Testimonianze

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Michela Cassese Dello Iacuo

“La Bibbia nella nostra casa portò nuova vita, un santo cambiamento e una meravigliosa speranza di fede”, sono le semplici parole che pronuncia la sorella Michela a chi gli chiede di parlargli della sua esperienza con il Signore. Nasce nel 1922 a S. Andrea di Conza (AV), paesino di poche migliaia di persone, dove ha trascorso la sua infanzia; figlia di Angelo il calzolaio, un uomo semplice e intelligente ma soprattutto molto religioso e desideroso di vivere rettamente, che ben presto iniziò a leggere la Bibbia. Forse era l’unico ad averne una copia, ad eccezione, naturalmente, del suo amico prete. Il papà leggendo la Bibbia ebbe forti dubbi per l’incoerenza esistente tra ciò che leggeva e quello che, invece, era insegnato e praticato nella sua amata chiesa. Dopo diversi tentativi falliti volti a chiarificare queste divergenze con il prete, nel 1928 abbandonò completamente la Chiesa Cattolica e da quel momento cominciò a leggere quel grosso libro “tutto segnato e sottolineato come un quaderno di appunti” in famiglia, prima con i figli, poi con i parenti ai quali aveva spiegato le sue perplessità, e a mano a mano il numero degli ascoltatori aumentò, fino al punto che, a volte, in casa non c’entravano tutti. Spesso, in questi incontri si parlava che Gesù poteva guarire, risuscitare i morti, operare miracoli, e tutti erano incuriositi perché non avevano mai sentito parlare di queste cose; per loro erano nuove, e a tale udire, su molti visi le lacrime scendevano liberamente e i cuori erano toccati; così si aspettava con ansia la sera per riunirsi di nuovo, intorno a quella semplice lettura biblica. Naturalmente di fronte a questa situazione il prete, insieme con altri amici di Angelo, si scagliò contro di lui, opponendosi, con ogni mezzo e forza, alla prosecuzione di tali riunioni e molti, che un tempo erano amici, diventarono nemici, ingiuriatori e persecutori di questi “improvvisati protestanti”. Finanche il fratello di Angelo: Andrea, gli fece una guerra spietata. Una notte, mentre questi era a letto, sentì una voce particolarmente soave, “angelica”, proveniente dal tetto della casa, che gli diceva di seguire la strada dei suoi fratelli perché era quella giusta; in quella stessa notte, prima dell’alba ritornò a casa del fratello che aveva maltrattato poche ore prima e s’inginocchiò sulla soglia della porta chiedendogli perdono e dichiarando di credere nel Signore. Dopo qualche tempo, dalla Chiesa Battista di Calitri (AV) arrivarono in paese dei fratelli a evangelizzare e organizzarono delle riunioni cristiane anche nella loro casa. Non avevano mai assistito a delle riunioni evangeliche; fu una bellissima scoperta vedere i libri dei cantici con i quali si cantavano all’unisono, poetiche espressioni di lode al Signore. E che dire delle belle preghiere e della predicazione della Parola di Dio che allargava il cuore con la verità che essa rappresenta e che confermava le loro “scoperte spirituali”. Poi arrivò il fratello Pace, che convertitosi all’Evangelo, fu incaricato dai fratelli di Calitri, di curare questo gruppo formatosi in casa e che presto divenne autonomo iniziando a desiderare e realizzare il dono del battesimo nello Spirito Santo. Rimasero soli ma uniti nella ricerca e nel resistere alle avversità anche quando, dovendosi riunire, erano costretti a radunarsi nelle masserie in aperta campagna per la “persecuzione paesana”. Nonostante ciò il Signore consolava i cuori visitandoli e confermando la Sua Parola con battesimi nello Spirito Santo, liberazioni ed esperienze genuine di salvezza. Adolescente, Michela Cassese Dello Iacuo chiese di fare il patto in acqua e fu battezzata in una vasca di zinco rimediata per l’occasione, adattandone una di solito adibita ad altre funzioni. Dopo qualche anno, si trasferì nella città di Caserta, dove poi si sposò e con il marito partecipò attivamente alla vita delle comunità di Caserta e S. Maria a Vico. Si trasferì poi a Napoli, dove ancora oggi, felice nella Verità e nella Speranza della Vita Eterna, testimonia che la Parola di Dio è stata ed è fonte di conforto in tutta la sua vita e per ogni suo giorno, godendo la fedeltà di Chi l’ha salvata nel tempo della sua giovinezza. Nella vedovanza come prima, fa da testimone che anche nell’oppressione e nella difficoltà c’è un luogo dove i paschi sono verdeggianti e le acque calme: i cortili del Buon Pastore che ha sempre la porta aperta e la Sua voce ripete “venite a me ed io darò riposo alle anime vostre”. Tutto grazie alla Parola di Dio fonte da cui scaturisce continuamente “il Bene” per l’uomo.

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Enza D’Aquino – Di Iorio

In ricordo di Enza D’Aquino Di Iorio. Nacque a a Scordia (CT) il 14 ottobre 1954. Era nipote di un pioniere della Pentecoste tra gli italiani d’America: Salvatore Manueli. Dopo la conversione, questi, sentì la chiamata divina a evangelizzare famiglia e amici in Italia a Scordia e dintorni, nella provincia catanese. Nel 1922, con l’incoraggiamento del pastore Luigi Francescon della Chiesa che frequentava in Chicago (USA), partì e ritornò più volte fino a stabilirsi definitivamente in Italia, perché un gran popolo accettò l’Evangelo attraverso il suo ministero. La mamma Giuseppina fu l’unica di una numerosa famiglia che rimase col padre in Italia, sposando Antonino D’Aquino; la loro casa era anche l’abitazione del Pastore che, rimasto vedovo, vi ospitava i numerosi pastori in visita e credenti. In quest’atmosfera cristiana e tutta protesa al servizio cristiano, Enza crebbe e appena adolescente fu salvata e battezzata nello Spirito Santo. Subito si impegnò a suonare con la fisarmonica e come monitrice della Scuola Domenicale, molte volte come collaboratrice al CCE Elim in Sicilia. In seguito a un appello a frequentare l’Istituto Biblico Italiano (IBI) delle ADI, sentì d’iscriversi e frequentò negli anni 1975 -1976, dove comprese il piano divino per la propria vita. Avvertì che il Signore la chiamava a servirLo più pienamente nel servizio cristiano e, sposatasi con Davide Di Iorio il 17 settembre 1977, condivise pienamente il ministero del marito nelle Chiese di Firenze e Prato (ottobre 1977 – febbraio 1979), Ascoli Piceno e Teramo (marzo 1979 – ottobre 1980), Reggio Calabria (novembre 1980- marzo 2010), Napoli (marzo 2010 a oggi). Madre di due figli: Ugo e Yleana, si sentì sempre impegnata come genitrice e in una collaborazione attiva nel servizio cristiano impegnandosi per il Regno di Dio. Nella Chiesa di Napoli fu impegnata come monitrice della Scuola Domenicale, Coordinatrice del numeroso gruppo “Pulizia del luogo di culto” e nuove attività iniziate come: la Riunione mensile di “Donne come Ester“, il “Gruppo Tabita” dedito a lavori pratici, collaborazione a un programma per Radioevangelo, l’attività di “Una luce nel quartiere” e l’assistenza bimbi nei culti. Nell’anno 2000 fu colpita da linfoma di No Hodgkin, un linfogranuloma maligno. Il Signore parlò al suo cuore facendogli capire che doveva passare per il fuoco promettendogli: “non ti brucerai”. Arresa alla volontà di Dio, fu provata risultando vittoriosa e vivendo altri 20 anni. A 66 anni il Signore l’ha voluta in Cielo richiamandola a se il 21 ottobre 2020. La rivedremo nella Gloria.

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Campoluongo Luisa

Il rione Sanità nel secondo dopoguerra era “governato” dai cosiddetti “guappi”, figure che non hanno nulla a che vedere con gli attuali camorristi. Il dominio territoriale era basato sulla “loro giustizia”, difendevano a modo loro la causa dei poveri, degli ignoranti e sistemavano faccende di rivoltelle facendo anche uso della forza se ci fosse stata necessità. Eduardo De Filippo in una sua commedia “Il Sindaco del rione Sanità” ci parla di uno di questi uomini: Antonio Barracano. In un intervista Eduardo disse: “Il protagonista della commedia trae spunto da un personaggio vero, si chiamava Luigi Campoluongo. Era un pezzo d’uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità, e lui andava. Questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri”. Eduardo parlava sempre con assoluto rispetto di questo personaggio, il quale si metteva sempre in prima fila a tutte le “prime” delle sue commedie e poi andava a salutarlo personalmente nel camerino. Di Campoluongo erano grandi amici Totò, De Sica, Nino Taranto ed altri, i quali ricevevano una protezione particolare ogni qual volta dovevano girare un film a Napoli. Di seguito la toccante testimonianza della figlia di Campoluongo, Luisa. “Nascere in una famiglia come la mia, significava attirarsi un profondo e sentito rispetto da parte di tutti gli abitanti della Sanità. La mia infanzia fu caratterizzata dalla presenza autoritaria di mio padre, con il quale si poteva parlare molto poco, aveva sempre ragione lui. Ricordo che da piccola un giorno misi un po’ di rossetto, quando mio padre se ne accorse mancò poco che non mi uccidesse. La sua forza  però era basata sempre sul suo modo di vedere la giustizia, ogni caso che esaminava dava sempre ragione a chi lui credeva avesse ragione. Anche se un cane aggrediva mia madre, e ciò sarebbe avvenuto in circostanze da dare ragione al cane, non c’erano scusanti: aveva ragione il cane!  Mio padre morì nel 1966. Io come lui avevo un carattere violento e ribelle, non avevo paura di niente e di nessuno, neanche se armato. Ero molto devota a San Vincenzo Ferreri, ma ciò che mi accadde fu molto particolare. Nel negozio di abbigliamento che avevo in Via Settembrini spesso ricevavamo la visita del fratello Luigi Aragione, il quale con zelo ed affetto ci parlava sempre di Gesù e del Suo amore. Con il mio carattere ribelle reagiva spesso molto male nei confronti del fratello al punto che gli dissi: “Ognuno si tenga il suo dio e basta!”. Mio marito, il fratello Gennaro Basile ora con il Signore, nel 1976 accettò Cristo nel suo cuore come personale Salvatore. Due anni dopo nel 78 mia figlia ebbe una grave malattia e l’intervento non dava grosse speranze di sopravvivenza. Io invocai Gesù con tutto il mio cuore ed Egli guarì il suo male. Il chirurgo alla fine dell’intervento le domandò: “Come si sta all’altro mondo? Tu eri praticamente morta!”. Risposi prontamente che Gesù aveva fatto il grande miracolo. Così da quel giorno frequentai la comunità di Materdei in Via Malaterra e il Signore mi salvò rendendomi una Sua figliuola. Gloria a Dio! Oggi a 78 anni sono testimone che Dio ha benedetto e guidato la mia vita e spero col cuore che tale meravigliosa esperienza possano realizzarla anche i miei figli e nipoti. Vi saluto tutti nell’amore del Signore.    

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Maria Giovanna De Matteis

Maria Giovanna De Matteis in Pagano (1906-1980)  Maria Giovanna De Matteis, più nota come “Giovannina”, nacque a Caserta nel 1906 da un’umile famig0lia d’agricoltori. Negli anni ’20 seguì i familiari che emigrarono negli Stati Uniti, precisamente a New York. In America realizzò la salvezza e la potenza dello Spirito Santo, ma quando i familiari decisero di tornare in Italia, ella non voleva, perché temeva di perdere quello che Dio le aveva donato. Nel 1923 tornarono in Italia, nel paesino di Ercole di Caserta, dove testimoniarono di Cristo e della Sua potenza liberatrice. Giovanna fu molto usata da Dio nei culti, dove nello spazio delle testimonianze, esponeva profondi pensieri dalla Sacra Scrittura. Maria Giovanna aveva ricevuto da Dio, uno spiccato dono per l’evangelizzazione. Spesso si recava anche fuori provincia per annunziare Cristo. Insieme con un’altra sorella visitò un paesino, San Giorgio a Liri (Frosinone) dove un gruppo di persone fu attratta dall’Evangelo e dalla bellissima voce di Maria Giovanna. Tra quelle persone c’era Elvira Ciacciarelli, futura consorte di Salvatore Anastasio. Nel 1932 la “sorella Giovannina” si unì in matrimonio con Aurelio Pagano, ed entrambi si adoperarono per la diffusione del messaggio dell’Evangelo, nella zona del napoletano. Nel periodo della persecuzione, con cinque figli a carico, i Pagano furono mandati al confino a Polia (Catanzaro). Il Signore anche in questa circostanza non mancò di stare vicino ai coniugi Pagano che, anche se lontani da casa, non esitarono di testimoniare di Cristo in quella zona. Maria Giovanna lascerà questa terra il 26 aprile del 1980, dopo aver servito fedelmente il suo Salvatore, che aveva amato profondamente. Ha lasciato una famiglia fedele a Cristo, ma soprattutto un esempio d’amore perseverante per le anime da condurre ai piedi di Gesù, unico Signore e Salvatore.

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Cristina Brancaccio

Cristina Brancaccio  (1895-1980) Cristina Avitabile, vedova Brancaccio nacque nel 1895 a Sarno. Le notizie biografiche su Cristina sono scarse. Si sa con certezza che era emigrata negli Stati Uniti, che era rimasta vedova e aveva un figlio residente a New York, di professione medico. Si convertì intorno agli anni ’20, in una delle chiese evangeliche della “little Italy” a Brooklyn, New York. Secondo la sua testimonianza era affetta da una grave malattia ma il Signore la guarì quando ella accettò l’Evangelo. Era una donna con un carattere originale ma piena di fede e con una disposizione naturale a parlare con tutti. Il suo desidero fu quello di testimoniare a tutti quelli che incontrava la liberazione, che Gesù poteva dare a tutti coloro che lo accettavano, da tutte le superstizioni e forme di idolatrie di cui ella stessa era schiava prima di convertirsi. Giunse in Italia verso il 1933, con lo scopo di evangelizzare nel suo paese natio. Ella aveva un modo di evangelizzare semplice ma efficace, perché furono tante le persone che si convertirono per la sua testimonianza. Aiutava chiunque fosse nel bisogno, privando se stessa di beni materiali dei quali, grazie al denaro che il figlio le mandava dall’America, poteva disporre. Le comunità di Sarno e Siano, come tanti altri credenti sparsi nella provincia di Napoli e Salerno, sono il risultato della sua opera evangelistica. Quando ormai ottuagenaria perse le forze fu accolta nella piccola casa di riposo evangelica “Betel” di Roma dove il Signore, che aveva servito ed amato la raccolse a Sé. Cristina Brancaccio, vera diaconessa in senso biblico, talvolta al limite dello stravagante, può essere considerata uno strumento usato da Dio per la conversione all’Evangelo di moltissime anime e deve essere ricordata come esempio di perseveranza e fedeltà.

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Maria Melluso

Nel 1946, da poco finita la guerra, ero vedova con tre bambini. Il mio lavoro dei guanti non si trovava, così dovetti andare come sfollata a vivere nel paese di Acierno in provincia di Salerno. Lì trovai lavoro presso una signora genovese, la quale mi maltrattava, ma dato che avevo grande bisogno di lavoro e per amore dei miei figli sopportavo ogni cosa. Un giorno tornai a Napoli dai miei familiari per chiedere un aiuto finanziario. Sin dalla mattina, quando presi la corriera, fioccava leggermente, ma al ritorno la neve raggiunse circa i 20 cm e fu impossibile per la corriera continuare il viaggio. Dovemmo scendere tutti e proseguire a piedi. Le persone del posto avevano tutte le scarpe con le punte di ferro così potevano camminare sulla neve, io con le scarpe normali non riuscivo a camminare, ad un certo punto scivolai e persi le scarpe nella neve. Dovetti camminare a piedi nudi ed in quel momento invocai il nome del Signore che tanto amo e dissi: “Gesù aiutami, i miei figli sono già orfani del padre, se muoio anch’io, saranno chiusi sicuramente in un colleggio. Se tu mi salvi da questo pericolo, io farò la tua volontà tutti i giorni della mia vita”. in quel momento sentii nel mio cuore una voce dolce e soave che mi disse: “Maria, ora che ti trovi nel bisogno mi chiedi aiuto, ma perché non mi hai accettato nel tuo cuore prima?”. In quel momento sentii una mano che mi spingeva a camminare sulla neve, sembrava che volassi. Ad un certo punto comparve un uomo che dopo alcuni minuti non ho vidi più. Poi ritornò indietro perché disse che aveva sentito una voce nel suo intimo che gli disse: “Che fai? La lasci morire?”. Così mi aiutò a camminare e mi portò a casa, dove le mie vicine mi aiutarono a riscaldare. Alcuni giorni dopo ho ripreso il mio lavoro di serva dalla signora genovese, la quale mi trattava sempre più male. Un giorno andai in camera mia a piangere e a pregare e proprio durante quel pianto, ve lo posso giurare, udii la dolce voce di Gesù che mi disse: “Maria, non piangere per te finirà”. Rimasi perplessa, smisi di piangere aspettando l’adempimento di quella promessa. Dopo 2 giorni una voce mi chiamava dal portone, era mia sorella Assunta Melluso Scarallo, la quale mi disse di ritornare a Napoli perché c’era del lavoro per me. Ricordandomi delle parole udite da Gesù, sono rimasta una fedele testimone dell’Evangelo. Tornata a Napoli ho accettato Gesù come mio personale Salvatore ed ho fatto il patto in acqua nel 1947. il Signore poi mi battezzò nello Spirito santo ed il Suo Spirito mi ha accompagnata in tutti questi anni. Ho visto tanti miracoli nella mia vita ed in quella dei miei fratelli in Cristo. Ho camminato con fedeltà e sincerità di cuore amando Gesù con tutta me stessa e mettendolo al primo posto. Ho amato i fratelli con sincerità e non mi sono mai stancata di parlare di Gesù, di evangelizzare, di portare anime ai suoi piedi, di pregare per gli ammalati e per quanti problemi avevano i miei fratelli e le mie sorelle. Posso dire di amare un Dio vivente che guarisce, salva e battezza, ancora oggi come 2000 anni fa. Di tutto ciò sono una testimone verace perché le ho sperimentate nella mia vita. Adesso non posso camminare facilmente perché ho 94 anni ma sono felice solo quando sto insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle, così possiamo salmeggiare insieme il nome del Signore che tanto mi ha amata.

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La famiglia Remoli – Palma

Tra i principali pionieri del Risveglio Pentecostale Italiano un posto di primo ordine lo merita sicuramente Michele Palma. Nato a Torremaggiore (Foggia) nel 1884. Nel 1909 emigrò a Chicago dove trovò lavoro come decoratore presso una grande ditta. Quivi conobbe Massimiliano Tosetto il quale gli annunciò il messaggio dell’Evangelo e lo invitò a partecipare ad una riunione di culto. Si convertì e nel 1912 il Signore lo battezzò nello Spirito Santo. Si unì in matrimonio con Caterina Gardella (1885-1958), una credente di grande spiritualità che fu la sua fedele collaboratrice nel ministero cristiano. Nel 1914 fu nominato anziano della Assemblea Cristiana di Chicago. Nel 1920 fu chiamato da Giuseppe P. Beretta come pastore della comunità di Syracuse New York della quale fu pastore per ben 38 anni. Ricoprì incarichi ufficiali nell’ambito del Movimento italo-americano. Nel 1928 lo troviamo in Italia a presiedere l’assemblea costitutiva del Movimento e nel 1948 per ristabilire i rapporti con le chiese italo-americane dopo il secondo conflitto mondiale. Grazie al lavoro che egli svolse insieme a Tosetto nacque anche l’innario con canti in italiano per tutti i credenti italiani nel mondo, l’attuale nostro “Inni di lode” è una versione aggiornata e ampliata di quella che fu pubblicata nel 1958 poco dopo la morte di Tosetto. Palma fu eletto sorvegliante della Chiesa Cristiana del Nord America. Morì il 10 ottobre 1963 nel giorno del suo 79° compleanno. Dal matrimonio di Michele e Caterina nacquero 8 figli: Lea, Alfredo, Eduardo, Eugenio, Leonardo, Lidia, Paolo ed Elena. Quattro figli dei coniugi Palma sono stati impegnati nel ministero cristiano: Alfredo (1914-1993), Eugenio e Paolo impegnati nel ministero pastorale e Lea nel lavoro missionario e nella scuola domenicale. Il giorno 18 luglio 2003 abbiamo avuto la bella opportunità di poter raccogliere le edificanti testimonianze dei coniugi Rinaldo Remoli e Lea Palma, ospiti del fratello Stefano D’Alessandro, per ministrare la Parola del Signore nelle chiese di Casalnuovo e di Pomogliano d’Arco (NA). Abbiamo chiesto alla sorella Lea, figlia di Michele Palma e Caterina Gardella, di raccontarci come arrivò in Italia la testimonianza Pentecostale, la stessa storia che raccontò al Palamaggiò di Caserta in occasione del 90° anniversario dalla nascita del Movimento Pentecostale. Ecco cosa ci ha detto: “Nel 1897 i fratelli si radunavano in una chiesa valdese e durante una preghiera il fratello Giuseppe Beretta cominciò a parlare in lingue sconosciute. Nessun fratello sapeva cosa fosse questa esperienza, così spaventati lo condussero d’urgenza in farmacia per trovare un farmaco per questa strana malattia. 10 anni dopo nel 1907 con la prima effusione di Spirito Santo in una chiesa italiana ricordarono l’evento e compresero il significato di quella esperienza. Beretta dopo l’esperienza della Pentecoste annunciò l’Evangelo ad est di Chicago, precisamente ad Holley New York. Quivi testimoniò ad un uomo il quale gli rispose: “Se ti metti ad arare la mia terra al posto dei buoi io ti crederò”. Beretta fece quel che chiedeva quest’uomo e il Signore lo salvò e in quella zona si svilupparono numerose chiese. Ttornato a Syracuse, Beretta trovò 8 italiani che si erano convertiti e  si radunavano nel locale di culto dei presbiteriani. Con grossi sacrifici i fratelli riuscirono a comprare dai presbiteriani il locale. Così Beretta si ricordò di mio padre a Chicago che aveva 35 anni e gli scrisse una lettera dove c’era scritto: “Vi fo sapere che il Signore nella Sua grande benignità qui in Syracuse ed in questi dintorni ha fatto un’opera meravigliosamente grande, avendo chiamato un grande popolo a se…a questa opera gia da lungo tempo tengo voi davanti, ed ora mi sento proprio sospinto di manifestarvi questa cosa”. In quel tempo la chiesa non aveva un solo anziano come oggi, ma quattro, ed erano: Ottolini, Menna, Francescon e Menconi. Mio padre fece la proposta agli anziani i quali pregarono per lui e nel 1919 si trasferì per curare la chiesa di Syracuse New York. Il Signore ha grandemente operato ed ancora oggi esiste tale comunità. A portare la testimonianza Pentecostale in Italia per primo fu Giacomo Lombardi. Egli senti la chiamata da parte del Signore ad andare in Italia, così prese tutti i suoi risparmi: 500 dollari e li diede agli anziani per prendersi cura della sua famiglia. Arrivò alla stazione e fece una preghiera dicendo “Signore tu sai che non ho denaro, se tu vuoi che vada in Italia ti prego mandami tu i soldi”. Mentre elevava questa preghiera un uomo gli si avvicinò e gli diede una busta con il denaro sufficiente per prendere il treno. Lo stesso miracolo avvenne prima di prendere la nave che lo avrebbe condotto a Napoli. A Napoli chiese un passaggio per Roma. Andò a casa di un amico Ignazio Rocchi e li fecero una riunione dove il Signore battezzò nello Spirito Santo i primi credenti in Italia. Passeggiando per Villa Borghese a Roma, Lombardi incontrò un uomo al quale gli disse di avere un messaggio da parte di Dio, quest’uomo che si chiamava Sforza gli rispose che non avrebbe mai cacciato un uomo che veniva a lui da parte del Signore, Lombardi gli annunciò la salvezza e questo signore accettò Cristo come personale Salvatore, poco dopo morì. Pian piano si costituì un nucleo di credenti e il resto della storia la conoscete bene tutti. Nel 1910 c’erano tre comunità pentecostali”. Dopo questa importante parentesi storica sulla testimonianza Pentecostale in Italia, possiamo passare alle testimonianze personali dei coniugi Remoli, il primo a raccontarci la sua testimonianza sarà il fratello Rinaldo: “Sono nato in una famiglia composta da 9 figli, 6 maschi e 3 femmine, originaria di Smerillo un piccolo comune in provincia di Ascoli Piceno che all’epoca contava circa una quarantina di abitanti. Mio fratello di ritorno dalla guerra in Abissinia, si trovò di fronte al problema della mancanza di lavoro e decise di trasferirsi a Roma. A Roma incontrò un credente che lo prese a lavorare con se come autista, la domenica lo invitò in chiesa al culto che si celebrava alle tre del pomeriggio. Durante il culto il Signore parlò al suo cuore ed Egli lo accettò come personale Salvatore. In seguito si fidanzò con la cognata del padrone. Al matrimonio andò mio padre, mia madre e i miei fratellini,

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Alfonso Melluso

ALFONSO MELLUSO (1928-2012) Il pastore Alfonso Melluso accettò il Signore nel 1943, all’età di quindici anni. Fu il primo giovane della Chiesa di Napoli a farlo. Visse gli anni difficili della guerra, avendo già grandi responsabilità all’epoca della sua conversione nei confronti di suo zio, Salvatore Anastasio, primo credente e pastore pentecostale a Napoli, arrestato e inviato al confino di polizia per l’Evangelo. Ancora minorenne, s’interessò degli esercizi commerciali di questi, nonostante la giovane età, manifestando grande discernimento umano e spirituale e riferendogli di persona nel luogo di pena. In quel tempo frequentava oltre che il proprio pastore anche il poi primo Presidente ADI, Umberto Nello Gorietti  ed Aurelio Pagano che gli attribuivano l’appellativo di “giovane saggio”. Per molti anni fu consigliere della chiesa ADI di Napoli, e con una certa consuetudine, quando era invitato, predicava la Parola di Dio nelle Chiese appena sorte nella provincia. Nel 1973-74, incoraggiato dal Pastore Mola, fu incaricato di prendere cura della comunità di Moschiano (AV), dove ora c’è oggi una fiorente Chiesa di una popolazione evangelica di settanta membri in un piccolo centro cittadino. Con la scomparsa del pastore Pasquale De Martino, nel 1981, Alfonso Melluso fu incaricato di pasturare la chiesa di Napoli Secondigliano, un grosso quartiere di 55.000 abitanti nel Comune di Napoli adiacente ad altro altrettanto popoloso come Scampia. La Comunità aveva appena ricevuto in dono da alcuni fratelli della Svizzera un prefabbricato, dovuto al terremoto del 1980 perché il luogo di culto usato era divenuto inagibile. I Credenti secondiglianesi, guidati dal pastore Alfonso Melluso, hanno poi completato con gli anni l’edificio. Sotto la sua guida, la Chiesa ha vissuto un grande risveglio spirituale, tanto da divenire oggi una delle comunità più grandi della provincia di Napoli con una popolazione evangelica di oltre 300 membri. A quegli anni risale anche la decisione di dedicarsi con più dedizione all’Opera del Signore, lavorando solo la mattina, nonostante l’attaccamento al lavoro svolto per il Calzaturificio Melluso. Nonostante ciò è stato un imprenditore attivo fino a pochi mesi fa; dotato di particolare lungimiranza, ha guidato un’azienda di livello nazionale, dando testimonianza insieme con altri due suoi fratelli e tanti nipoti anche nel campo imprenditoriale della fedeltà del Signore. Il suo impegno è stato profuso anche come membro del Comitato di Zona, ricoprendone l’incarico di segretario dal 1983 al 2003, per venti anni esatti. E’ stato attivo nel ministero per un periodo che va dal 1974 al 2010, anno in cui il Pastore Sergio Chiribiri l’ha sostituito nella guida della chiesa di Secondigliano. Negli ultimi tempi amava ripetere: “sono rimasto nei banchi fino a quarantasei anni e ci sono ritornato per consigliare e confortare qualche cuore bisognoso”. Il Signore l’ha chiamato alla Gloria il 29 marzo 2012 dopo una malattia che l’ha fermato dalle sue attività spirituali e lavorative per non molti mesi. In tale prova è stato assistito dall’amore dei suoi familiari, dai Credenti pasturati e dai pastori del napoletano con le loro numerose visite per cui è stato esempio di fede per anni. Certamente è stato fedele fino alla fina e ora gli è riservata la corona della vita eterna.

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Antonio Basile

1946-1996: cinquanta anni nella mia comunità di Napoli Mi accingo a narrare quello che ricordo e alcune mie impressioni a tanti giovani e fratelli, una parte del passato, della mia comunità di Napoli. Eravamo appena usciti dalla guerra, avevo diciotto anni e una sera fui invitato da un fratello che mi aveva parlato di Gesù fin dal 1944, ad ascoltare un culto. Quale fu la mia sorpresa nell’entrare in un sotterraneo in via San Giovanni a Carbonara (la famosa grutticella), nel vedere uomini e donne che lodavano il Signore. Il locale era a forma di T con sei o sette scalini, il soffitto si poteva toccare con le mani, tanto era basso, soltanto un finestrino a cancelletto che dava sulla strada in alto, talché si potevano vedere solo i piedi delle persone che camminavano. Tra i ricoveri antiaerei e quel locale era poca la differenza. Nel fondo c’era una pedana con la vasca per i battesimi (dove fui battezzato anch’io), un tavolino che traballava per l’umidità sopportata, alcune sedie a destra e a sinistra con un corridoio nel quale si poteva appena passare. Nonostante tanto squallore, avvertii la presenza del Signore che incominciava a operare in me. Quando sentii la Parola del Signore, mi vidi nudo e scoperto, cosa che non mi era mai capitato. Quel locale servì per i culti fino al 1949, con servizi di preghiera per lo Spirito Santo il lunedì e i culti il martedì, giovedì e domenica. Nell’inverno tra il 1946-47 ci fu la visita a Napoli di un missionario inglese di nome Smitt, per una settimana nella sala Maddaloni con avvisi su un quotidiano cittadino, molti andammo alle riunioni che furono di grande benedizione. In quei tre anni nel locale di culto si susseguirono le visite di alcuni fratelli dall’estero: Di Biase, Palma, Mauriello, Graziano e altri che ricordo i nomi. Anche molti fratelli italiani venivano a visitarci, tra cui: Roberto Bracco, Nello Gorietti, Eliana Rustici e altri ancora. La chiesa era composta di parecchie famiglie, eccone un breve elenco: Anastasio Salvatore, Pagano Aurelio, Alvino Gennaro, Melluso Pasquale, D’Alessandro Pasquale, Cerino Salvatore, Calabrese Giuseppe, Marra Carmine, Pochet Mario, Di Martino Pasquale, Luise, Affuso, Roncavassaglia e alcuni che non avevano la famiglia convertita. In quel locale il Signore quasi ogni lunedì battezzava con lo Spirito Santo. Poi si passò nel 1949 a Capodimonte in un antico convento, dove si stabilì la famiglia Melluso Pasquale con la fabbrica di scarpe. C’era un grande e lungo corridoio che fu usato per fare i culti. La chiesa cresceva continuamente di numero e iniziammo la scuola domenicale alla buona, senza libretti e con l’aiuto di fratelli e sorelle esteri ogni servizio ebbe un’immagine. In quel tempo non c’erano trasmissioni radio come oggi per ascoltare il messaggio dell’Evangelo, soltanto da radio Montecarlo potevamo ascoltare i messaggi dell’Evangelo sulle onde corte il mercoledì mattina, e pochi erano che possedevano una radio. Tutti i fratelli erano pieni d’entusiasmo di parlare ad altri di Gesù. Nel frattempo sorsero tanti gruppi di fedeli nei dintorni di Napoli nelle case di fedeli appena convertiti. E si facevano i culti. Intanto si formò anche un gruppo che suonava, e con quelle poche nozioni di musica ma sufficiente per suonare i cantici, si usciva insieme ai fratelli anziani per fare visita a quei gruppi. Eravamo: Basile Antonio, D’Alessandro Enzo fisarmonica; Montella Pasquale cornetta; Castagna Aldo trombone a tiro; De Santo Salvatore, Basile Gennaro, Pagano Eliseo violino, Vitulli Franco mandola; Melluso Daniele clarino. La domenica ci dividevamo in due gruppi per andare fuori. Ecco un elenco di quei gruppi: Portici, Torre Annunziata, Sarno, Boscoreale, Gragnano, Nocera Inferiore, Siano, Villa dei misteri, Casalnuovo, Afragola, Secondigliano, Caivano, Cardito, Siringnano, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Frattamaggiore. Nel 1950 il fratello Calabrese prenotò una carrozza ferroviaria per portarci a Roma in via dei Bruzi a fare una visita a suonare il Salmo 24. A Napoli c’era il fratello Loffredo dall’America e ci preparò per quella prima uscita impegnativa, eravamo molto timorosi, ma a nostra sorpresa il Signore ci guidò in una maniera meravigliosa. Non c’erano registratori e ci fu richiesto il bis. In molti di noi è rimasto un piacevole ricordo, fu pubblicato anche sul Risveglio Pentecostale. Il gruppo era invitato in molte comunità in occasioni di battesimi, S. Cena e matrimoni. Fu un incentivo per conoscere tanti fratelli in Campania e in altre regioni. Ritornando al locale di Capodimonte vi rimanemmo fino al 1954, l’anno che fu dedicato il locale a Materdei. Nell’estate del 1951 avemmo una visita di fratelli del Canada interpretati da Paolo Arcangeli e ci fu un bel risveglio con numerosi battesimi nello Spirito Santo. Altri pastori esteri si alternavano a visitarci. Anche in quel corridoio il Signore ci benediceva. Nell’estate del 1952 ricordo la visita del fratello Caprino che ci cantò un cantico che certamente molti fratelli anziani ricordano. Sembrano piccoli dettagli, ma tutto contribuì a risvegliare i fratelli e a salvare chi non era convertito. Si arrivò al 1954 l’anno che fu dedicata la chiesa di Materdei in via Goffredo Malaterra. Ormai eravamo una chiesa aperta a tutti e fu necessaria una preparazione spirituale con molto impegno. Il Signore continuava a chiamare anime. Non mancarono evangelizzazioni e nell’estate del 1964 vi fu al teatro Politeama una campagna evangelistica con il fratello Herman. Non possiamo non menzionare la sorella Cristina, famosa per il suo modo semplice di evangelizzare. Si arrivò al 1970 con l’avvento della tenda all’aperto, non erano pratici ma quei fratelli che avevano esperienza, ci incoraggiarono ai primi tempi con la loro presenza, così si sta andando avanti fino a questo momento. Oggi in quasi tutte le località sono installate più di una tenda nei mesi estivi. Tutto questo è sempre opera dello Spirito Santo che guida i Suoi fedeli. L’attuale locale ormai è conosciuto da tutti e sia ringraziato il Signore per la Sua preziosa guida. Antonio Basile

Testimonianze, Testimonianze dei Fratelli

Gennaro Basile

GENNARO BASILE (1929-1995) Gennaro Basile nacque a Napoli il 29 aprile 1929. Si convertì all’Evangelo all’età di 18 anni, per la testimonianza di suo fratello Antonio. Da quando accettò il Signore nella sua vita, nutrì nel cuore un vivo desiderio di annunciare la Parola di Dio ai perduti. Pochi mesi dopo la sua conversione 1948, scese nelle acque battesimali, e dopo alcuni giorni, ricevette il battesimo nello Spirito Santo. In quel tempo, lavorava insieme a suo padre Mattia nella gestione di un bar a Posillipo (NA). Non perdeva mai l’occasione di evangelizzare, iniziando proprio dai suoi ex amici, con i quali aveva in passato condiviso ben altre esperienze mondane. Il fratello Aurelio Pagano, lo incoraggiò molto nel dedicarsi alla predicazione, infatti insieme con altri giovani, tenevano inizialmente riunioni nelle case, formando gruppi di credenti e poi sorgevano delle vere Comunità alla gloria del Signore, come Pompei, Villa dei Misteri, Boscoreale e Sarno. Nell’anno 1953, sposò la sorella Marra Giovanna nella chiesa di Napoli. La sorella Giovanna, aveva ricevuto fin dalla sua tenera età, insegnamenti da genitori consacrati al Signore. All’età di soli 16 anni, fu battezzata nello Spirito Santo, e serviva il Signore nella chiesa, suonando il pianoforte insieme al suo futuro marito che suonava il violino. I fratelli anziani responsabili della chiesa di Napoli, sentirono da parte del Signore d’inviare il f.llo Gennaro Basile in missione nella città di Reggio Calabria. Il fratello Basile unitamente a sua moglie, incoraggiati anche dagli anziani, e considerando questa proposta una risposta al desiderio del cuore e alle sue silenziose e private preghiere, con gioia diede la sua disponibilità nell’opera di Dio accettando l’incarico. Inizialmente il distacco dalla chiesa di Napoli e dalle rispettive famiglie numerose, fu un po’ duro, ma il fedele Padre celeste non faceva mancare il Suo aiuto, la Sua compagnia e le Sue benedizioni. Il Signore non mancò di benedire il ministerio del fratello Basile, infatti, vi furono anime salvate, alcuni battezzati nello Spirito Santo, e diversi che erano posseduti da demoni vennero liberati. Nell’anno 1957 la famiglia aumentò per la nascita di Maria. Dopo 6 mesi la piccola fu colpita da una grave infermità intestinale che le diverse cure mediche non riuscivano a sanare. I coniugi Basile assistevano al peggiorare delle condizioni della propria figlia, confidando unicamente nell’intervento divino. Gennaro trovandosi a Napoli in visita ai suoi genitori, presentò il bisogno della sua bambina alla chiesa di Napoli. I credenti pregarono il Signore che non tardò di manifestare la Sua potenza: infatti la sera stessa la piccola Maria fu guarita completamente.  Nel suo cuore però si faceva sempre più incessante il desiderio di frequentare l’Istituto Biblico Italiano a Roma, così partì nell’ottobre del 1957  per l’I.B.I. Ritornato dopo circa 3 mesi, riprese il suo impegno nella chiesa con più vigore ed entusiasmo, arricchito maggiormente dell’esperienza realizzata presso l’Istituto Biblico. Dopo alcuni anni fu trasferito nella zona della provincia di Napoli per prendersi cura della comunità di Torre Annunziata (NA) e dopo alcuni mesi anche quella di Boscoreale (NA) . Messosi subito al lavoro, il Signore non mancò di benedire la Sua opera. Dopo qualche anno si prese cura anche della chiesa di Sarno (SA) e della missione di Siano (SA). Fu eletto nel Comitato di Zona della Campania, impegnandosi a mantenere e consolidare i principi della fede, unitamente agli altri fratelli preposti. Nonostante i molteplici impegni nell’opera, insieme a sua moglie Gianna con l’aiuto del Signore, hanno educato i loro 5 figli nel timore di Dio. Le prove, le afflizioni, le infermità non sono mancate, ma avendo fondato la propria fede sulle verità della Parola di Dio e nella fedeltà del Padre celeste, con l’aiuto di Gesù il vero amico, tutte le difficoltà sono state superate. Il 16 gennaio 1995, il Signore chiamava nella Sua casa celeste il fratello Gennaro al riposo eterno, dopo aver combattuto e serbata la fede.

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