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Note biografiche del pastore Salvatore Anastasio

Salvatore AnastasioSalvatore Anastasio nacque a Napoli nel rione Sanità l'8 aprile del 1904. Uomo semplice e leale, svolse il mestiere di calzolaio dipendente presso diverse botteghe napoletane. Era afflitto da un difetto visivo e i vari datori di lavoro succedutisi lo rimproveravano spesso a causa del rendimento inadeguato, dovuto appunto alla miopia. Fu questo che lo spinse ad aprire in proprio una modesta attività artigianale. Le cose andarono avanti, tra stenti e sacrifici, fino a quando Salvatore Anastasio conobbe Nello Gorietti, un evangelico membro della comunità pentecostale di Roma, agente di commercio calzaturiero. Questi, da buon credente, gli parlò subito dell'amore di Gesù, cosa che, grazie al lavoro comune, accadeva spesso. Sulle prime Anastasio ascoltava il Gorietti con cortesia, ma col tempo appariva sempre meno interessato e un giorno giunse addirittura a intimare espressamente al Gorietti di non parlargli più del Signore, altrimenti avrebbe interrotta la loro amicizia. Ma Dio aveva in serbo altri progetti.

Dopo una giornata di duro lavoro (all'epoca le attività artigianali si praticavano nelle proprie case) Anastasio, particolarmente appassionato della sceneggiata napoletana, si divertiva nell'assistere a queste rappresentazioni teatrali. Fu proprio all'uscita di un ritrovo notturno, durante una fredda giornata invernale, che Gorietti approfittò per proclamargli ancora una volta la salvezza in Cristo. Come d'incanto, il giovane partenopeo, fino a quel momento riottoso e ostile alle realtà dello spirito, si raddolcì, accettando di buon grado il suo amico evangelico. Prese così a frequentare appena poteva la comunità romana di via Adige, poiché nella sua città non c'erano ancora chiese pentecostali. Qualche tempo dopo, grazie alla premura della famiglia evangelica Pagano, Salvatore intervenne a un culto pentecostale che in quell'occasione si tenne in un casolare alla periferia di Cardito. All'epoca - parliamo dei primi anni '30 - non si disponeva di locali confortevoli e spaziosi come quelli che occupiamo oggi e, per di più, le autorità locali attuavano una latente forma di persecuzione contro tutte le confessioni diverse da quella cattolica. Comunque sia, il nostro Salvatore Anastasio si ritrovò nel bel mezzo di un culto pentecostale all'antica, circondato da un gruppetto di credenti che lodavano il Signore. Ad un tratto, mentre la sparuta assemblea era immersa nella preghiera, l'uomo ascoltò meravigliato tante espressioni di lode, ma quella che lo lasciò come folgorato fu "Sangue di Gesù, lavami!". Al primo impatto, essendo cattolico alquanto bigotto, la frase gli suonò quasi sacrilega, ma poi lo Spirito Santo utilizzò quella semplice invocazione per toccare il suo cuore finalmente ammorbidito, spingendolo a supplicare "Signore, voglio che il tuo sangue purifichi l'anima mia! Compi anche in me questo miracolo e salvami!". Quella sera stessa Salvatore Anastasio, bigotto, vanitoso e amante dei piaceri mondani, prostrato nel fisico (vinto dalla potenza divina si era lasciato cadere per terra) e nell'anima, assaporò la gloriosa esperienza della nuova nascita. Era il 15 gennaio del 1933. La data della sua conversione coincise quindi con la nascita della prima comunità pentecostale napoletana, della quale, di lì a poco, Anastasio sarebbe diventato non solo il primo membro, ma anche il primo pastore.

Salvatore Anastasio con altri pastori

 Da quella data memorabile il progresso della Comunità partenopea è stato costante.

Aurelio Pagano, che con Umberto Gorietti curò "amorevolmente la nascente comunità fino all'epoca che fu costituito conduttore il fratello Salvatore Anastasio", scrisse: "Nel frattempo altri fedeli chiesero di essere battezzati e due di essi furono battezzati anche con lo Spirito Santo mentre uscivano dall'acqua battesimale; fu così formato il primo nucleo della chiesa di Napoli" ... " il Signore cominciò a manifestare la Sua potenza giorno dopo giorno, chiamando a ravvedimento nuove anime, salvandole e battezzandole. Il risveglio si manifestò specialmente nel rione della Sanità. Dopo non poche peripezie, si riuscì ad aprire un locale per tenervi dei servizi pubblici di culto, dopo due anni fummo costretti a sloggiare per trasferirci in altro locale. Anche in questo nuovo locale molte anime accettarono la croce di Cristo e il numero dei fedeli aumentò progressivamente. Si arrivò così ai tristi giorni del 1935: le autorità chiusero il locale. Si andò avanti però fino al 1941 tenendo con prudenza le riunioni di casa in casa e continuando così a glorificare il Nome del Signore; le persecuzioni furono intensificate nel 1941 e i fratelli principali furono arrestati come malfattori e condannati al confino".

Fu nel Dicembre 1941 che si scatenò un'ondata di arresti ... Anastasio nella sua qualità di presidente del disciolto gruppo dei "pentecostali", sito in Napoli, Via Costantinopoli, n. 89, in data 27 maggio 1935 fu diffidato dalla PS. a non svolgere alcuna attività in favore della detta setta. Contravvenendo a tale diffida, fu assegnato al confino a Braciliano, in provincia di Salerno, dove poco dopo lo seguirono la moglie e tre figli, il maggiore dei quali di soli due anni e mezzo di età.

La lettera di confino di polizia       Timbro della questura di Napoli

La condanna fu ridotta e per "atto di clemenza del Duce in ricorrenza del ventennale della marcia su Roma" fu prosciolto condizionalmente il 4 novembre 1942.

Le riunioni domiciliari del gruppo, nonostante fossero orbate del conduttore e dei suoi collaboratori, continuarono ininterrottamente, quando i fratelli confinati tornarono non trovarono la comunità dispersa, anzi più forte nella fede.

Nel 1943 Napoli fu liberata dall'occupazione nazista, il gruppo riprese l'attività evangelistica e poco dopo adibì una vecchia cantina, usata per ricovero antiaereo in Via San Giovanni a Carbonara, nel centro di Napoli che rimase la sede della Comunità per molti anni. Aurelio Pagano, scriveva nel 1949: "Come locale di culto a Napoli fu adibito un vecchio ricovero nel quale fino ad oggi si riuniscono centinaia di persone a glorificare il nome di Dio; in quel brutto locale, come i pastori nella grotta di Betlemme, i fedeli di Napoli sentono spiritualmente la presenza del Signore e vedono, con gli occhi della fede, Gesù, il Figliuolo di Dio, che tocca con la Sua mano pietosa le anime, sanando le loro piaghe e lenendo le loro sofferenze (...) "Oggi la chiesa di Napoli è tutta tesa verso il raggiungimento di una meta comune a molte altre chiese d'Italia, quella di avere un locale capace di accogliere migliaia di anime per la maggior gloria di Dio, unico scopo della nostra vita Iddio non mancherà di ascoltare le preghiere che innalziamo a questo fine e ci concederà ancora questo, come ci ha concesso fino a questo giorno tutto quello che Gli abbiamo chiesto". La costruzione di un locale di culto a Napoli era certamente un passo di fede sia per ragioni logistiche sia burocratiche, senza contare i problemi di carattere economico di una comunità composta in massima parte di piccoli artigiani, operai e braccianti. Inoltre esisteva il problema dell'intestazione dell'immobile una volta trovato, in quanto all'epoca non c'era ancora il riconoscimento dell'Ente Morale delle Assemblee di Dio. Il 30 dicembre 1950 i fratelli di Napoli costituirono il 30 dicembre 1950 la Società Salda Rocca a responsabilità limitata, con sede in Napoli Rione Materdei, Via Domenico Gravina, per intestare un terreno sul quale doveva sorgere il locale di culto.

Nel gennaio 1952 Salvatore Anastasio visitò gli Stati Uniti; la sua visita durò un mese circa."Egli, per ragioni di salute fu costretto ad anticipare il suo ritorno in Italia, ma nel periodo della sua permanenza manifestò, in maniera pratica, (col visitare chiese pentecostali indipendenti o di diverse organizzazioni) il desiderio dell'Opera d'Italia di avere comunione spirituale con tutte le sane organizzazioni pentecostali". In quell'occasione sperava di poter anche interessare le chiese italiane in America alla costruzione del nuovo locale di culto a Napoli. Per l'interruzione dell'itinerario, le offerte anche se generose furono insufficienti per il progetto iniziale; allora con una abilità tutta manageriale il consiglio di chiesa fece un contratto con una ditta appaltatrice e cedette l'area superiore al piano terra per la costruzione di un fabbricato di civile abitazione in cambio di un appartamento al primo piano e di un ampio salone a piano terra con galleria e relativo cortile. La costruzione della sala di culto con circa cinquecento posti rappresentò una grande vittoria. Il locale di culto era stato costruito e adornato con criteri ultra moderni e per parecchi anni fu considerato tra i più belli e all'avanguardia di tutti i locali di culto dell'epoca. Tra l'altro ben presto fu ricolmo di credenti perché l'opera di evangelizzazione svolta nella provincia produsse centinaia di conversioni. La comunità aveva acquistato notorietà nazionale non soltanto perché era guidata da ministri come Salvatore Anastasio e Aurelio Pagano e altri fratelli disponibili alla più ampia collaborazione, ma anche perché divenne la sede di Convegni Nazionali fondamentali per lo sviluppo della collaborazione tra le chiese.

Basti ricordare il Convegno del 1947 che rappresenta l'Assemblea costitutiva delle Assemblee di Dio in Italia; il Convegno del 1950 con la sostituzione del Comitato Esecutivo nel Consiglio Generale delle Chiese e l'Assemblea Generale del 1978, con l'approvazione dello Statuto annotato e del Regolamento Interno alle ADI e degli argomenti da inserire nell'Intesa con lo Stato.

Salvatore Anastasio può essere annoverato tra i pionieri del movimento pentecostale italiano non soltanto per la sua buona testimonianza di fede ma anche per la sua resistenza nella lunga prova fisica che ha sopportato negli ultimi 30 anni della sua esistenza. Affetto da una grave forma di bronchite asmatica, colpito ripetutamente da attacchi di cuore, egli non ritenne di poter lasciare il

ministero al servizio della propria comunità fino al 1977 quando, allo stremo delle forze, si dimise e all'unanimità fu nominato pastore onorario della chiesa di Napoli (2).

Il pastore Anastasio può essere ricordato in particolare per la visione evangelistica; ha fondato o incoraggiato tante Comunità aiutando tantissimi a entrare nel ministero attivo. Tra essi i sui successori: Daniele Melluso (ministero: 28 maggio 1977 - 13 marzo 2010) e Davide Di Iorio (ministero: 14 marzo 2010 in poi). Tra gli altri si ricordi: Gennaro Basile, Antonio Basile, Giuseppe Calabrese, Pasquale D'Alessandro, Stefano D'Alessandro, Ugo Di Iorio, Pasquale Di Martino, Daniele Marra, Daniele Melluso, Alfonso Melluso, Giuseppe Melluso, Beniamino Melluso, Alfredo Monetti, Giovanni Scarallo, Enrico Tagliaferri ed altri che si sono comunque resi utili nel servizio cristiano in genere.

Nel 1946 egli svolse il suo ministerio a Troia (FG) e in particolare con Aurelio Pagano, praticamente insieme in tutte le località sorte nella provincia di Napoli. I fratelli Anastasio e Pa­gano per anni costituirono un "team" molto qualificato nell'ambito delle ADI nell'Italia Centro Meridionale. Il primo per la sua severa ortodossia pentecostale, il secondo per il suo spiccato "ministero della Parola".

Diversi i suoi impegni nell'ambito nazionale delle Assemblee di Dio in Italia, prima come membro del Comitato di Zona Centro Meridionale, poi del Comitato della Campania e infine del Consiglio Generale delle Chiese, quasi ininterrottamente dal 1955 al 1973, quando fu nominato consigliere onorario.

L'ultimo impegno evangelistico del fratello Anastasio fu l'allora nascente comunità di Arzano di cui ha incoraggiato la nascita e la crescita in particolare sostenendo Ugo Di Iorio del Consiglio di Chiesa di Napoli, come pastore. 

Il giorno 8 agosto 1984 il Signore lo richiamato alla Casa Celeste lasciando nel cuore delle centinaia di credenti che sono stati benedetti da mezzo secolo d'impegno fraterno, la testimonianza di una fedeltà incorrotta.

 

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Una predicazione AUDIO del pastore Anastasio

 


(1)   La testimonianza pentecostale nella città di Napoli e in provincia", di Ciro Izzo.

(2)   Salvatore Anastasio - Cristiani Oggi - di Francesco Toppi

     
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