Testimonianze dei Fratelli

Testimonianze, Testimonianze dei Fratelli

Alfonso Melluso

ALFONSO MELLUSO (1928-2012) Il pastore Alfonso Melluso accettò il Signore nel 1943, all’età di quindici anni. Fu il primo giovane della Chiesa di Napoli a farlo. Visse gli anni difficili della guerra, avendo già grandi responsabilità all’epoca della sua conversione nei confronti di suo zio, Salvatore Anastasio, primo credente e pastore pentecostale a Napoli, arrestato e inviato al confino di polizia per l’Evangelo. Ancora minorenne, s’interessò degli esercizi commerciali di questi, nonostante la giovane età, manifestando grande discernimento umano e spirituale e riferendogli di persona nel luogo di pena. In quel tempo frequentava oltre che il proprio pastore anche il poi primo Presidente ADI, Umberto Nello Gorietti  ed Aurelio Pagano che gli attribuivano l’appellativo di “giovane saggio”. Per molti anni fu consigliere della chiesa ADI di Napoli, e con una certa consuetudine, quando era invitato, predicava la Parola di Dio nelle Chiese appena sorte nella provincia. Nel 1973-74, incoraggiato dal Pastore Mola, fu incaricato di prendere cura della comunità di Moschiano (AV), dove ora c’è oggi una fiorente Chiesa di una popolazione evangelica di settanta membri in un piccolo centro cittadino. Con la scomparsa del pastore Pasquale De Martino, nel 1981, Alfonso Melluso fu incaricato di pasturare la chiesa di Napoli Secondigliano, un grosso quartiere di 55.000 abitanti nel Comune di Napoli adiacente ad altro altrettanto popoloso come Scampia. La Comunità aveva appena ricevuto in dono da alcuni fratelli della Svizzera un prefabbricato, dovuto al terremoto del 1980 perché il luogo di culto usato era divenuto inagibile. I Credenti secondiglianesi, guidati dal pastore Alfonso Melluso, hanno poi completato con gli anni l’edificio. Sotto la sua guida, la Chiesa ha vissuto un grande risveglio spirituale, tanto da divenire oggi una delle comunità più grandi della provincia di Napoli con una popolazione evangelica di oltre 300 membri. A quegli anni risale anche la decisione di dedicarsi con più dedizione all’Opera del Signore, lavorando solo la mattina, nonostante l’attaccamento al lavoro svolto per il Calzaturificio Melluso. Nonostante ciò è stato un imprenditore attivo fino a pochi mesi fa; dotato di particolare lungimiranza, ha guidato un’azienda di livello nazionale, dando testimonianza insieme con altri due suoi fratelli e tanti nipoti anche nel campo imprenditoriale della fedeltà del Signore. Il suo impegno è stato profuso anche come membro del Comitato di Zona, ricoprendone l’incarico di segretario dal 1983 al 2003, per venti anni esatti. E’ stato attivo nel ministero per un periodo che va dal 1974 al 2010, anno in cui il Pastore Sergio Chiribiri l’ha sostituito nella guida della chiesa di Secondigliano. Negli ultimi tempi amava ripetere: “sono rimasto nei banchi fino a quarantasei anni e ci sono ritornato per consigliare e confortare qualche cuore bisognoso”. Il Signore l’ha chiamato alla Gloria il 29 marzo 2012 dopo una malattia che l’ha fermato dalle sue attività spirituali e lavorative per non molti mesi. In tale prova è stato assistito dall’amore dei suoi familiari, dai Credenti pasturati e dai pastori del napoletano con le loro numerose visite per cui è stato esempio di fede per anni. Certamente è stato fedele fino alla fina e ora gli è riservata la corona della vita eterna.

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Antonio Basile

1946-1996: cinquanta anni nella mia comunità di Napoli Mi accingo a narrare quello che ricordo e alcune mie impressioni a tanti giovani e fratelli, una parte del passato, della mia comunità di Napoli. Eravamo appena usciti dalla guerra, avevo diciotto anni e una sera fui invitato da un fratello che mi aveva parlato di Gesù fin dal 1944, ad ascoltare un culto. Quale fu la mia sorpresa nell’entrare in un sotterraneo in via San Giovanni a Carbonara (la famosa grutticella), nel vedere uomini e donne che lodavano il Signore. Il locale era a forma di T con sei o sette scalini, il soffitto si poteva toccare con le mani, tanto era basso, soltanto un finestrino a cancelletto che dava sulla strada in alto, talché si potevano vedere solo i piedi delle persone che camminavano. Tra i ricoveri antiaerei e quel locale era poca la differenza. Nel fondo c’era una pedana con la vasca per i battesimi (dove fui battezzato anch’io), un tavolino che traballava per l’umidità sopportata, alcune sedie a destra e a sinistra con un corridoio nel quale si poteva appena passare. Nonostante tanto squallore, avvertii la presenza del Signore che incominciava a operare in me. Quando sentii la Parola del Signore, mi vidi nudo e scoperto, cosa che non mi era mai capitato. Quel locale servì per i culti fino al 1949, con servizi di preghiera per lo Spirito Santo il lunedì e i culti il martedì, giovedì e domenica. Nell’inverno tra il 1946-47 ci fu la visita a Napoli di un missionario inglese di nome Smitt, per una settimana nella sala Maddaloni con avvisi su un quotidiano cittadino, molti andammo alle riunioni che furono di grande benedizione. In quei tre anni nel locale di culto si susseguirono le visite di alcuni fratelli dall’estero: Di Biase, Palma, Mauriello, Graziano e altri che ricordo i nomi. Anche molti fratelli italiani venivano a visitarci, tra cui: Roberto Bracco, Nello Gorietti, Eliana Rustici e altri ancora. La chiesa era composta di parecchie famiglie, eccone un breve elenco: Anastasio Salvatore, Pagano Aurelio, Alvino Gennaro, Melluso Pasquale, D’Alessandro Pasquale, Cerino Salvatore, Calabrese Giuseppe, Marra Carmine, Pochet Mario, Di Martino Pasquale, Luise, Affuso, Roncavassaglia e alcuni che non avevano la famiglia convertita. In quel locale il Signore quasi ogni lunedì battezzava con lo Spirito Santo. Poi si passò nel 1949 a Capodimonte in un antico convento, dove si stabilì la famiglia Melluso Pasquale con la fabbrica di scarpe. C’era un grande e lungo corridoio che fu usato per fare i culti. La chiesa cresceva continuamente di numero e iniziammo la scuola domenicale alla buona, senza libretti e con l’aiuto di fratelli e sorelle esteri ogni servizio ebbe un’immagine. In quel tempo non c’erano trasmissioni radio come oggi per ascoltare il messaggio dell’Evangelo, soltanto da radio Montecarlo potevamo ascoltare i messaggi dell’Evangelo sulle onde corte il mercoledì mattina, e pochi erano che possedevano una radio. Tutti i fratelli erano pieni d’entusiasmo di parlare ad altri di Gesù. Nel frattempo sorsero tanti gruppi di fedeli nei dintorni di Napoli nelle case di fedeli appena convertiti. E si facevano i culti. Intanto si formò anche un gruppo che suonava, e con quelle poche nozioni di musica ma sufficiente per suonare i cantici, si usciva insieme ai fratelli anziani per fare visita a quei gruppi. Eravamo: Basile Antonio, D’Alessandro Enzo fisarmonica; Montella Pasquale cornetta; Castagna Aldo trombone a tiro; De Santo Salvatore, Basile Gennaro, Pagano Eliseo violino, Vitulli Franco mandola; Melluso Daniele clarino. La domenica ci dividevamo in due gruppi per andare fuori. Ecco un elenco di quei gruppi: Portici, Torre Annunziata, Sarno, Boscoreale, Gragnano, Nocera Inferiore, Siano, Villa dei misteri, Casalnuovo, Afragola, Secondigliano, Caivano, Cardito, Siringnano, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Frattamaggiore. Nel 1950 il fratello Calabrese prenotò una carrozza ferroviaria per portarci a Roma in via dei Bruzi a fare una visita a suonare il Salmo 24. A Napoli c’era il fratello Loffredo dall’America e ci preparò per quella prima uscita impegnativa, eravamo molto timorosi, ma a nostra sorpresa il Signore ci guidò in una maniera meravigliosa. Non c’erano registratori e ci fu richiesto il bis. In molti di noi è rimasto un piacevole ricordo, fu pubblicato anche sul Risveglio Pentecostale. Il gruppo era invitato in molte comunità in occasioni di battesimi, S. Cena e matrimoni. Fu un incentivo per conoscere tanti fratelli in Campania e in altre regioni. Ritornando al locale di Capodimonte vi rimanemmo fino al 1954, l’anno che fu dedicato il locale a Materdei. Nell’estate del 1951 avemmo una visita di fratelli del Canada interpretati da Paolo Arcangeli e ci fu un bel risveglio con numerosi battesimi nello Spirito Santo. Altri pastori esteri si alternavano a visitarci. Anche in quel corridoio il Signore ci benediceva. Nell’estate del 1952 ricordo la visita del fratello Caprino che ci cantò un cantico che certamente molti fratelli anziani ricordano. Sembrano piccoli dettagli, ma tutto contribuì a risvegliare i fratelli e a salvare chi non era convertito. Si arrivò al 1954 l’anno che fu dedicata la chiesa di Materdei in via Goffredo Malaterra. Ormai eravamo una chiesa aperta a tutti e fu necessaria una preparazione spirituale con molto impegno. Il Signore continuava a chiamare anime. Non mancarono evangelizzazioni e nell’estate del 1964 vi fu al teatro Politeama una campagna evangelistica con il fratello Herman. Non possiamo non menzionare la sorella Cristina, famosa per il suo modo semplice di evangelizzare. Si arrivò al 1970 con l’avvento della tenda all’aperto, non erano pratici ma quei fratelli che avevano esperienza, ci incoraggiarono ai primi tempi con la loro presenza, così si sta andando avanti fino a questo momento. Oggi in quasi tutte le località sono installate più di una tenda nei mesi estivi. Tutto questo è sempre opera dello Spirito Santo che guida i Suoi fedeli. L’attuale locale ormai è conosciuto da tutti e sia ringraziato il Signore per la Sua preziosa guida. Antonio Basile

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Gennaro Basile

GENNARO BASILE (1929-1995) Gennaro Basile nacque a Napoli il 29 aprile 1929. Si convertì all’Evangelo all’età di 18 anni, per la testimonianza di suo fratello Antonio. Da quando accettò il Signore nella sua vita, nutrì nel cuore un vivo desiderio di annunciare la Parola di Dio ai perduti. Pochi mesi dopo la sua conversione 1948, scese nelle acque battesimali, e dopo alcuni giorni, ricevette il battesimo nello Spirito Santo. In quel tempo, lavorava insieme a suo padre Mattia nella gestione di un bar a Posillipo (NA). Non perdeva mai l’occasione di evangelizzare, iniziando proprio dai suoi ex amici, con i quali aveva in passato condiviso ben altre esperienze mondane. Il fratello Aurelio Pagano, lo incoraggiò molto nel dedicarsi alla predicazione, infatti insieme con altri giovani, tenevano inizialmente riunioni nelle case, formando gruppi di credenti e poi sorgevano delle vere Comunità alla gloria del Signore, come Pompei, Villa dei Misteri, Boscoreale e Sarno. Nell’anno 1953, sposò la sorella Marra Giovanna nella chiesa di Napoli. La sorella Giovanna, aveva ricevuto fin dalla sua tenera età, insegnamenti da genitori consacrati al Signore. All’età di soli 16 anni, fu battezzata nello Spirito Santo, e serviva il Signore nella chiesa, suonando il pianoforte insieme al suo futuro marito che suonava il violino. I fratelli anziani responsabili della chiesa di Napoli, sentirono da parte del Signore d’inviare il f.llo Gennaro Basile in missione nella città di Reggio Calabria. Il fratello Basile unitamente a sua moglie, incoraggiati anche dagli anziani, e considerando questa proposta una risposta al desiderio del cuore e alle sue silenziose e private preghiere, con gioia diede la sua disponibilità nell’opera di Dio accettando l’incarico. Inizialmente il distacco dalla chiesa di Napoli e dalle rispettive famiglie numerose, fu un po’ duro, ma il fedele Padre celeste non faceva mancare il Suo aiuto, la Sua compagnia e le Sue benedizioni. Il Signore non mancò di benedire il ministerio del fratello Basile, infatti, vi furono anime salvate, alcuni battezzati nello Spirito Santo, e diversi che erano posseduti da demoni vennero liberati. Nell’anno 1957 la famiglia aumentò per la nascita di Maria. Dopo 6 mesi la piccola fu colpita da una grave infermità intestinale che le diverse cure mediche non riuscivano a sanare. I coniugi Basile assistevano al peggiorare delle condizioni della propria figlia, confidando unicamente nell’intervento divino. Gennaro trovandosi a Napoli in visita ai suoi genitori, presentò il bisogno della sua bambina alla chiesa di Napoli. I credenti pregarono il Signore che non tardò di manifestare la Sua potenza: infatti la sera stessa la piccola Maria fu guarita completamente.  Nel suo cuore però si faceva sempre più incessante il desiderio di frequentare l’Istituto Biblico Italiano a Roma, così partì nell’ottobre del 1957  per l’I.B.I. Ritornato dopo circa 3 mesi, riprese il suo impegno nella chiesa con più vigore ed entusiasmo, arricchito maggiormente dell’esperienza realizzata presso l’Istituto Biblico. Dopo alcuni anni fu trasferito nella zona della provincia di Napoli per prendersi cura della comunità di Torre Annunziata (NA) e dopo alcuni mesi anche quella di Boscoreale (NA) . Messosi subito al lavoro, il Signore non mancò di benedire la Sua opera. Dopo qualche anno si prese cura anche della chiesa di Sarno (SA) e della missione di Siano (SA). Fu eletto nel Comitato di Zona della Campania, impegnandosi a mantenere e consolidare i principi della fede, unitamente agli altri fratelli preposti. Nonostante i molteplici impegni nell’opera, insieme a sua moglie Gianna con l’aiuto del Signore, hanno educato i loro 5 figli nel timore di Dio. Le prove, le afflizioni, le infermità non sono mancate, ma avendo fondato la propria fede sulle verità della Parola di Dio e nella fedeltà del Padre celeste, con l’aiuto di Gesù il vero amico, tutte le difficoltà sono state superate. Il 16 gennaio 1995, il Signore chiamava nella Sua casa celeste il fratello Gennaro al riposo eterno, dopo aver combattuto e serbata la fede.

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Aurelio Pagano

Aurelio Pagano nacque a Ogliara di Salerno l’11 marzo 1900 da famiglia di operai. Nel 1923, nel piccolo centro situato sui colli che si affacciano su Salerno, giunse la testimonianza dell’Evangelo e ben presto, dopo la famiglia Russo, si convertirono i genitori, due sorelle e un fratello di Aurelio. Nel 1929 sposò Maria Giovanna De Matteis che giovanissima, con la propria famiglia, si era convertita all’Evangelo negli Stati Uniti. Nel 1923, con l’intera famiglia era tornata a Ercole di Caserta, dove si costituì una piccola comunità pentecostale guidata inizialmente dal padre di lei, Vincenzo De Matteis. Nella piccola chiesa di Ogliara, intanto, dopo la conversione e l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo, Aurelio cominciò a manifestare, nonostante avesse soltanto l’istruzione elementare, uno spiccato “ministero della Parola”, unito a un grande desiderio di approfondire la propria conoscenza biblica. Questo suo fervore ben presto lo rese noto alle poche comunità allora esistenti nella regione. Sostenuto e incoraggiato dalla consorte “sorella Giovannina”, la quale era validissima nei contatti personali e possedeva una buona conoscenza biblica, nonostante le difficoltà di carattere economico, si trasferì a Napoli dopo un periodo di permanenza a Caserta. Nel 1929 fece la conoscenza di Umberto Gorietti, da poco convertito all’Evangelo. Nacque tra loro una fraterna amicizia. A questo proposito lasciamo la parola a Umberto Gorietti: “Sembra ieri, mentre sono passati quasi quarant’anni, quando ci incontrammo per la prima volta nella chiesa di Roma. Ci sentimmo attratti l’uno verso l’altro, legati insieme nell’amore di Cristo; spinti da un medesimo sentimento e dallo zelo per l’Evangelo, studiandoci nella grazia di Dio e nella conoscenza della Sua volontà. Quante notti abbiamo trascorso nella veglia per approfondire le nostre cognizioni sulla Parola di Dio. Conservo nel cuore le parole che mi disse fin dal nostro primo incontro: “L’amore di Gesù mi ha conquistato, la mia conversione è la conseguenza di quest’amore col qual è stato riempito il mio cuore. Non concepisce un cristianesimo se questo non è permeato dalla sublime carità di Cristo” . “Quelle notti trascorse nella veglia per approfondire le nostre cognizioni sulla Parola di Dio” danno un’idea della dedizione e dell’amore che Aurelio aveva per la Bibbia. All’epoca, nelle comunità non vi erano ancora studi biblici, ma si tenevano delle “sante conversazioni” sugli argomenti fondamentali della fede. Aurelio Pagano e Umberto Gorietti, nonostante le giornate piene di attività per guadagnarsi quanto era necessario alla sopravvivenza, trascorrevano intere nottate impegnati nello studio sincero della Parola di Dio. Nei loro frequenti incontri anche per ragioni di lavoro (Aurelio, infatti, conduceva una piccola fabbrica artigiana di calzature e Umberto Gorietti esercitava la rappresentanza commerciale), pregavano e parlavano della possibilità di iniziare un’opera di testimonianza nella città di Napoli. Tuttavia erano scoraggiati dai risultati, essendo la popolazione profondamente legata a una forma religiosa superstiziosa e tradizionale. Nel 1931 “il fratello U. N. Gorietti, della comunità di Roma, per ragioni inerenti alla sua attività laica, venne in contatto con diversi artigiani napoletani, ai quali rese ripetutamente testimonianza dell’Evangelo. Il messaggio cristiano non fu subito accettato e bisognava aspettare il gennaio 1933 per vedere la maturazione del primo frutto. Il 15 gennaio 1933, per interessamento dei fratelli Pagano, allora residenti a Caserta, il fratello S. Anastasio presenziò, perla prima volta, a una riunione di culto in Caserta e fu potentemente visitato dal Signore. Da quella data memorabile il progresso della Comunità partenopea è stato costante. I fratelli Aurelio Pagano e U. N. Gorietti curarono amorevolmente la nascente comunità fino all’epoca che fu costituito conduttore il fratello S. Anastasio“. All’inizio, il primo nucleo della comunità cominciò a riunirsi di casa in casa, soprattutto nel notissimo e popolare rione “Sanità” e quindi cominciarono le persecuzioni e le difficoltà di ogni genere. Nonostante tutto, la nascente comunità riuscì ad aprire un locale di culto al pubblico, mantenuto fino a quando intervenne la persecuzione del 1935, con l’obbligo di chiusura e una diffida a tenere ulteriori riunioni. I fratelli Pagano e Anastasio continuarono le riunioni di casa in casa fino al 1941, quando il regime fascista, in difficoltà per la guerra, inasprì la persecuzione nei confronti del Movimento Pentecostale e la comunità napoletana fu duramente colpita. Aurelio Pagano, con Salvatore Anastasio, Camillo Russo e Giuseppe Raucci, fu arrestato il 30 dicembre 1941 e associato al carcere di Poggioreale, in attesa dei provvedimenti del caso che erano o l’ammonizione o il confino di polizia. L’occasione di questa “retata” era stata causata dall’intercettazione di una lettera di Giuseppe Raucci a un fratello in fede di Lenola (LT). Il Raucci, con l’intendimento di rendere più sicura la propria corrispondenza, aveva camuffato il nome del destinatario, da Tullio Giuseppe in “Tuttilio” e il proprio cognome in “Romei”. Quando la polizia intercettò la lettera immaginò chissà quale organizzazione sovversiva “dei pentecostali o dei tremolanti a carattere internazionale, di origine anglo-sassone e definita antifascista, antimilitarista e antinazionale” , al punto che la relazione del Prefetto di Napoli alla Direzione Generale di P.S., divisione Affari Generali Riservati, fu sottoposta direttamente a Mussolini. Se ne può, infatti, riscontrare il timbro “Presi gli ordini dal Duce”. Riguardo al Pagano era detto: Il Pagano, identificato nel calzolaio Pagano Aurelio di Domenico e Galdi Rosa, nato in Salerno, frazione Ogliara, l’11.3.1900, ammogliato con prole, già indiziate di appartenere alla setta dei “pentecostali”, fermato e interrogato, nel confermare di essere in rapporti di commercio con il precitato Raucci, il quale avrebbe curate il trasporto alla Capitale di calzature di sua fabbricazione, dichiarava di aver fatto parte della detta setta religiosa fino al 1935, epoca in cui se ne sarebbe allontanato per divergenze di natura religiosa. Nell’abitazione del Pagano erano rinvenute, a seguito di perquisizione, numerosi esemplari della Bibbia e di altre pubblicazioni riflettenti il culto evangelico-cristiano. I precitati Russo e Pagano, nel precisare che il culto da loro professato non è aderente a quello delle varie Chiese evangeliche riconosciute, esistenti in questo Capoluogo, hanno affermato di non essere mai stati in rapporti, per motivi di culto, con “pastori” o gregari delle dette Chiese evangeliche, escludendo, altresì, che attualmente in Italia siavi un “capo” della setta

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Ugo Di Iorio

Ugo Di Iorio nacque a Napoli il 31 gennaio 1931. Primo di cinque figli, subì la perdita prematura del padre e, dopo qualche anno, della madre. Orfano in giovane età, fu cresciuto dagli zii che abitavano nello stesso stabile e dove si guadagnava da vivere facendo l’orologiaio nel sottoscala. Prestò servizio militare nell’aeronautica a Villafranca, dove imparò a fare l’elettricista installatore. Lì ebbe anche modo di imparare la lingua inglese che da credente gli sarebbe stata utile per studiare libri biblici, all’epoca pochi, e tradurre predicatori stranieri. L’unico annuncio della Parola di Dio che ebbe furono le parole di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muoia vivrà” trasmesse alla fine di un film al cinema. Per anni si chiese dove fosse contenuta quella toccante affermazione. Dio aveva in ogni caso un suo piano per questo giovane di ventidue anni. Nell’estate del 1952, infatti, suo cognato Raffaele Mandato conobbe l’Evangelo attraverso la testimonianza di un credente napoletano e subito fu curato spiritualmente dai credenti che frequentavano la casa dell’indimenticabile Aurelio Pagano, principale collaboratore del pastore locale. In quell’abitazione portò Ugo che il Signore toccò durante una preghiera in cui “Giannina” Pagano citò a memoria Isaia cinquantatré e lo stesso pianse dirottamente comprendendo che erano i “suoi” peccati quelli per i quali soffrì Gesù. Subito dopo la salvezza, colloquiando col pastore S. Anastasio, si rese conto che non era giusto continuare nell’ormai lungo fidanzamento con Teresa Mandato nel frattempo pure convertitasi. Presentò, perciò, domanda per un lavoro in un’industria che però non necessitava d’operai come gli aveva riferito il cognato. Lo trovò invece, miracolosamente, in una vicina industria metalmeccanica compilando la richiesta con uno scritto che terminava: “Dio vi benedica”. Il Direttore chiese chi aveva scritto la domanda e dove aveva svolto il servizio militare; appreso che aveva fatto l’aviere e imparato lì a fare l’elettricista, lo assunse. Poté così finalmente sposarsi e avere una numerosa e allegra famiglia di sei figli, tre dei quali impegnati nell’Opera del Signore seguendo il suo esempio. Dotato di un grande amore per la Parola, fu attivo nell’evangelizzazione e visite alle chiese della provincia accompagnandosi di solito con credenti più anziani di lui. Aveva uno spirito allegro e una conversazione piacevole, ma il gran timore di Dio che lo animava lo faceva essere sempre sobrio nella vita cristiana. Ormai quarantenne, fu eletto nel Consiglio della Chiesa di Napoli – Materdei e poi chiamato a pasturare il nascente gruppo d’Arzano. La comunità crebbe con la testimonianza personale dei credenti e l’evangelizzazione organizzata con riunioni settimanali nelle famiglie. Il fratello G. Costanzo, che gli successe dopo la sua morte prematura, ritrovò appunti che programmavano questo tipo di riunioni oggi molto usate col nome di < incontri per cellule>. Il lavoro spirituale non gli fece mai trascurare il doppio impegno nella fabbrica e a casa come orologiaio. Mantenne così gli studi ai figli e lo stesso fece dopo il primo infarto da cui si era ripreso completamente, come confermato persino in un controllo medico qualche giorno prima della morte. Dio lo voleva in ogni modo in Cielo e a questo lo aveva preparato tanto che era il suo argomento preferito e lo anelava. Il giorno primo della dipartita consegnò alla moglie una lettera per il figlio primogenito Davide, già pastore. All’obiezione della consorte sul perché non potesse spedirla lui, rispose: “Te ne occuperai tu”. Conteneva esortazioni a proseguire nell’impegno per l’Opera di Dio e allusioni all’imminenza della sua fine percepita, diceva, come gli apostoli Pietro e Paolo. A quarantasette anni, Il 16 aprile 1978, predicò nell’amata Chiesa di Arzano il testo biblico: “Rallegratevi perché il vostro nome è scritto nei cieli”. Tornato a casa, terminato di pranzare, fu stroncato nel suo letto da un secondo infarto cardiaco abbracciando la moglie e dicendo semplicemente: “Gesù”. Il suo semplice esempio di fede è ancora oggi ricordato da chi lo ha conosciuto.

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Pasquale Murone

Mi chiamo Pasquale. Nel 1978 lavoravo come rappresentante di biancheria e per questo ero in  contatto con tanta gente. Un giorno incontrai un mio cliente che mi parlò in un modo vivo di Gesù; mi sussultò l’animo! La luce negli occhi di quella persona semplice, incolta e allo stesso tempo eloquente nel rispondere alle mie domande bibliche, di credente e non praticante, mi fecero subito sentire meno giusto, ma ancora non sapevo d’essere un sepolcro imbiancato; bello fuori ma morto dentro (Mt.23-27). Incominciai a leggere la Parola di Dio e notai che tante cose che facevo non erano conformi alla scrittura. Dopo 12 anni da quell’incontro rividi la stessa luce divina negli occhi di un amico di vecchia data. Quella luce risvegliò in me il desiderio della verità; chiesi il giorno e l’ora di un culto evangelico (il martedì). Prima di prendervi parte chiesi al Signore di indicarmi la via della verità. Quando entrai per la prima volta nella chiesa ero pieno di odio verso il mondo intero ma ne uscii ripieno d’amore. Compresi subito che la via della verità era Cristo Gesù il Signore! Oggi posso dire di essere salvato per grazia e non per merito, ho accettato il dono gratuito della salvezza, perché ho accettato nella mia vita il Salvatore Gesù e Lo ringrazio per questa rinascita e per la vita eterna.-  A Dio sia la gloria ora e in eterno,  Amen.

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Francesco Mobilia

Ero da tutti considerato come una persona per certi aspetti fortunato, in quanto non mi mancava nulla; avevo un buon lavoro, una famiglia ed ancora molti amici con i quali passavo molte ore di svago e di divertimento. Però quando la sera ritornavo a casa e mi mettevo a letto, mi sentivo vuoto e non potevo accettare che la vita era questo e che tutto finisse così. Per circa 40 anni ho cercato inutilmente qualcosa che appagasse questo mio bisogno; ma un giorno alcuni evangelici mi hanno invitato ad andare in chiesa con loro. Era una domenica di settembre e nel locale di culto si celebrava una riunione con Santa Cena. Quella fu per me una serata speciale, perché il Signore toccò il mio cuore e si rivelò alla mia vita. Da quella volta sono sempre andato in chiesa e  poco a poco il Signore ha riempito quel vuoto che era dentro di me con la Sua gloriosa e preziosa presenza. Dopo 6 mesi (il 26 febbraio 1972) feci patto in acqua con il Signore e dopo qualche tempo Egli mi ha riempito con il Suo Santo Spirito. Ancora lo ringrazio perché Egli è stato generoso e paziente con me e con la mia casa; infatti più tardi anche mia moglie e mio figlio hanno arreso la loro vita al nostro Salvatore Gesù Cristo. Ma il Signore non ci promette sempre il sole; certe volte nella vita del credente vi è anche la pioggia e la tempesta, ma Egli è sempre con noi per sostenerci e liberarci. Alcuni anni fa, mentre ero in macchina, ebbi un incidente in seguito al quale, mi fratturai il femore. Stetti 15 giorni in trazione con la prospettiva che avrei dovuto subire un intervento, oppure restare ingessato per almeno 40 giorni. Questo era quello che asserivano i medici in base a quanto era mostrato nelle radiografie che mi avevano fatto. Ma per una sofferenza al sistema nervoso che avevo, il mio fisico non poteva subire l’anestesia e neppure potevo sopportare di restare ingessato per tutto quel tempo. Allora, tra le lacrime gridai all’Eterno con tutto il cuore: “Signore Tu sai che tutto questo è impossibile per me da sostenere,aiutami ! “. Iddio ascoltò la mia preghiera e rispose al mio grido. Poco dopo venne un infermiera che mi condusse in radiologia, dove mi furono fatte di nuovo altre radiografie. Tornammo in reparto ed io seriamente preoccupato, le chiesi cosa mi dovevano fare. Ella mi guardò sorridente e mi disse ” Sai cosa ti devo fare? Devo toglierti tutto e devi ritornare a casa tua!” C’erano in quella stanza altri ammalati, ma io dopo essermi coperto il volto con il lenzuolo, tra lacrime di gioia, presi a lodare il Signore ad alta voce. Lo stesso professore che mi teneva in cura, disse che nella sua carriera non aveva mai visto una frattura di femore guarita senza intervento o senza ingessatura. Questa è solo una delle cose che il Signore ha fatto nella mia vita, mi è stato vicino anche quando un infarto mi ha colpito di recente, ma io Lo ringrazio soprattutto perché ha riempito il mio cuore con il Suo amore e sono sicuro che se sarò fedele, Egli mi darà la corona della vita eterna che ha preparato nel cielo per tutti coloro che lo amano. Francesco Mobilia

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Pasquale D’Alessandro

Pasquale D’Alessandro (1908-1993) Pasquale D’Alessandro nacque a Napoli nel marzo del 1908. Ricevette la testimonianza dell’Evangelo da sua moglie Vincenza Anastasio, convertitasi al Signore per la testimonianza che aveva ricevuto da suo fratello Salvatore Anastasio. Il cuore di Pasquale si rivelò disponibile ad accettare la salvezza dell’anima per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo, decidendo così di fare un patto in acqua e testimoniando pubblicamente la sua fede nell’Evangelo. Pasquale si attivò immediatamente nel campo del Signore, dimostrando di svolgere con dedizione i compiti che il Signore gli affidava. Dopo una lunga esperienza maturata nella comunità di Napoli, Pasquale e sua moglie, decisero di portare l’Evangelo nella città di Casalnuovo. A quei tempi esisteva un locale di culto solo ad Afragola, mentre tutte le zone limitrofe erano prive di comunità pentecostali. Il Signore si usò potentemente della vita dei coniugi D’Alessandro che mostrarono tenacia nel presentare e predicare l’Evangelo in quelle zone, dove oggi esiste una massiccia presenza di chiese e fedeli pentecostali. Non mancarono momenti di grande scoraggiamento nei quali si fece spazio, nella mente di Pasquale, l’idea di non tenere più culti a Casalnuovo, i quali richiedevano impegno, costanza e sacrificio. A questo punto intervenne la tenacia fede della moglie Vincenza che esortò il marito a non fermarsi, ma continuare a perseverare nella proclamazione del messaggio di Cristo. Fu così che incoraggiato dalla moglie e rinvigorito dallo Spirito Santo, Pasquale decise di rimanere fedele al Signore e al compito che gli era stato affidato. Da quel momento iniziò un opera di salvezza che si protrae tutt’oggi. Pasquale ebbe il dono di un ministerio semplice ma potente. L’ostinazione della popolazione locale nei primi tempi fu considerevole. Capitava che studenti universitari venissero mandati durante i culti per interrompere il “pastore pentecostale”, che però manifestò un’eccezionale guida da parte dello Spirito Santo, rispondendo a queste provocazioni con senno e saggezza. Pasquale non mancò di esortare e invitare molti giovani della chiesa di Materdei, a prendere parte all’evangelizzazione di quelle zone. Pasquale D’Alessandro può essere considerato uno dei pionieri del movimento pentecostale campano, per la sua attività nella chiesa di Napoli e per l’impegno che assunse nell’evangelizzazione nelle zone di Casalnuovo, Acerra, Casoria e Pomigliano. Terminò il suo pellegrinaggio terreno il 14 maggio 1993, dopo aver speso una vita al servizio del Signore e superando difficoltà come la persecuzione e la guerra.

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Franco Bagno

Sono il fr. Franco, penultimo di sette figli della famiglia Bagno. Scrivo queste poche righe con lo scopo di riportare qualche ricordo sulle origini della comunità di Portici. Inizialmente alla richiesta di scrivere quanto richiestomi da mio figlio ho manifestato una certa riluttanza, essendo per natura riservato. Tuttavia pensando di narrare una preziosa testimonianza per le attuali e future generazioni di pentecostali e di contribuire alla riscoperta della radici del nostro movimento ho pensato che questa testimonianza possa essere utile. In I Timoteo 1:5 è scritto: “ricordo infatti la fede sincera che è in te, la quale abitò prima in tua nonna Loide e in tua madre Eunice, e sono convinto, abita pure in te”. Ero un ragazzino di quasi 6 anni quando i miei iniziarono a frequentare la piccola comunità in piazza San Ciro, nei pressi di piccolo porticato con appena tre – quattro famiglie. Fra queste ricordo la famiglia Izzo, Ascione e Sereno. Salvatore Sereno, dopo aver ricevuta la testimonianza da un suo collega delle ferrovie, divenne poi pastore della nascente comunità che ha curato per oltre cinquant’anni. Il fratello Sereno aveva in fitto una camera nel nostro appartamento in Via Roma ad Ercolano. Si convertì al Signore dando una vera svolta alla sua vita. Una sera invitò mia sorella Rosa a partecipare ad una riunione di culto. Mia sorella convinse mia madre che poi coinvolse tutta la famiglia. Nella mia casa si tennero anche delle riunioni di ammaestramento alla cui conduzione si alternavano alcuni fratelli, tra cui un italoamericano: Antonio Di Biase. La conduzione talvolta era anche affidata al fratello Luise di Napoli. Mio padre inizialmente era diffidente nei confronti dell’Evangelo e si rifiutava anche di partecipare alle riunioni di culto casalinghe ma divenne meno scettico quando mia sorella Rosa, un giorno, mentre lavorava in cucina, venne battezzata di Spirito Santo. Da allora anche mio padre si impegnò a frequentare la comunità di piazza San Ciro. Portava con sé sempre un Nuovo Testamento. Ricordo un particolare: nelle pause del lavoro nella sua barca, essendo un pescatore, non esitava a sfogliare e leggere l’Evangelo e una giornalista, passata lì per caso, intervistò mio padre e scrisse una piccolo articolo intitolato: “anche i pescatori leggono la Bibbia”.  Proprio mentre mio padre realizzava queste belle esperienze una domenica mattina, a poco più di 50 anni morì, lasciando mia madre con sette figli da crescere. Io avevo sette anni e mezzo e ricordo molto bene quel triste giorno. Mia madre per la causa dell’Evangelo fu anche derisa e perseguitata dai vicini. Il parroco locale, in chiesa, senza reticenza annunciava che questa sciagura aveva colpito la mia famiglia perché eravamo “diventati protestanti”. Dopo poco tempo il locale di culto di piazza San Ciro venne chiuso, perché il palazzo era pericolante. Un giorno il fratello Salvatore Anastasio, insieme al fratello Aurelio Pagano ci fecero visita e ci proposero di continuare le riunioni nella nostra casa. Il nostro appartamento consentiva questo tipo di riunioni, perché avevamo una stanza abbastanza grande da poter ospitare i culti. Mia madre non esitò ad accettare questo tipo di proposta. Questa sistemazione durò quattro anni e fu un grande privilegio per la nostra famiglia. Di giorno quella stanza era occupata da mio sorella che cuciva, essendo una sarta, mentre la sera con delle sedie e un piccolo pulito era un luogo speciale dove adoravamo il Signore ricevendo delle grandi benedizioni. Durante questo periodo i membri della comunità crebbero di molto, arrivando a raggiungere un centinaio di membri. La stanza non poteva più contenerli. Desidero sottolineare che contestualmente alla conversioni molti fratelli e sorelle ricevevano anche lo Spirito Santo. Fu così istituita anche una Scuola Domenicale di sole due classi: ragazzi e giovani. Iniziai che avevo appena otto anni. All’epoca avevo una Bibbia sgualcita ma che leggevo con molto interesse. Con il senno di poi devo rendere testimonianza dei meravigliosi insegnamenti ricevuti alla Scuola Domenicale realizzando le parole del salmista: “Come renderà il giovane pura la sua via? Badando ad essa mediante la Sua parola”.A questo periodo risale l’inizio del ministerio del fratello Sereno che, se pur convertito da poco, cominciò a pasturare la nascente comunità con la preziosa collaborazione del fr. Vito Occhicone e la sorella Milada Izzo,che suonava magnificamente il pianoforte. Successivamente ella si impegnò anche a condurre i giovani nel canto, formando un piccolo coro. Nel frattempo la comunità si impegnò perché si iniziasse a pensare di costruire un niovo locale di culto adatto alle esigenze di tutti. Sembrava un sogno utopico per il grande onere che comportava in termini economici questo desiderio. Tuttavia, nonostante i fedeli fossero per lo più poveri, si impegnarono attraverso una sottoscrizione. Grazie all’ aiuto del Signore fu inaugurato il nuovo locale di culto in Via Marittima. All’epoca avevo 12  anni. In quel giorno erano presenti molto fratelli anche della comunità di Napoli, accompagnati dal loro pastore Salvatore Anastasio. Questa missione che fino a quel momento era stata curata dalla chiesa di Napoli divenne autonoma. Se durante le riunioni in casa mia studiavo la Prola di Dio posso dire che in quella comunità ho invece sperimentato la salvezza del Signore. Durante un culto serale, nel dicembre del 1957 Cristo entrò nel mio cuore donandomi anche la potenza del Suo Spirito Santo. Noi pentecostali diamo grande valore a questo dono perché è una promessa del Signore. Dopo pochi mesi feci un patto in acqua con il Signore. La comunità cresceva in numero e prosperava da un punto di vista spirituale. Nella mia famiglia non mancavano le difficoltà ma abbiamo sempre posto fiducia nella promessa dell’Eterno: “Cercate prima il regno di Dio e tutte le cose vi saranno sopraggiunte”. Infatti quattro delle mie sorelle trovarono lavoro a Napoli. Dopo un lungo periodo di pendolarismo la mia famiglia dovette trasferirsi definitivamente a Napoli nell’ottobre del 1960. Avevo 15 anni. Nonostante ciò conservo un grande legame spirituale con la comunità di Portici dove ho mosso i primi passi nella fede. Faccio mie queste riflessioni dell’Apostolo Paolo in I Timoteo: “Certa è questa affermazione degna di essere accertata che Gesù Cristo

Testimonianze, Testimonianze dei Fratelli

Daniele Capone

Gloria a Dio! Mi chiamo Daniele e ho 37 anni. Ringrazio il Signore per questa bella opportunità che mi concede di raccontare del Suo grande amore che ha verso la mia vita. Sono nato in una famiglia cristiana evangelica, e questo è già un grande privilegio. Infatti fin da bambino ho ricevuto insegnamenti cristiani e ho frequentato la scuola domenicale imparando intorno alla Parola di Dio. Con gran desiderio dei miei genitori, alla mia nascita, sono stato presentato alla chiesa per chiedere all’Eterno che il suo occhio vigilasse su me, e ora più che mai, posso dire che Lui nella sua grande fedeltà l’ha sempre fatto e non mi ha mai abbandonato anche quando vivevo lontano da Lui. Si, perché ben presto, nella mia adolescenza, all’età di tredici – quattordici anni, quando a scuola frequentavo cattive amicizie, decisi, nonostante le lotte e le forti opposizioni dei miei genitori, di abbandonare la casa del Signore per fare ciò che volevo della mia vita. Dicevo infatti di volere le mie libertà perché ero stanco di quella che per me era soltanto una religione. Ma ahimè, non sapevo che di li a poco, altro che libertà, sarei entrato in tante schiavitù: quelle del peccato. La mia filosofia, il mio motto era quello di «fare tutto ciò che mi va»; praticamente asserivo che ero libero di fare tutto quello che mi passava per la testa. Ma sia benedetto il nostro Gesù che risponde chiaramente a tutti coloro che hanno questo pensiero, «che chi commette il peccato è schiavo del peccato». (Giovanni 8:34) Lo ringrazio, il Signore, perché Egli è stato buono con me, e soprattutto molto paziente. Sono stato lontano da Lui per circa venti anni e nella mia ribellione a Dio e alla famiglia, ho cercato nel mondo quella felicità, quel qualcosa che appagasse quel senso di vuoto, quell’immensa voragine che aumentava sempre di più dentro di me. Nel corso di quei lunghi anni ho raccolto tutto ciò che il male poteva offrire, attratto dalla concupiscenza e ingannato dal gran nemico delle anime nostre che mi mostrava verdi pianure belle a vedersi ma piene di erbe amare. Più passavo il tempo lontano da Dio e più la mia condizione peggiorava. Mia madre era molto afflitta ma non cessava mai di pregare. Ricordo che talvolta, sfinita dal dolore e dalle preoccupazioni per aspettarmi la notte, chiedeva a mio padre di essere più severo con me. E quando rientravo all’alba, insieme ai rimproveri, ascoltavo anche mio padre che rassicurava mia madre dicendole che prima o poi anch’io avrei incontrato Gesù ricordandole che la parola di Dio dice: “credi nel Signor Gesù e sarai salvato tu e la casa tua”. (Atti 16:31) Intanto il tempo passava, ero sempre più insoddisfatto, sempre più triste, anche se mi sforzavo di non dimostrarlo e se pur circondato da tanti amici che mi seguivano nelle purtroppo cattive novità che puntualmente proponevo, mi sentivo sempre più solo. Un giorno mentre sprofondavo nel fango e nel peccato e quando oramai non sapevo cosa altro fare, mentre terrorizzato mi domandavo come avrei fatto visto che tutto avevo già provato senza trovare alcuna soddisfazione, il Signore nella sua infinita bontà, nel parlare con una persona che era nel mio medesimo stato mi faceva ricordare di appartenere ad una famiglia cristiana e che esisteva un popolo al quale Dio donava pace e serenità. Per mostrare a questa stessa  persona chi erano gli evangelici, pur confessando che io non lo ero affatto, accesi la radio sintonizzandola su Radio Evangelo proprio mentre trasmettevano un culto il cui sermone annunciava che solo Gesù poteva donare quella pace che tutti desiderano. Rimasi sorpreso dalla tempestività della cosa. Di lì a pochi giorni incominciai ad ascoltare Radio Evangelo. Pian piano per mezzo delle predicazioni riconoscevo che  il problema, causa della mia infelicità, era dentro di me e non negli altri come ero abituato a vedere. A volte addirittura mi capitava che quando ero nervoso e adirato a causa di qualche litigio avuto a casa o con qualche cliente per lavoro, non volevo accendere la radio pensando: “adesso avrò un altro rimprovero”. Ma grazie a Dio per quei rimproveri. Grazie a Dio per la sua santa parola che per mezzo dello Spirito Santo compungeva il mio cuore e facesse si che mi aggrappassi ad essa come unica certezza di vita. Quella radio, quella parola era diventata per me un rifugio. Sperimentavo volta per volta che quei dolci rimproveri e quegli inviti a sperare in Gesù, mi producevano pace, la vera pace non come il mondo la dà. Finchè un giorno dopo circa cinque mesi che ascoltavo e precisamente il 10 dicembre 1999 alle tre del pomeriggio, nella mia automobile, di fronte al messaggio della croce, contemplando tutto l’amore di Dio, vedendo Gesù che pagava al mio posto per i miei peccati, che moriva per me per darmi la vita, non ho potuto fare altro che esclamare : «Signore abbi pietà di me», e mi chiedevo come avrei fatto a continuare a vivere in quella mia triste realtà, nel mio egoismo, senza tener conto del suo grande sacrificio. Allora in quello stesso istante ho realizzato tutto il mio stato di peccato e pentito in un mare di lacrime ho potuto gridare a Lui perdono ed Egli non ha mancato di accordarmelo. È stato il giorno più bello della mia esistenza: passare dalla morte alla vita! Lo Spirito Santo è venuto ad abitare dentro di me. Ricordo perfettamente quel momento quando per la prima volta ho sentito la dolce presenza di Dio, mentre Egli mi lavava con il suo prezioso sangue. Era una splendida giornata invernale piena di sole, avevo gli occhi aperti, ma posso assicurarvi che solo in quel momento mi si sono aperti davvero. Come delle scaglie che son cadute, come un velo che è stato rimosso, così è stato quando in quel beato giorno sono passato dalle tenebre alla luce. Il vedere finalmente tutto chiaro su ciò che mi era stato insegnato, aver smesso di cercare senza mai trovare, avere uno scopo nella vita e cioè quello di dare tutto l’onore e

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