Aurelio Pagano nacque a Ogliara di Salerno l’11 marzo 1900 da famiglia di operai. Nel 1923, nel piccolo centro situato sui colli che si affacciano su Salerno, giunse la testimonianza dell’Evangelo e ben presto, dopo la famiglia Russo, si convertirono i genitori, due sorelle e un fratello di Aurelio. Nel 1929 sposò Maria Giovanna De Matteis che giovanissima, con la propria famiglia, si era convertita all’Evangelo negli Stati Uniti. Nel 1923, con l’intera famiglia era tornata a Ercole di Caserta, dove si costituì una piccola comunità pentecostale guidata inizialmente dal padre di lei, Vincenzo De Matteis. Nella piccola chiesa di Ogliara, intanto, dopo la conversione e l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo, Aurelio cominciò a manifestare, nonostante avesse soltanto l’istruzione elementare, uno spiccato “ministero della Parola”, unito a un grande desiderio di approfondire la propria conoscenza biblica. Questo suo fervore ben presto lo rese noto alle poche comunità allora esistenti nella regione. Sostenuto e incoraggiato dalla consorte “sorella Giovannina”, la quale era validissima nei contatti personali e possedeva una buona conoscenza biblica, nonostante le difficoltà di carattere economico, si trasferì a Napoli dopo un periodo di permanenza a Caserta. Nel 1929 fece la conoscenza di Umberto Gorietti, da poco convertito all’Evangelo. Nacque tra loro una fraterna amicizia. A questo proposito lasciamo la parola a Umberto Gorietti: “Sembra ieri, mentre sono passati quasi quarant’anni, quando ci incontrammo per la prima volta nella chiesa di Roma. Ci sentimmo attratti l’uno verso l’altro, legati insieme nell’amore di Cristo; spinti da un medesimo sentimento e dallo zelo per l’Evangelo, studiandoci nella grazia di Dio e nella conoscenza della Sua volontà. Quante notti abbiamo trascorso nella veglia per approfondire le nostre cognizioni sulla Parola di Dio. Conservo nel cuore le parole che mi disse fin dal nostro primo incontro: “L’amore di Gesù mi ha conquistato, la mia conversione è la conseguenza di quest’amore col qual è stato riempito il mio cuore. Non concepisce un cristianesimo se questo non è permeato dalla sublime carità di Cristo” . “Quelle notti trascorse nella veglia per approfondire le nostre cognizioni sulla Parola di Dio” danno un’idea della dedizione e dell’amore che Aurelio aveva per la Bibbia. All’epoca, nelle comunità non vi erano ancora studi biblici, ma si tenevano delle “sante conversazioni” sugli argomenti fondamentali della fede. Aurelio Pagano e Umberto Gorietti, nonostante le giornate piene di attività per guadagnarsi quanto era necessario alla sopravvivenza, trascorrevano intere nottate impegnati nello studio sincero della Parola di Dio. Nei loro frequenti incontri anche per ragioni di lavoro (Aurelio, infatti, conduceva una piccola fabbrica artigiana di calzature e Umberto Gorietti esercitava la rappresentanza commerciale), pregavano e parlavano della possibilità di iniziare un’opera di testimonianza nella città di Napoli. Tuttavia erano scoraggiati dai risultati, essendo la popolazione profondamente legata a una forma religiosa superstiziosa e tradizionale. Nel 1931 “il fratello U. N. Gorietti, della comunità di Roma, per ragioni inerenti alla sua attività laica, venne in contatto con diversi artigiani napoletani, ai quali rese ripetutamente testimonianza dell’Evangelo. Il messaggio cristiano non fu subito accettato e bisognava aspettare il gennaio 1933 per vedere la maturazione del primo frutto. Il 15 gennaio 1933, per interessamento dei fratelli Pagano, allora residenti a Caserta, il fratello S. Anastasio presenziò, perla prima volta, a una riunione di culto in Caserta e fu potentemente visitato dal Signore. Da quella data memorabile il progresso della Comunità partenopea è stato costante. I fratelli Aurelio Pagano e U. N. Gorietti curarono amorevolmente la nascente comunità fino all’epoca che fu costituito conduttore il fratello S. Anastasio“. All’inizio, il primo nucleo della comunità cominciò a riunirsi di casa in casa, soprattutto nel notissimo e popolare rione “Sanità” e quindi cominciarono le persecuzioni e le difficoltà di ogni genere. Nonostante tutto, la nascente comunità riuscì ad aprire un locale di culto al pubblico, mantenuto fino a quando intervenne la persecuzione del 1935, con l’obbligo di chiusura e una diffida a tenere ulteriori riunioni. I fratelli Pagano e Anastasio continuarono le riunioni di casa in casa fino al 1941, quando il regime fascista, in difficoltà per la guerra, inasprì la persecuzione nei confronti del Movimento Pentecostale e la comunità napoletana fu duramente colpita. Aurelio Pagano, con Salvatore Anastasio, Camillo Russo e Giuseppe Raucci, fu arrestato il 30 dicembre 1941 e associato al carcere di Poggioreale, in attesa dei provvedimenti del caso che erano o l’ammonizione o il confino di polizia. L’occasione di questa “retata” era stata causata dall’intercettazione di una lettera di Giuseppe Raucci a un fratello in fede di Lenola (LT). Il Raucci, con l’intendimento di rendere più sicura la propria corrispondenza, aveva camuffato il nome del destinatario, da Tullio Giuseppe in “Tuttilio” e il proprio cognome in “Romei”. Quando la polizia intercettò la lettera immaginò chissà quale organizzazione sovversiva “dei pentecostali o dei tremolanti a carattere internazionale, di origine anglo-sassone e definita antifascista, antimilitarista e antinazionale” , al punto che la relazione del Prefetto di Napoli alla Direzione Generale di P.S., divisione Affari Generali Riservati, fu sottoposta direttamente a Mussolini. Se ne può, infatti, riscontrare il timbro “Presi gli ordini dal Duce”. Riguardo al Pagano era detto: Il Pagano, identificato nel calzolaio Pagano Aurelio di Domenico e Galdi Rosa, nato in Salerno, frazione Ogliara, l’11.3.1900, ammogliato con prole, già indiziate di appartenere alla setta dei “pentecostali”, fermato e interrogato, nel confermare di essere in rapporti di commercio con il precitato Raucci, il quale avrebbe curate il trasporto alla Capitale di calzature di sua fabbricazione, dichiarava di aver fatto parte della detta setta religiosa fino al 1935, epoca in cui se ne sarebbe allontanato per divergenze di natura religiosa. Nell’abitazione del Pagano erano rinvenute, a seguito di perquisizione, numerosi esemplari della Bibbia e di altre pubblicazioni riflettenti il culto evangelico-cristiano. I precitati Russo e Pagano, nel precisare che il culto da loro professato non è aderente a quello delle varie Chiese evangeliche riconosciute, esistenti in questo Capoluogo, hanno affermato di non essere mai stati in rapporti, per motivi di culto, con “pastori” o gregari delle dette Chiese evangeliche, escludendo, altresì, che attualmente in Italia siavi un “capo” della setta