Testimonianze delle Sorelle

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Michela Cassese Dello Iacuo

“La Bibbia nella nostra casa portò nuova vita, un santo cambiamento e una meravigliosa speranza di fede”, sono le semplici parole che pronuncia la sorella Michela a chi gli chiede di parlargli della sua esperienza con il Signore. Nasce nel 1922 a S. Andrea di Conza (AV), paesino di poche migliaia di persone, dove ha trascorso la sua infanzia; figlia di Angelo il calzolaio, un uomo semplice e intelligente ma soprattutto molto religioso e desideroso di vivere rettamente, che ben presto iniziò a leggere la Bibbia. Forse era l’unico ad averne una copia, ad eccezione, naturalmente, del suo amico prete. Il papà leggendo la Bibbia ebbe forti dubbi per l’incoerenza esistente tra ciò che leggeva e quello che, invece, era insegnato e praticato nella sua amata chiesa. Dopo diversi tentativi falliti volti a chiarificare queste divergenze con il prete, nel 1928 abbandonò completamente la Chiesa Cattolica e da quel momento cominciò a leggere quel grosso libro “tutto segnato e sottolineato come un quaderno di appunti” in famiglia, prima con i figli, poi con i parenti ai quali aveva spiegato le sue perplessità, e a mano a mano il numero degli ascoltatori aumentò, fino al punto che, a volte, in casa non c’entravano tutti. Spesso, in questi incontri si parlava che Gesù poteva guarire, risuscitare i morti, operare miracoli, e tutti erano incuriositi perché non avevano mai sentito parlare di queste cose; per loro erano nuove, e a tale udire, su molti visi le lacrime scendevano liberamente e i cuori erano toccati; così si aspettava con ansia la sera per riunirsi di nuovo, intorno a quella semplice lettura biblica. Naturalmente di fronte a questa situazione il prete, insieme con altri amici di Angelo, si scagliò contro di lui, opponendosi, con ogni mezzo e forza, alla prosecuzione di tali riunioni e molti, che un tempo erano amici, diventarono nemici, ingiuriatori e persecutori di questi “improvvisati protestanti”. Finanche il fratello di Angelo: Andrea, gli fece una guerra spietata. Una notte, mentre questi era a letto, sentì una voce particolarmente soave, “angelica”, proveniente dal tetto della casa, che gli diceva di seguire la strada dei suoi fratelli perché era quella giusta; in quella stessa notte, prima dell’alba ritornò a casa del fratello che aveva maltrattato poche ore prima e s’inginocchiò sulla soglia della porta chiedendogli perdono e dichiarando di credere nel Signore. Dopo qualche tempo, dalla Chiesa Battista di Calitri (AV) arrivarono in paese dei fratelli a evangelizzare e organizzarono delle riunioni cristiane anche nella loro casa. Non avevano mai assistito a delle riunioni evangeliche; fu una bellissima scoperta vedere i libri dei cantici con i quali si cantavano all’unisono, poetiche espressioni di lode al Signore. E che dire delle belle preghiere e della predicazione della Parola di Dio che allargava il cuore con la verità che essa rappresenta e che confermava le loro “scoperte spirituali”. Poi arrivò il fratello Pace, che convertitosi all’Evangelo, fu incaricato dai fratelli di Calitri, di curare questo gruppo formatosi in casa e che presto divenne autonomo iniziando a desiderare e realizzare il dono del battesimo nello Spirito Santo. Rimasero soli ma uniti nella ricerca e nel resistere alle avversità anche quando, dovendosi riunire, erano costretti a radunarsi nelle masserie in aperta campagna per la “persecuzione paesana”. Nonostante ciò il Signore consolava i cuori visitandoli e confermando la Sua Parola con battesimi nello Spirito Santo, liberazioni ed esperienze genuine di salvezza. Adolescente, Michela Cassese Dello Iacuo chiese di fare il patto in acqua e fu battezzata in una vasca di zinco rimediata per l’occasione, adattandone una di solito adibita ad altre funzioni. Dopo qualche anno, si trasferì nella città di Caserta, dove poi si sposò e con il marito partecipò attivamente alla vita delle comunità di Caserta e S. Maria a Vico. Si trasferì poi a Napoli, dove ancora oggi, felice nella Verità e nella Speranza della Vita Eterna, testimonia che la Parola di Dio è stata ed è fonte di conforto in tutta la sua vita e per ogni suo giorno, godendo la fedeltà di Chi l’ha salvata nel tempo della sua giovinezza. Nella vedovanza come prima, fa da testimone che anche nell’oppressione e nella difficoltà c’è un luogo dove i paschi sono verdeggianti e le acque calme: i cortili del Buon Pastore che ha sempre la porta aperta e la Sua voce ripete “venite a me ed io darò riposo alle anime vostre”. Tutto grazie alla Parola di Dio fonte da cui scaturisce continuamente “il Bene” per l’uomo.

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Enza D’Aquino – Di Iorio

In ricordo di Enza D’Aquino Di Iorio. Nacque a a Scordia (CT) il 14 ottobre 1954. Era nipote di un pioniere della Pentecoste tra gli italiani d’America: Salvatore Manueli. Dopo la conversione, questi, sentì la chiamata divina a evangelizzare famiglia e amici in Italia a Scordia e dintorni, nella provincia catanese. Nel 1922, con l’incoraggiamento del pastore Luigi Francescon della Chiesa che frequentava in Chicago (USA), partì e ritornò più volte fino a stabilirsi definitivamente in Italia, perché un gran popolo accettò l’Evangelo attraverso il suo ministero. La mamma Giuseppina fu l’unica di una numerosa famiglia che rimase col padre in Italia, sposando Antonino D’Aquino; la loro casa era anche l’abitazione del Pastore che, rimasto vedovo, vi ospitava i numerosi pastori in visita e credenti. In quest’atmosfera cristiana e tutta protesa al servizio cristiano, Enza crebbe e appena adolescente fu salvata e battezzata nello Spirito Santo. Subito si impegnò a suonare con la fisarmonica e come monitrice della Scuola Domenicale, molte volte come collaboratrice al CCE Elim in Sicilia. In seguito a un appello a frequentare l’Istituto Biblico Italiano (IBI) delle ADI, sentì d’iscriversi e frequentò negli anni 1975 -1976, dove comprese il piano divino per la propria vita. Avvertì che il Signore la chiamava a servirLo più pienamente nel servizio cristiano e, sposatasi con Davide Di Iorio il 17 settembre 1977, condivise pienamente il ministero del marito nelle Chiese di Firenze e Prato (ottobre 1977 – febbraio 1979), Ascoli Piceno e Teramo (marzo 1979 – ottobre 1980), Reggio Calabria (novembre 1980- marzo 2010), Napoli (marzo 2010 a oggi). Madre di due figli: Ugo e Yleana, si sentì sempre impegnata come genitrice e in una collaborazione attiva nel servizio cristiano impegnandosi per il Regno di Dio. Nella Chiesa di Napoli fu impegnata come monitrice della Scuola Domenicale, Coordinatrice del numeroso gruppo “Pulizia del luogo di culto” e nuove attività iniziate come: la Riunione mensile di “Donne come Ester“, il “Gruppo Tabita” dedito a lavori pratici, collaborazione a un programma per Radioevangelo, l’attività di “Una luce nel quartiere” e l’assistenza bimbi nei culti. Nell’anno 2000 fu colpita da linfoma di No Hodgkin, un linfogranuloma maligno. Il Signore parlò al suo cuore facendogli capire che doveva passare per il fuoco promettendogli: “non ti brucerai”. Arresa alla volontà di Dio, fu provata risultando vittoriosa e vivendo altri 20 anni. A 66 anni il Signore l’ha voluta in Cielo richiamandola a se il 21 ottobre 2020. La rivedremo nella Gloria.

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Campoluongo Luisa

Il rione Sanità nel secondo dopoguerra era “governato” dai cosiddetti “guappi”, figure che non hanno nulla a che vedere con gli attuali camorristi. Il dominio territoriale era basato sulla “loro giustizia”, difendevano a modo loro la causa dei poveri, degli ignoranti e sistemavano faccende di rivoltelle facendo anche uso della forza se ci fosse stata necessità. Eduardo De Filippo in una sua commedia “Il Sindaco del rione Sanità” ci parla di uno di questi uomini: Antonio Barracano. In un intervista Eduardo disse: “Il protagonista della commedia trae spunto da un personaggio vero, si chiamava Luigi Campoluongo. Era un pezzo d’uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità, e lui andava. Questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri”. Eduardo parlava sempre con assoluto rispetto di questo personaggio, il quale si metteva sempre in prima fila a tutte le “prime” delle sue commedie e poi andava a salutarlo personalmente nel camerino. Di Campoluongo erano grandi amici Totò, De Sica, Nino Taranto ed altri, i quali ricevevano una protezione particolare ogni qual volta dovevano girare un film a Napoli. Di seguito la toccante testimonianza della figlia di Campoluongo, Luisa. “Nascere in una famiglia come la mia, significava attirarsi un profondo e sentito rispetto da parte di tutti gli abitanti della Sanità. La mia infanzia fu caratterizzata dalla presenza autoritaria di mio padre, con il quale si poteva parlare molto poco, aveva sempre ragione lui. Ricordo che da piccola un giorno misi un po’ di rossetto, quando mio padre se ne accorse mancò poco che non mi uccidesse. La sua forza  però era basata sempre sul suo modo di vedere la giustizia, ogni caso che esaminava dava sempre ragione a chi lui credeva avesse ragione. Anche se un cane aggrediva mia madre, e ciò sarebbe avvenuto in circostanze da dare ragione al cane, non c’erano scusanti: aveva ragione il cane!  Mio padre morì nel 1966. Io come lui avevo un carattere violento e ribelle, non avevo paura di niente e di nessuno, neanche se armato. Ero molto devota a San Vincenzo Ferreri, ma ciò che mi accadde fu molto particolare. Nel negozio di abbigliamento che avevo in Via Settembrini spesso ricevavamo la visita del fratello Luigi Aragione, il quale con zelo ed affetto ci parlava sempre di Gesù e del Suo amore. Con il mio carattere ribelle reagiva spesso molto male nei confronti del fratello al punto che gli dissi: “Ognuno si tenga il suo dio e basta!”. Mio marito, il fratello Gennaro Basile ora con il Signore, nel 1976 accettò Cristo nel suo cuore come personale Salvatore. Due anni dopo nel 78 mia figlia ebbe una grave malattia e l’intervento non dava grosse speranze di sopravvivenza. Io invocai Gesù con tutto il mio cuore ed Egli guarì il suo male. Il chirurgo alla fine dell’intervento le domandò: “Come si sta all’altro mondo? Tu eri praticamente morta!”. Risposi prontamente che Gesù aveva fatto il grande miracolo. Così da quel giorno frequentai la comunità di Materdei in Via Malaterra e il Signore mi salvò rendendomi una Sua figliuola. Gloria a Dio! Oggi a 78 anni sono testimone che Dio ha benedetto e guidato la mia vita e spero col cuore che tale meravigliosa esperienza possano realizzarla anche i miei figli e nipoti. Vi saluto tutti nell’amore del Signore.    

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Maria Giovanna De Matteis

Maria Giovanna De Matteis in Pagano (1906-1980)  Maria Giovanna De Matteis, più nota come “Giovannina”, nacque a Caserta nel 1906 da un’umile famig0lia d’agricoltori. Negli anni ’20 seguì i familiari che emigrarono negli Stati Uniti, precisamente a New York. In America realizzò la salvezza e la potenza dello Spirito Santo, ma quando i familiari decisero di tornare in Italia, ella non voleva, perché temeva di perdere quello che Dio le aveva donato. Nel 1923 tornarono in Italia, nel paesino di Ercole di Caserta, dove testimoniarono di Cristo e della Sua potenza liberatrice. Giovanna fu molto usata da Dio nei culti, dove nello spazio delle testimonianze, esponeva profondi pensieri dalla Sacra Scrittura. Maria Giovanna aveva ricevuto da Dio, uno spiccato dono per l’evangelizzazione. Spesso si recava anche fuori provincia per annunziare Cristo. Insieme con un’altra sorella visitò un paesino, San Giorgio a Liri (Frosinone) dove un gruppo di persone fu attratta dall’Evangelo e dalla bellissima voce di Maria Giovanna. Tra quelle persone c’era Elvira Ciacciarelli, futura consorte di Salvatore Anastasio. Nel 1932 la “sorella Giovannina” si unì in matrimonio con Aurelio Pagano, ed entrambi si adoperarono per la diffusione del messaggio dell’Evangelo, nella zona del napoletano. Nel periodo della persecuzione, con cinque figli a carico, i Pagano furono mandati al confino a Polia (Catanzaro). Il Signore anche in questa circostanza non mancò di stare vicino ai coniugi Pagano che, anche se lontani da casa, non esitarono di testimoniare di Cristo in quella zona. Maria Giovanna lascerà questa terra il 26 aprile del 1980, dopo aver servito fedelmente il suo Salvatore, che aveva amato profondamente. Ha lasciato una famiglia fedele a Cristo, ma soprattutto un esempio d’amore perseverante per le anime da condurre ai piedi di Gesù, unico Signore e Salvatore.

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Cristina Brancaccio

Cristina Brancaccio  (1895-1980) Cristina Avitabile, vedova Brancaccio nacque nel 1895 a Sarno. Le notizie biografiche su Cristina sono scarse. Si sa con certezza che era emigrata negli Stati Uniti, che era rimasta vedova e aveva un figlio residente a New York, di professione medico. Si convertì intorno agli anni ’20, in una delle chiese evangeliche della “little Italy” a Brooklyn, New York. Secondo la sua testimonianza era affetta da una grave malattia ma il Signore la guarì quando ella accettò l’Evangelo. Era una donna con un carattere originale ma piena di fede e con una disposizione naturale a parlare con tutti. Il suo desidero fu quello di testimoniare a tutti quelli che incontrava la liberazione, che Gesù poteva dare a tutti coloro che lo accettavano, da tutte le superstizioni e forme di idolatrie di cui ella stessa era schiava prima di convertirsi. Giunse in Italia verso il 1933, con lo scopo di evangelizzare nel suo paese natio. Ella aveva un modo di evangelizzare semplice ma efficace, perché furono tante le persone che si convertirono per la sua testimonianza. Aiutava chiunque fosse nel bisogno, privando se stessa di beni materiali dei quali, grazie al denaro che il figlio le mandava dall’America, poteva disporre. Le comunità di Sarno e Siano, come tanti altri credenti sparsi nella provincia di Napoli e Salerno, sono il risultato della sua opera evangelistica. Quando ormai ottuagenaria perse le forze fu accolta nella piccola casa di riposo evangelica “Betel” di Roma dove il Signore, che aveva servito ed amato la raccolse a Sé. Cristina Brancaccio, vera diaconessa in senso biblico, talvolta al limite dello stravagante, può essere considerata uno strumento usato da Dio per la conversione all’Evangelo di moltissime anime e deve essere ricordata come esempio di perseveranza e fedeltà.

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Maria Melluso

Nel 1946, da poco finita la guerra, ero vedova con tre bambini. Il mio lavoro dei guanti non si trovava, così dovetti andare come sfollata a vivere nel paese di Acierno in provincia di Salerno. Lì trovai lavoro presso una signora genovese, la quale mi maltrattava, ma dato che avevo grande bisogno di lavoro e per amore dei miei figli sopportavo ogni cosa. Un giorno tornai a Napoli dai miei familiari per chiedere un aiuto finanziario. Sin dalla mattina, quando presi la corriera, fioccava leggermente, ma al ritorno la neve raggiunse circa i 20 cm e fu impossibile per la corriera continuare il viaggio. Dovemmo scendere tutti e proseguire a piedi. Le persone del posto avevano tutte le scarpe con le punte di ferro così potevano camminare sulla neve, io con le scarpe normali non riuscivo a camminare, ad un certo punto scivolai e persi le scarpe nella neve. Dovetti camminare a piedi nudi ed in quel momento invocai il nome del Signore che tanto amo e dissi: “Gesù aiutami, i miei figli sono già orfani del padre, se muoio anch’io, saranno chiusi sicuramente in un colleggio. Se tu mi salvi da questo pericolo, io farò la tua volontà tutti i giorni della mia vita”. in quel momento sentii nel mio cuore una voce dolce e soave che mi disse: “Maria, ora che ti trovi nel bisogno mi chiedi aiuto, ma perché non mi hai accettato nel tuo cuore prima?”. In quel momento sentii una mano che mi spingeva a camminare sulla neve, sembrava che volassi. Ad un certo punto comparve un uomo che dopo alcuni minuti non ho vidi più. Poi ritornò indietro perché disse che aveva sentito una voce nel suo intimo che gli disse: “Che fai? La lasci morire?”. Così mi aiutò a camminare e mi portò a casa, dove le mie vicine mi aiutarono a riscaldare. Alcuni giorni dopo ho ripreso il mio lavoro di serva dalla signora genovese, la quale mi trattava sempre più male. Un giorno andai in camera mia a piangere e a pregare e proprio durante quel pianto, ve lo posso giurare, udii la dolce voce di Gesù che mi disse: “Maria, non piangere per te finirà”. Rimasi perplessa, smisi di piangere aspettando l’adempimento di quella promessa. Dopo 2 giorni una voce mi chiamava dal portone, era mia sorella Assunta Melluso Scarallo, la quale mi disse di ritornare a Napoli perché c’era del lavoro per me. Ricordandomi delle parole udite da Gesù, sono rimasta una fedele testimone dell’Evangelo. Tornata a Napoli ho accettato Gesù come mio personale Salvatore ed ho fatto il patto in acqua nel 1947. il Signore poi mi battezzò nello Spirito santo ed il Suo Spirito mi ha accompagnata in tutti questi anni. Ho visto tanti miracoli nella mia vita ed in quella dei miei fratelli in Cristo. Ho camminato con fedeltà e sincerità di cuore amando Gesù con tutta me stessa e mettendolo al primo posto. Ho amato i fratelli con sincerità e non mi sono mai stancata di parlare di Gesù, di evangelizzare, di portare anime ai suoi piedi, di pregare per gli ammalati e per quanti problemi avevano i miei fratelli e le mie sorelle. Posso dire di amare un Dio vivente che guarisce, salva e battezza, ancora oggi come 2000 anni fa. Di tutto ciò sono una testimone verace perché le ho sperimentate nella mia vita. Adesso non posso camminare facilmente perché ho 94 anni ma sono felice solo quando sto insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle, così possiamo salmeggiare insieme il nome del Signore che tanto mi ha amata.

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La famiglia Remoli – Palma

Tra i principali pionieri del Risveglio Pentecostale Italiano un posto di primo ordine lo merita sicuramente Michele Palma. Nato a Torremaggiore (Foggia) nel 1884. Nel 1909 emigrò a Chicago dove trovò lavoro come decoratore presso una grande ditta. Quivi conobbe Massimiliano Tosetto il quale gli annunciò il messaggio dell’Evangelo e lo invitò a partecipare ad una riunione di culto. Si convertì e nel 1912 il Signore lo battezzò nello Spirito Santo. Si unì in matrimonio con Caterina Gardella (1885-1958), una credente di grande spiritualità che fu la sua fedele collaboratrice nel ministero cristiano. Nel 1914 fu nominato anziano della Assemblea Cristiana di Chicago. Nel 1920 fu chiamato da Giuseppe P. Beretta come pastore della comunità di Syracuse New York della quale fu pastore per ben 38 anni. Ricoprì incarichi ufficiali nell’ambito del Movimento italo-americano. Nel 1928 lo troviamo in Italia a presiedere l’assemblea costitutiva del Movimento e nel 1948 per ristabilire i rapporti con le chiese italo-americane dopo il secondo conflitto mondiale. Grazie al lavoro che egli svolse insieme a Tosetto nacque anche l’innario con canti in italiano per tutti i credenti italiani nel mondo, l’attuale nostro “Inni di lode” è una versione aggiornata e ampliata di quella che fu pubblicata nel 1958 poco dopo la morte di Tosetto. Palma fu eletto sorvegliante della Chiesa Cristiana del Nord America. Morì il 10 ottobre 1963 nel giorno del suo 79° compleanno. Dal matrimonio di Michele e Caterina nacquero 8 figli: Lea, Alfredo, Eduardo, Eugenio, Leonardo, Lidia, Paolo ed Elena. Quattro figli dei coniugi Palma sono stati impegnati nel ministero cristiano: Alfredo (1914-1993), Eugenio e Paolo impegnati nel ministero pastorale e Lea nel lavoro missionario e nella scuola domenicale. Il giorno 18 luglio 2003 abbiamo avuto la bella opportunità di poter raccogliere le edificanti testimonianze dei coniugi Rinaldo Remoli e Lea Palma, ospiti del fratello Stefano D’Alessandro, per ministrare la Parola del Signore nelle chiese di Casalnuovo e di Pomogliano d’Arco (NA). Abbiamo chiesto alla sorella Lea, figlia di Michele Palma e Caterina Gardella, di raccontarci come arrivò in Italia la testimonianza Pentecostale, la stessa storia che raccontò al Palamaggiò di Caserta in occasione del 90° anniversario dalla nascita del Movimento Pentecostale. Ecco cosa ci ha detto: “Nel 1897 i fratelli si radunavano in una chiesa valdese e durante una preghiera il fratello Giuseppe Beretta cominciò a parlare in lingue sconosciute. Nessun fratello sapeva cosa fosse questa esperienza, così spaventati lo condussero d’urgenza in farmacia per trovare un farmaco per questa strana malattia. 10 anni dopo nel 1907 con la prima effusione di Spirito Santo in una chiesa italiana ricordarono l’evento e compresero il significato di quella esperienza. Beretta dopo l’esperienza della Pentecoste annunciò l’Evangelo ad est di Chicago, precisamente ad Holley New York. Quivi testimoniò ad un uomo il quale gli rispose: “Se ti metti ad arare la mia terra al posto dei buoi io ti crederò”. Beretta fece quel che chiedeva quest’uomo e il Signore lo salvò e in quella zona si svilupparono numerose chiese. Ttornato a Syracuse, Beretta trovò 8 italiani che si erano convertiti e  si radunavano nel locale di culto dei presbiteriani. Con grossi sacrifici i fratelli riuscirono a comprare dai presbiteriani il locale. Così Beretta si ricordò di mio padre a Chicago che aveva 35 anni e gli scrisse una lettera dove c’era scritto: “Vi fo sapere che il Signore nella Sua grande benignità qui in Syracuse ed in questi dintorni ha fatto un’opera meravigliosamente grande, avendo chiamato un grande popolo a se…a questa opera gia da lungo tempo tengo voi davanti, ed ora mi sento proprio sospinto di manifestarvi questa cosa”. In quel tempo la chiesa non aveva un solo anziano come oggi, ma quattro, ed erano: Ottolini, Menna, Francescon e Menconi. Mio padre fece la proposta agli anziani i quali pregarono per lui e nel 1919 si trasferì per curare la chiesa di Syracuse New York. Il Signore ha grandemente operato ed ancora oggi esiste tale comunità. A portare la testimonianza Pentecostale in Italia per primo fu Giacomo Lombardi. Egli senti la chiamata da parte del Signore ad andare in Italia, così prese tutti i suoi risparmi: 500 dollari e li diede agli anziani per prendersi cura della sua famiglia. Arrivò alla stazione e fece una preghiera dicendo “Signore tu sai che non ho denaro, se tu vuoi che vada in Italia ti prego mandami tu i soldi”. Mentre elevava questa preghiera un uomo gli si avvicinò e gli diede una busta con il denaro sufficiente per prendere il treno. Lo stesso miracolo avvenne prima di prendere la nave che lo avrebbe condotto a Napoli. A Napoli chiese un passaggio per Roma. Andò a casa di un amico Ignazio Rocchi e li fecero una riunione dove il Signore battezzò nello Spirito Santo i primi credenti in Italia. Passeggiando per Villa Borghese a Roma, Lombardi incontrò un uomo al quale gli disse di avere un messaggio da parte di Dio, quest’uomo che si chiamava Sforza gli rispose che non avrebbe mai cacciato un uomo che veniva a lui da parte del Signore, Lombardi gli annunciò la salvezza e questo signore accettò Cristo come personale Salvatore, poco dopo morì. Pian piano si costituì un nucleo di credenti e il resto della storia la conoscete bene tutti. Nel 1910 c’erano tre comunità pentecostali”. Dopo questa importante parentesi storica sulla testimonianza Pentecostale in Italia, possiamo passare alle testimonianze personali dei coniugi Remoli, il primo a raccontarci la sua testimonianza sarà il fratello Rinaldo: “Sono nato in una famiglia composta da 9 figli, 6 maschi e 3 femmine, originaria di Smerillo un piccolo comune in provincia di Ascoli Piceno che all’epoca contava circa una quarantina di abitanti. Mio fratello di ritorno dalla guerra in Abissinia, si trovò di fronte al problema della mancanza di lavoro e decise di trasferirsi a Roma. A Roma incontrò un credente che lo prese a lavorare con se come autista, la domenica lo invitò in chiesa al culto che si celebrava alle tre del pomeriggio. Durante il culto il Signore parlò al suo cuore ed Egli lo accettò come personale Salvatore. In seguito si fidanzò con la cognata del padrone. Al matrimonio andò mio padre, mia madre e i miei fratellini,

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