male esso mi colpisce, e quel che mi spaventa, mi piomba addosso”. (Giobbe 3:25) Gli eventi si succedettero rovinosi uno dopo l’altro facendogli perdere beni, figli, salute. Solo l’intervento divino che Gli parlò personalmente lo aiutò ad uscirne. In ogni caso va detto con chiarezza che “… per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo” (1 Giovanni 3:8) e “liberare tutti quelli che

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Occultismo

Occultismo Anche religioni che si definiscono cristiane credono che la “comunione dei santi” possa prevedere comunicazioni Terra-Purgatorio-Paradiso, pur avvertendo e mettendo in guardia dal pericolo della superstizione, idolatria, tranelli del Diavolo. Va subito precisato che i veri Cristiani non credono nell’esistenza di un Purgatorio e neanche a comunicazioni con i defunti. La Bibbia proibisce questi “contatti” perentoriamente.Nel passato l’occultismo era comune tra gli Egiziani, i Babilonesi, gli Assiri.La stessa Bibbia accenna a maghi che imitarono i segni miracolosi compiuti da Mosè in presenza del Faraone. L’apostolo Paolo indica i nomi di due di loro: “E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro (falsi credenti) si oppongono alla verità” (2 Timoteo 3:8). Il profeta Daniele scrisse: “Il re fece chiamare i magi, gli incantatori, gli indovini e i Caldei perché gli spiegassero i suoi sogni” (2:2). Ancora un re Babilonese, Baldassar, “gridò che si facessero entrare gli incantatori, i Caldei, e gli astrologi” (5:7). PROBLEMA DI SEMPRELe proibizioni della legge di Mosè in proposito gettano luce sull’ambiente cananeo che gli Ebrei avrebbero trovato al loro arrivo in Palestina: “Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio per il fuoco, né chi esercita la divinazione, né astrologo, né chi predice il futuro; né mago, incantatore, chi consulta gli spiriti, dica la fortuna, né negromante, perché il Signore detesta chiunque fa queste cose; a motivo di queste pratiche abominevoli, il Signore sta per scacciare quelle nazioni dinanzi a te” (Deuteronomio 18:10,12). La pena estrema prevista per i dediti a negromanzia ed indovinazione fa capire chiaramente l’avversione divina a tali pratiche. In ogni caso il popolo del Signore doveva essere diverso: “Tu sarai integro verso il Signore… quelle nazioni che tu spodesterai danno ascolto agli astrologhi ed indovini. A te, invece, il Signore, il tuo Dio, non lo permette. Per te il Signore… farà sorgere tra i tuoi fratelli, un profeta come me; a lui darete ascolto” (Levitico 18:13,14,15). Purtroppo non fu così. Il Profeta venne, ma ancora al tempo dei re ebrei è riportato: “fecero passare per il fuoco i loro figli, si applicarono alla divinazione e incantesimi e si diedero a fare ciò che è male agli occhi del Signore provocandolo”. Il mondo biblico antico ha sempre coltivato un culto dei morti spesso anticamera dell’occultismo, perciò il divieto: “Non praticherete divinazione o magia. Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, e non ti raderai i lati della barba. Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il Signore” (Levitico 19:26-28). L’ultima affermazione: “Io sono il Signore” equivale a dichiarare che occultismo significa servire altri dei; il primo comandamento recita infatti: “Io sono il Signore, il tuo Dio, non avere altri dei oltre a Me” (Esodo 20:2). Anche l’apostolo Paolo sottolineò il binomio demoni-idolatria: “le carni che i pagani sacrificano, le sacrificano ai demoni e non a Dio” (1 Corinzi 10:20). Nell’Apocalisse è previsto per la Grande Tribolazione: “gli uomini non cessarono di adorare i demoni e gli idoli d’oro, argento, rame, pietra, legno” (9:20). Sempre a proposito di culto dei morti, è da dire che la posizione cristiana riguardo alla cura dei defunti è per questo limitata ad una eventuale semplice manutenzione del luogo dove sono conservati. Il maniacale interessamento domenicale, ed anche più frequente, della conservazione dei morti ed abbellimento delle tombe, può degenerare in colloqui, contatti … che costituiscono una porta aperta al Diavolo. COME RICONOSCERLO Anche oggi le pratiche occulte sono sempre più popolari. Tre elementi comuni permettono di stabilire di essere in presenza di tale fenomeno. (1) Rivelazioni di conoscenze non conseguibili con i cinque sensi umani. La serva posseduta da uno “spirito di divinazione” incontrata dall’apostolo Paolo a Filippi, città macedone, faceva l’indovina grazie ad esso. Altre versioni rendono “spirito di Pitone”, uno dei nomi di Apollo. Questa falsa divinità, si diceva, nascendo aveva ucciso il serpente custode di Delfi che doveva perseguitare sua madre Latona. La pitonessa di Delfi veniva consultata per conoscere il futuro: il suo balbettare veniva interpretato da altri e considerato oracolo divino. Forse si trattava di una ventriloqua, certamente di una parodia satanica del dono delle lingue e dell’interpretazione. In realtà più che conoscere il futuro Satana lo “prepara”. Attraverso i demoni e gli uomini da loro posseduti egli può “creare” certe situazioni che poi indicherà a quanti lo cercano. I credenti non ricercano questa conoscenza. Il futuro è stabilmente nelle mani del Signore: “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio” (Deuteronomio. 29:28) ed il credente rimette semplicemente la sua sorte in Lui che opererà. (2) Contatto con potenze soprannaturali malefiche. Ogni forma di contatto è severamente vietata dalle Sacre Scritture: “I vostri profeti, che sono in mezzo a voi, e i vostri indovini non vi ingannino, e non date retta ai sogni che fate” (Geremia 29:8). Gesù e poi lo stesso apostolo Paolo, comunque, rifiutarono persino gli elogi di potenze occulte. E’ riferito che essi reagivano alla presenza del Maestro: “Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: Il Santo di Dio!”  Gesù lo sgridò: “Sta zitto ed esci da costui …” (Marco 1:24) “… scacciò molti demoni e non permise loro di parlare perché lo conoscevano” (Luca 4:34).  Qualcosa di analogo accadde all’apostolo Paolo che “infastidito si voltò e disse allo spirito: Io ti ordino nel nome di Gesù Cristo che tu esca da costei” (Atti 16:18). (3) Intervenire e sensibilizzare persone non presenti. Il colloquio narrato da Gesù tra il ricco ed Abraamo circa il povero Lazzaro apre uno spiraglio di luce sul mondo dei defunti fino a quei giorni. (Luca 16) Il soggiorno dei morti è descritto come luogo di  : (a) strazio: “E nell’Ades, essendo nei tormenti” (v.23); (b) consapevolezza: “..ed esclamò: Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma” (v.24); (c) memoria: “Ma Abraamo disse: Figlio, ricordati che tu nella vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali” (v.25); (d) condizione immutabile: “… fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vogliono passare di qua a voi, non possano, né di la si passi da noi” (v. 26); (e) responsabilità: “Ti

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La bestemmia

La bestemmia LIBERAZIONE DALLA BESTEMMIA La parola bestemmiare, nel suo significato primitivo, denota ogni genere di maldicenza e calunnia; ma nel senso ristretto Scritturale, ed anche nell’uso comune, indica un detto irriverente ed ingiurioso, concernente Dio o qualcosa del Suo nome ed attributi. In Israele la Legge di Mosè comandava: “Non bestemmierai contro Dio e non maledirai il principe del tuo popolo ” (Esodo 22:28). Il Pentateuco,la raccolta dei primi cinque libri biblici, riferisce di un bestemmiatore che fu punito drasticamente : “Il figlio di una donna israelita e di un Egiziano, trovandosi in mezzo a degli Israeliti, venne a diverbio con un figlio d’Israele.Il figlio della israelita bestemmiò il nome del SIGNORE e lo maledisse; perciò fu condotto da Mosè. La madre di quel tale si chiamava Selomit ed era figlia di Dibri, della tribú di Dan. Lo misero in prigione, in attesa di sapere che cosa il SIGNORE ordinasse di fare. E il SIGNORE parlò a Mosè, e gli disse: “Conduci quel bestemmiatore fuori dal campo; tutti quelli che lo hanno udito posino le mani sul suo capo e tutta la comunità lo lapidi” (Levitico 24:10 – 14). Anche altre legislazioni antiche prevedevano punizioni per bestemmie indirizzate ad Autorità civili o religiose; tuttavia ancora oggi bestemmiare viene definito nei dizionari come: “Offendere la divinità con espressioni ingiuriose”. L’articolo 724 del Codice Penale, preparato poco tempo dopo la firma del Concordato fra Stato e Chiesa ( l’11 febbraio 1929 ), recita: “Bestemmia. Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le persone venerati nella religione dello Stato è punito con l’ammenda da L.20 a 600 mila”. Una testimonianza di come non era, almeno ufficialmente, accettato un certo modo di parlare scurrile ed osceno in tempi non lontanissimi. Con la venuta di Cristo Gesù l’accento si è spostato dalla repressione alla responsabilizzazione: evitare che Credenti diano occasione di bestemmiare a non Credenti. Vari sono gli inviti biblici in proposito; quello di Paolo ai Romani “Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri” 2:24; quello dello stesso Apostolo ad un suo collaboratore perché ammaestri le spose cristiane: “a essere sagge, caste, diligenti nei lavori domestici, buone, sottomesse ai loro mariti, perché la parola di Dio non sia disprezzata” (Tito 2:5). Una maniera di esprimersi che in tempi passati distingueva i derelitti delle Nazioni, è oggi realtà di vita; quasi che la depauperazione culturale del Paese sia dimostrata anche da questa trasformazione del linguaggio! Tale cambiamento è evidente nei vari aspetti della vita: in passato negli scritti le parolacce erano sostituite da puntini di sospensione, oggi quasi più nessuno lo fa. Nei film c’è largo spazio al turpiloquio e alle conversazioni lascive; è considerato un punto di forza, per un maggiore successo, introdurre alcune oscenità. Qualcuno obietterà che il linguaggio blasfemo è stato sempre presente nel corso degli anni; il problema è che si è all’osceno, una metamorfosi è in atto. Il tifo durante le manifestazioni sportive c’era già ai tempi dei Greci e dei Romani e anche prima; oggi si è però all’uso del linguaggio scurrile e della bestemmia come normale modo di entusiasmo sportivo. Anche per questo Tertulliano scriveva come apologia del Cristianesimo: “Voi ci accusate di nasconderci come topi. Ora noi siamo presenti ovunque. Abbiamo le vostre stesse attività, gli stessi cibi, gli stessi vestiti. Rifiutiamo solo di frequentare i templi e gli spettacoli dell’anfiteatro”. C’è poi in atto un uso sfrenato della “pornografia verbale”; si costata che un po’ tutti usano il turpiloquio con chiara allusione al sesso; molti usano parole volgari relative all’attività sessuale quasi tutte le volte che aprono la bocca. Il cambiamento è evidente anche nei rapporti interpersonali: alle usuali espressioni di imprecazioni degli anni passati, sempre peccaminose, è subentrato un linguaggio blasfemo. Qualcuno soltanto si addolora per questo; molti credono addirittura che in fin dei conti sia un bene per l’uomo bestemmiare. Alcuni Terapisti del nervosismo nel passato hanno insegnato che era meglio sfogare il proprio nervosismo, anche con la bestemmia, se se ne sentiva il “desiderio – bisogno”. Molti hanno accettato con gioia questa legittimazione pseudo-scientifica; in ogni caso le attuali ricerche sociologiche ribaltano il concetto: l’ira mette radici più profonde e si alimenta da sola. Dunque il Saggio biblico aveva ragione: “La risposta dolce calma il furore, ma la parola dura eccita l’ira” ( Proverbi 15:1 ); no! la bestemmia non aiuta a liberare dall’ira. Imprecazioni, linguaggio blasfemo ed osceno, aggressione verbale, non possono sostituire o essere preferite all’aggressione fisica né costituire un modo per sfogare sentimenti accumulati come la frustrazione. Diceva il paziente Giobbe: “Bada che la collera non ti trasporti alla bestemmia, la grandezza del riscatto non ti spinga a deviare!” ( 36:18). Certe espressioni non troppo fini del passato impallidiscono di fronte alle imprecazioni usate oggi; non soltanto nell’ira o nell’esclamazione di dolore, ma per il semplice gusto di imprecare, l’uomo di oggi preferisce l’oscenità. Il linguaggio da trivio è evidente negli scritti sui muri, nella moda delle magliette, poster, autoadesivi. Esistono riviste specializzate di linguaggio blasfemo per adulti e perfino per adolescenti dove si esaltano festini in cui si fa a gara a chi la dice più grossa, e si racconta di gare di “scatologia” ovvero di dissertazioni su cose sudice, in particolare sulle funzioni escretorie. Evidentemente il deteriorarsi delle istituzioni e norme di comportamento tradizionale ha il suo peso; disgregamento della famiglia, perdita di sottomissione ed ogni autorità e nuova moralità del “tutto lecito” hanno aiutato la diffusione del turpiloquio più sfrenato. COSA DICE LA BIBBIA   Il Pentateuco afferma che per il bestemmiatore in Israele c’era la lapidazione :”Chi bestemmia il nome del SIGNORE dovrà essere messo a morte; tutta la comunità lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, se bestemmia il nome del SIGNORE, sarà messo a morte” ( Levitico 24.16). Nel Nuovo Testamento resta l’avversione divina nei confronti dei peccati del linguaggio :”Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta…Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni

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Aborto

Aborto Liberazione dal pensiero moderno abortista Ancora oggi intere Nazioni usano l’aborto come mezzo di controllo delle nascite; per esempio in Cina dove lo Stato incoraggia il figlio unico; le vittime sono pari ad un’intera nazione di media densità demografica. In un altro paese orientale, il Giappone, per scelte individuali e non statali, esiste una posizione analoga; si calcola che il 30% dei concepimenti finiscono con l’aborto. Nell’Occidente la situazione non è migliore. In Svezia, per esempio, l’aborto è permesso dal 1946 per “ragioni mediche, sociosanitarie, umanitarie ed eugenetiche o quando il feto ha riportato lesioni”. In pratica oggi è un sistema socialmente accettabile per la limitazione della prole. Il primo paese a legalizzare questo tipo d’intervento fu l’URSS, nel 1920, Stato oggi scomparso e scomposto in più realtà. Comunque, non tutti gli aborti vengono eseguiti perché i nascituri potrebbero venire alla luce con difetti fisici, mentali, o per stupro o incesto. Anticamente il controllo demografico non era considerato un problema; le autorità erano contente dell’aumento numerico perché questo significava un esercito numeroso e quindi potere. Gli aborti venivano usati solo per i figli di relazioni illegali. In ogni modo si è a conoscenza che nell’antica Atene “la volontaria limitazione delle nascite era all’ordine del giorno, ed era realizzata sia mediante sistemi preventivi, sia mediante aborti o infanticidi”. Uno storico riferisce che nell’impero romano “le donne desideravano di essere più sessualmente che maternamente belle; il desiderio della libertà individuale agiva in contrasto con le esigenze della razza. Di quelle che si sposavano, la maggioranza limitava l’accrescersi della famiglia con l’aborto, l’infanticidio … le pratiche antifecondative”. Dagli Ebrei i figli erano considerati segno di benedizione: “Ecco i figliuoli sono un’eredità che viene dall’Eterno; il frutto del seno materno è un premio” (Salmo 127:3) . IL PENSIERO ATTUALE  In questo soggetto molto dipende dalle definizioni . Per esempio: quando ha inizio la vita? Le opinioni divergono a seconda dalla posizione pro o antiabortista. Quando uno spermatozoo unisce i suoi 23 cromosomi con ugual numero di essi nell’ovulo, viene concepita una vita nuova. Fin dall’istante del concepimento vengono stabiliti sesso e altre caratteristiche non più modificabili. Per gli antiabortisti, quindi, la vita comincia in quel momento e perciò ogni aborto provocato è omicidio. Citano luminari medici che dichiarano che a sei mesi il feto può vedere, udire, provare emozioni, gustare ed anche imparare. Non è solo una sostanza gelatinosa, quindi. Gli abortisti invece ritengono che la vita ha inizio circa 20 settimane dopo il concepimento. Solo da allora, fanno notare, la madre comincia ad avvertire i primi movimenti del feto e questo può nascere vivo. Essi ritengono che finchè un individuo dipende completamente dalla madre, non è una persona. La legislazione sull’aborto è diversa a seconda dei Paesi. In Italia è regolato dalla legge 194. La decisione di abortire è presa dalla donna che può richiedere d’interrompere la gravidanza. I medici possono essere obiettori e rifiutarsi di farlo. Sondaggi recenti hanno rilevato che una grossa percentuale d’italiani ritiene che alla decisione della donna dovrebbe affiancarsi quella dell’uomo e che il previsto periodo dei giorni per ricorrere all’aborto vada ridotto.Periodicamente si chiede una revisione restrittiva od estensiva della Legge,a seconda dei convincimenti laici o meno e finora inutilmente. In Gran Bretagna il nascituro non è riconosciuto essere umano fino a che lascia il grembo materno. Da allora, anche se il cordone ombelicale rimane intatto, uccidere quella creatura è reato. Negli USA dopo 16 anni di diritto all’aborto praticamente senza restrizioni, la Corte Suprema ha stabilito che i 50 Stati Americani hanno diritto di decidere o no nuovi e più severi limiti. LE CONSEGUENZE DELL’ABORTO Fisiche . Dopo un aborto eseguito nei primi mesi di gravidanza, la donna avverte debolezza e può avere nausea, crampi e forse emorragie. I pericoli, in ogni modo, sono generalmente proporzionali all’età del feto. Il tempo di nove mesi di gestazione è spesso diviso a fini medici in tre trimestri. Nel primo il feto è generalmente estratto con un aspiratore, ciò richiede breve tempo. Nel secondo può essere smembrato per estrarlo o è usata un’iniezione. Normalmente è richiesta una breve degenza ospedaliera. Nel terzo l’unico modo d’intervento può essere l’incisione dell’utero per tirare fuori la creatura che si sta sviluppando. A gravidanza avanzata i segni dell’interruzione possono durare una settimana. Il livello ormonale, infatti, si abbassa. Dolore al petto e un senso di depressione possono verificarsi. Psichiche ed emotive . Gli esperti ritengono che possono realizzarsi anche più tardi ed avvertire turbamenti per lungo tempo. La religione buddista affronta questo in modo insolito. Sono poste delle statuette di plastica, gesso o pietra – che rappresentano i bimbi soppressi – nei templi. Nel corso dei riti sono poi affidati a Jizo, il protettore buddista dei bambini. I genitori possono così chiedere perdono a questa divinità. Familiari . Si è salutato il diritto all’aborto, insieme alla contraccezione, come la più importante conquista delle donne, ma spesso si dimentica il diritto del compagno a contribuire nella decisione. L’uomo anche soffre, sente il vuoto, avverte turbamento. Spirituali . Il Signore perdona ogni peccato: “Il Sangue di Gesù, suo Figliuolo ci purifica da ogni peccato” (1 Giovanni 1:7) ma le “Conseguenze restano”. Davide pecco d’adulterio e fu mandante d’omicidio, Dio lo perdonò ma il re incontrò spesso sul suo cammino gli effetti dei peccati commessi. LE POSIZIONI RELIGIOSE DIVERGONO La Chiesa Cattolica Romana è contraria all’aborto. Nel 1869 Papa Pio IX stabilì la pena della scomunica per aborti eseguiti in qualsiasi tempo della vita dell’embrione.Pio XII nel 1951 riconfermò: “Ogni essere umano, perfino il bambino nel grembo della madre, riceve il diritto alla vita direttamente da Dio, non dai genitori”. L’attuale Pontefice ha più volte ribadito l’illeicità di aborto e contraccezione. L’ebraismo moderno è diverso dall’antico; un Rabbino ha dichiarato: “Il feto è ignoto, futuro, potenziale parte dei segreti di Dio” e un altro che la vita “Comincia fin dalla nascita. Non consideriamo omicidio la soppressione del nascituro”. La Chiesa primitiva. Gli storici riferiscono che ci si attaccava fortemente ad un rigido codice morale che suscitava rispetto per la santità della vita.L’aborto e l’infanticidio erano proibiti ai Cristiani

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